Federauto: 'Serve una seria pianificazione degli incentivi'

A dirlo il presidente, Adolfo De Stefani Cosentino. 'A rischio 70mila posti con calo reti distributive'

Redazione ANSA ROMA

"Una seria pianificazione di incentivi, coerente con gli obiettivi della transizione energetica, destinata a supportare lo svecchiamento del parco circolante, volta sia a vetture elettriche o ibride, sia ad auto nuove o usate euro 6. Un piano infrastrutturale in linea con la necessaria copertura territoriale, e con una potenzialità richiesta dagli obiettivi di incremento del parco circolante elettrico e ibrido". Sono alcune delle richieste avanzate al governo dal presidente di Federauto-Confcommercio Adolfo De Stefani Cosentino nel corso di una conferenza stampa. Federauto sottolinea la necessità del "supporto a un rapido sviluppo dei carburanti Lclf (Low carbon liquid fuels), per garantire un efficace contenimento delle emissioni nocive e accompagnare l'industria e il sistema distributivo in modo sostenibile nel percorso della transizione energetica". Federauto chiede anche "un impianto normativo per riequilibrare la posizione dominante delle case automobilistiche nei confronti del sistema distributivo, favorendo la massima competizione possibile a vantaggio del consumatore"; insieme a un "regime fiscale in linea con quello dei principali paesi comunitari, con piena detraibilità per le auto di uso professionale, aziendale e noleggio, Iva compresa, così come stabilito nel 2006 dalla Corte di giustizia europea". Federauto, ha spiegato De Stefani, è pronta a sedersi a un tavolo tecnico con il governo e con l'Autorità garante della concorrenza per affrontare questi temi.

La contrazione delle reti distributive comporterà la perdita di 60-70.000 posti di lavoro e impatterà profondamente sull'attuale contributo dell'auto al bilancio economico del Paese (3% del Pil nazionale; 5% del gettito fiscale). È l'allarme lanciato da Federauto nel corso di una conferenza stampa, dove è stato fatto il punto sul mercato automobilistico. Per la federazione dei concessionari c'è un problema di concorrenza, che deriva dalla volontà della maggioranza delle case automobilistiche di incrementare la propria marginalità, modificando i rapporti contrattuali con i propri concessionari ed entrando direttamente nel mercato B2C, ossia rivolgendosi al cliente finale attraverso la vendita online. Questo, sottolinea Federauto, "permetterà alle case di mettere fuori gioco i distributori, quindi i concessionari, per poi acquisire il controllo della domanda, con condizioni non più negoziabili". Il rischio evidenziato dalla federazione è "una crescente concentrazione della domanda nelle mani di un oligopolio di costruttori e un chiaro decremento della competizione. L'esatto contrario di ciò a cui tende il regolamento europeo. Per il consumatore questo significa una chiara tendenza alla rigidità dei prezzi e al loro aumento".

Per la transizione energetica nel settore dell'auto la sola offerta di prodotto non basta. Il parco circolante italiano è uno dei più vecchi d'Europa: 38,8 milioni di auto con un'età media di 11,8 anni, costituito per il 52,5% da auto ante Euro 5 (20,4 milioni) e per il 70,5% ante Euro 6 (27,4 milioni). Anche se il mercato dell'auto tornasse a livelli più o meno normali (1.700.000 unità all'anno), per sostituire l'attuale circolante inquinante occorrerebbero decenni. Lo segnala Federauto-Confcommercio nel corso di una conferenza stampa. Un altro ostacolo è il costo delle auto, il cui prezzo medio in Italia negli ultimi 10 anni è già cresciuto, al netto dell'inflazione, del 6% al di sopra del potere d'acquisto dei consumatori. Le auto elettriche o ibride, sottolinea Federauto, costano dal 25 al 30% più delle versioni equivalenti con motore tradizionale. Ma a limitare la diffusione della mobilità elettrica c'è anche il livello di sviluppo delle infrastrutture di ricarica. L'Italia, evidenzia Federauto, è in serio ritardo sia nella rete di bassa potenza (6a in Europa per numero di colonnine per 100 km), sia nella rete di ricarica veloce (Fast Charge) che costituisce il 9,7% della rete esistente, contro il 17,2% della media europea. In autostrada le colonnine di ricarica rapida sono appena 32. Secondo Federauto nel prossimo futuro i prezzi delle auto subiranno una tensione al rialzo, che ostacolerà la transizione energetica nel settore.

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