Società & Diritti

Cambiare il linguaggio per abbattere il sessismo sulle donne. L'alfabetizzazione culturale è la strada per la parità

Hella Network, la coscienza collettiva è sensibile, i giornali e i media molto meno

Annual Women's March rally in Amsterdam © EPA
  • di Alessandra Magliaro
  • 08 marzo 2021
  • 10:18

Cambiare il linguaggio, evitando il reiterarsi di stereotipi anche nella lingua, può contribuire al cambiamento culturale per una società inclusiva e abbattere ogni forma di sessismo. La società per certi versi è matura, molto più sensibile di prima, tanti sono i segnali in questo senso, ma sebbene l’italiano sia una lingua ricca di vocaboli, non sono molti i termini che si possono utilizzare per indicare i comportamenti sessisti e gli stessi media sono molto spesso fuorvianti, nei titoli, nelle etichette, nelle definizioni. E' una vera e propria alfabetizzazione culturale, che deve cominciare sin da bambini, dalla scuola quella che permetterà la parità di genere, un cambiamento che deve iniziare fin dalla scuola dell’infanzia, spiegando ai bambini che siamo diversi ma, come esseri umani, assolutamente uguali.
"La coscienza collettiva si è evoluta - osservano ad ANSA LIFESTYLE - Flavia Brevi e Ella Marciello, le pubblicitarie che un anno fa hanno dato vita ad un gruppo facebook seguitissimo, Hella Network che raccogliendo osservazioni rilancia puntualmente gli orrori dei media su questi argomenti e non solo, diventando pungolo per migliorarli. Siamo professioniste e professionisti che lavorano nella pubblicità, nel marketing, nell’editoria e nel giornalismo. Nei nostri diversi ambiti chiediamo la parità, anche con i fatti. Il nostro motto è: "La comunicazione è figlia della società in cui nasce, ma può mostrarle come essere migliore. La discriminazione è lampante quando ci troviamo di fronte alle statistiche sulla disparità salariale o sulle tipologie di contratti che vengono offerti a uomini e donne. Ma quando si nasconde nel quotidiano del nostro linguaggio? La prima regola per evitare il sessismo è (ri)conoscerlo".
Il cambiamento sociale, proseguono Brevi e Marciello che hanno partecipato il 4 e 5 marzo al WeWorld Festival Edizione Speciale, "è in atto ed è inarrestabile, c'è una nuova sensibilità soprattutto nelle giovani generazioni, tanti sono i gruppi di attivismo social. Parallelamente a questo vediamo invece un problema di narrazione della violenza di genere proprio nei media che si suppone abbiamo più strumenti di persone che non fanno comunicazione". Proprio per riconoscere il sessismo e combatterlo hanno lanciato una campagna su Facebook per far riflettere su frasi e comportamenti sessisti sui luoghi di lavoro.

Ecco alcune espressioni inglesi che indicano gesti sessisti, ma di cui non esiste un equivalente italiano, approfondendo anche i neologismi comparsi in altre lingue europee. In occasione della  Festa della Donna l'8 marzo 2021, la app Babbel ha raccolto alcune espressioni inglesi che indicano gesti sessisti, ma di cui non esiste un equivalente italiano, approfondendo anche i neologismi comparsi in altre lingue europee.
Hepeating (he = lui + repeating = ripetere)
Il termine “hepeating” viene usato per indicare un comportamento sessista che potrebbe manifestarsi soprattutto negli ambienti lavorativi. Ci si riferisce infatti alle circostanze in cui un uomo ripete la stessa idea o un’argomentazione già esposta precedentemente da una donna. Tuttavia, mentre la donna era stata ignorata, il contributo dell’uomo viene accolto con entusiasmo.
Slut-shaming (slut = sgualdrina + shaming = far vergognare in pubblico)
L’atto di giudicare una donna dal punto di vista sessuale dandole della “poco di buono” a causa delle sue abitudini è il perfetto esempio di “slut-shaming”. Questo modo di fare viene messo in atto quando una donna rompe alcuni tabù, non ha paura di vivere appieno la propria vita sessuale e ne parla liberamente.
Manshush (man = uomo + hush = azzittire)
Si parla di “manshush” quando un uomo prova a zittire una donna perché si sente minacciato da ciò che questa sta dicendo. Succede soprattutto quando un uomo è consapevole di avere torto, ma non vuole ammetterlo.
Manologue (man = uomo + monologue = monologo)
Quando insistono nel fare una predica indesiderata su un determinato argomento, senza una vera motivazione, ma solo con l’intenzione di pavoneggiarsi e accentrare l’attenzione.
Gaslighting (dal film del 1944 “Gaslight”, noto in Italia con il titolo “Angoscia”)
Con “gaslighting” si fa riferimento ad una forma di manipolazione psicologica che porta una persona a dubitare della propria percezione, o del proprio giudizio. Ad esempio, nel film da cui è nato il termine, un uomo manipola sua moglie così tanto che lei pensa di aver perso la testa. Sebbene anche gli uomini possano essere vittime di questa tecnica di destabilizzazione, sono più spesso le donne a sentirsi dire frasi come “sei pazza”, “ti stai sbagliando” o “te lo sei sognato”.
Manspreading (man = uomo + spreading = espandersi)
Il “manspreading” indica la tendenza più o meno inconscia che porta gli uomini ad occupare più spazio di quello che gli spetterebbe sui mezzi pubblici, sedendosi a gambe divaricate e invadendo lo spazio delle persone sedute accanto.
Manterrupting (man = uomo + interrupting = interrompere)
Come si può ben capire dalla composizione di questa parola, essa descrive l’atteggiamento arrogante di un uomo che interrompe una donna mentre sta parlando, senza lasciarle finire il discorso. In molti casi, il “manterrupting” si trasforma in “mansplaining”.
Mansplaining (man = uomo + explaining = spiegare)
Indica l’atteggiamento presuntuoso di alcuni uomini che, screditando la conoscenza femminile, interrompono una donna per spiegarle un determinato argomento, anche quando è la donna stessa ad essere esperta in materia. Si parla di “mansplaining” anche quando gli uomini spiegano alle donne argomenti molto ovvi, dando per scontato che loro non riescano a capirli.
Catcalling (cat = gatto + calling = chiamare)
Con “catcalling” si indicano gli apprezzamenti fatti a una donna per strada da parte degli uomini ma che, in realtà, risultano essere tutto tranne che dei veri complimenti. Fischi o frasi come "ciao bella" e "esci con me stasera?" sono infatti molestie verbali che rientrano nella categoria dello “street harassment”, ovvero le molestie da strada.
E nel resto d’Europa?
Oltre all’inglese, anche altre lingue stanno introducendo neologismi legati alle abitudini sessiste. Ad esempio, in Spagna il “mansplaining” viene chiamato “machoexplicación”, mentre con “revictimizar” si indicano le situazioni in cui le donne vittime di violenza vengono accusate di avere provocato l’aggressore attraverso atteggiamenti, parole o vestiti. Una circostanza che in inglese viene definita “victim-blaming” (victim = vittima + blaming = incolpare) e che in tedesco si traduce “opferbeschuldigung”. Nasce dal modo in cui il pubblico tende a reagire ad alcuni fatti di cronaca, può riguardare anche gli uomini ed ha trovato spazio anche nel vocabolario italiano, attraverso l’espressione “colpevolizzazione delle vittima”. Rimanendo in Germania, l’equivalente di “revenge porn” (revenge = vendetta + porn = porno) è “racheporn”, mentre in Portogallo si dice “pornografia de vingança”. Consiste nella diffusione di foto e video intimi all’insaputa della persona che vi compare, vittima di una violazione della propria privacy e intimità. Anche questa condotta è entrata nel linguaggio italiano con il termine “pornovendetta”.

  • di Alessandra Magliaro
  • 08 marzo 2021
  • 10:18

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