Società & Diritti

Basta leggere cattive notizie, il doomscrolling fa male

Bisogna ridurre le abbuffate online di informazione e spezzare il tunnel negativo che provoca ansia e insonnia

La lettura ossessiva delle notizie sui device: doomscrolling . foto iStock. © Ansa
  • di Alessandra Magliaro
  • 09 maggio 2021
  • 20:28

Accadeva già prima ma adesso certamente accade di più: siamo immersi, circondati, affogati di informazioni, ne siamo praticamente inseguiti
in tv, alla radio, sui giornali ma soprattutto ci raggiungono sui device che sono ormai un nostro prolungamento fisico:
la prima cosa che guardiamo la mattina e l'ultima prima di spegnere la luce la sera. notizie dai social, dalle email, dai messaggi, dal web sempre con noi.
Ma a parte la fatica di seguire tutto, c'è da dire che la grande parte di queste informazioni sono negative, finiscono con l'angosciarci. Parliamo di 'Doomscrolling'.
Non basta non aprire più i giornali che mettendole in fila in pagina danno un quadro del mondo davvero drammatico - dalla cronaca nera ai ghiacciai che si sciolgono, dai tagli ai posti di lavoro agli aumenti al supermercato, dall'ultima strage del pazzo mitradotato nella provincia americana al naufragio di poveri migranti - ci sembra tutto davvero troppo - le notizie, soprattutto se cattive, ce le ritroviamo ovunque e con la pandemia dilagano e così dall'infodemia, ossia dall'avere troppe informazioni a disposizione, quel troppo è l'effetto collaterale del web nostro sovrano, siamo passati al doomscrolling come si definisce sempre più sui social network e sui media, tanto da finire come voce sui dizionari americani, una tendenza relativamente nuova che con la pandemia si è molto accentuata, quella cioè di leggere ossessivamente notizie nel caso del Covid spesso drammatiche e tristi.
Doomscrolling è stata menzionata per la prima volta su Twitter nel 2018, ed è il termine, che descrive, in senso stretto lo scorrimento veloce delle informazioni dal mobile. Che si stia scorrendo il social media preferito, come Facebook, Twitter, Linkedin o Instagram, o semplicemente si stiano seguendo le notizie sul Web oppure consultando la fonte giornalistica preferita, si tratta sempre di doomscrolling. Quest’ultimo non è specifico di una piattaforma e le sue radici si estendono oltre il web o il digital e si riferiscono a cicli di notizie, trasmissioni e telegiornali in chiaro o in scuro, criptate o libere, via cavo o via satellite, 24 ore su 24, in un ciclo infinito. E’ l’attitudine verso queste informazioni – lato individui - che fa la differenza! il nostro osessivamente leggerle pur sapendo ch non sono positive ma tristi, scoraggianti o deprimenti. Il Los Angeles Times ha incluso il doomscrolling nel n nuovo lessico di parole nella nostra vita quotidiana in pandemia; e un giornalista del Times lo ha descritto come "un'eccessiva quantità di tempo, spesa sullo schermo del mobile e dedicata all'assorbimento delle notizie distopiche".

Complice anche il fatto che le distrazioni a causa dell'emergenza sanitaria sono ridotte, incollati agli schermi non sembriamo avere niente di meglio da fare che lasciarci così andare alla tristezza.
Questo può avere, inevitabilmente, dei risvolti negativi sul benessere mentale ma con alcune strategie e 'facendo pace' con fatto che viviamo in tempi di incertezza uscire da quello che è un vero e proprio tunnel negativo si può.
Parola di Bethany Teachman, professoressa di psicologia dell'Università della Virginia ed esperta nella gestione dell'ansia.
"Non c'è niente di sbagliato- spiega l'esperta- nel cercare di essere informati, ma quando una persona trascorre ore e ore a leggere storie negative, questo può dare un senso esagerato di minaccia e aumentare le sensazioni di pericolo e vulnerabilità"."Abbiamo enormi domande senza risposta in quasi tutte le sfere critiche della vita- aggiunge- con queste incognite arriva un naturale desiderio di risolvere l'incertezza, quindi cerchiamo informazioni.
C'è un lato sano nella ricerca, che ci aiuta a sapere quali precauzioni prendere durante questo periodo, soprattutto ricorrendo a fonti autentiche, sicure, certificate. Come anche quelle dell'ansa che ha attivato un sistema di certificazione ANSA CHECK tramite tecnologia Blockchain scelto da ANSA per controllare al meglio il flusso delle sue notizie, in modo che non possano essere utilizzate o divulgate in maniera poco veritiera e inappropriata, garantendo al lettore la massima qualità e affidabilità della fonte, quasi un bollino di sicurezza
Ma al di là della distinzione tra fake news e notizie certificate come quelle della nostra agenzia, è un dato di fatto che di cattive siamo pieni e cercare nell'oceano vasto dell'informazione quelle positive, storie a lieto fine, rappresentative di una parte di società che resiste, non si arrende e anzi cerca di migliorare il mondo è un'impresa.
Qual è la soluzione o comunque l'aiuto? Come sempre è un autoaiuto. Contro tutto questa angoscia e tristezza che ci prende, dobbiamo imparare a tollerare l'incertezza, a convivere con questo. Da questi mesi di pandemia proprio da lì viene una lezione di non dare per scontato quello che accadrà.
le persone vulnerabili all'ansia - praticamente ormai tutti noi - avranno una probabilità particolare di cadere in questo circolo 'vizioso' di non riucire a staccarsi dall'ossessione di leggere le informazioni pur sapendo che sono negativa. "L'ansia  - aggiunge l'esperta - è associata proprio ad un'attitudine a prestare maggiore attenzione alle informazioni negative".
Per contrastare l'eccesso di ansia e preoccupazione generato da questo comportamento si deve innanzitutto uscire "allo scoperto', dicono gli esperti, tracciando il tempo trascorso online e le ripercussioni sull'umore, il sonno e i livelli di ansia. Poi limitarsi, scegliendo magari di trascorrere online menp tempo, particolarmente la sera, un momento in cui navigare sul web, aggiornarsi sui social, potrebbe incidere negativamente sul sonno
Operare insomma una resistenza digitale come Andrea Daniele Signorelli la definisce nel recente libro Technosapiens , le forme di contrasto al burnout collettivo del nostro sistema operativo, ossia il cervello.

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