Società & Diritti

Coronavirus, preoccupazione e senso civico, il paese si scopre unito

Nielsen, 88% ipotizza oltre 2 mesi per uscirne a livello globale

Coronavirus: Roma, applausi da finestre per medici e infermieri © ANSA
  • di Alessandra Magliaro
  • ROMA
  • 14 marzo 2020
  • 16:34

Gli applausi a finestre aperte ai medici e infermieri eroi, gli assolo musicali dai balconi, i concerti improvvisati nei terrazzi, le bandiere italiane alle finestre, i disegni con l'arcobaleno 'andrà tutto bene' che ogni bambino sta facendo in casa. Il Paese costretto a paesaggi urbani spettrali, con le vie deserte, pochissimi passanti in giro per le urgenze, affaccendato in casa tra lezioni scolastiche a distanza, fitness on line, pulizie di primavera anticipate, forno a tutto andare, si ritrova unito con una rete web sempre attiva, le chat che fanno passaparola di flashmob patriottici (oltre che di satira 24 ore su 24), i siti d'informazione sempre aggiornati, i portali del Governo consultati come mai prima e la tv accesa per saperne di più. Restiamo a casa ma vivi e attivi.
    La survey condotta da Nielsen Global Connect in Italia con l'obiettivo di verificare l'effettivo impatto del COVID-19 fa il punto sul 'sentiment' degli italiani. Viene fuori dalle statistiche che siamo preoccupati anche se disposti ai sacrifici ma che l'88% di noi ipotizza un orizzonte temporale superiore ai 2 mesi per il rientro su scala globale. Quanto all'Italia siamo più ottimisti, almeno il 37% è fiducioso del fatto che basteranno le prossime 4 settimane per tornare alla normalità nello Stivale. Le misure restrittive del Dpcm dell'8 marzo hanno trovato tra gli italiani un atteggiamento di condivisione e adesione ai provvedimenti adottati, e ben il 58% della popolazione ritiene i provvedimenti governativi corretti e solo il 5% li ritiene esagerati. Il 73% giudica inoltre blandi quelli finora intrapresi dagli altri Paesi.
    La quasi totalità degli italiani (98%) si informa almeno una volta al giorno sulla situazione sanitaria, un dato in linea con quanto rilevato nelle ultime tre settimane, mentre cresce chi si informa attivamente più di una volta al dì, +18% rispetto alla settimana scorsa. Al contempo, se appena due settimane fa solo il 17% si dichiarava preoccupato riguardo all'emergenza e una settimana fa lo era il 25%, adesso è il 58% degli italiani a dichiararsi in stato di preoccupazione.
    Le apprensioni crescono soprattutto al Nord Ovest (57%, +37%) che ora sono in linea con la media nazionale. Il Sud (64%) e in particolare la Campania (66%) si confermano le aree con maggior numero di italiani preoccupati. Per quanto riguarda le fonti informative, i notiziari/programmi TV restano il principale veicolo di informazione sul Coronavirus (80%) e cresce la consultazione come fonte dei siti istituzionali: li consulta il 48%, +13% rispetto a due settimane fa). Segno che "gli italiani stanno dando fiducia alle Istituzioni - dichiara Stefano Cini, Marketing Analytics Director di Nielsen Global Connect in Italia - Dalle nostre rilevazioni emerge un popolo con senso civico e capacità di sacrificio, sia in termini di vita sociale, sia in termini di adozione di precauzioni ulteriori quando si deve uscire per cause di forza maggiore. Anche l'aumento di quanti si affidano alle fonti informative istituzionali è un dato molto positivo, che dà risalto alla rinnovata unità del nostro popolo, ma sottolinea anche il fatto che le ultime disposizioni governative trovano convinti e concordi sempre più cittadini." La quarantena ufficiale impatta in maniera significativa l'adozione di tutte le principali contromisure per evitare il contagio. Al primo posto resta sempre lavarsi le mani frequentemente (90%), ma gran parte degli italiani dimostra anche di aver recepito le misure di limitazione della socialità: l'88% evita luoghi pubblici e affollati (+32% rispetto alla scorsa settimana), il 72% evita di viaggiare (+37%) e il 69% evita l'uso di mezzi pubblici (+31%). Continua a crescere anche l'adozione di misure di "protezione" di sé e degli altri come l'utilizzo di disinfettanti (65%) e coprirsi la bocca con fazzoletti dopo tosse/starnuti (65%). Seppure in crescita, l'utilizzo di mascherine è ancora limitato a meno di 1 italiano su 4 (24%, +19%).
    Lo stile di vita degli italiani è ovviamente cambiato: il lavoro (29%, +16%), il reddito (24%, +14%) e l'istruzione educazione (19%, +8%) gli ambiti che rischiano più impatti.
    Aumenta poi molto la fruizione di contenuti video sia in televisione (55%, +26% rispetto alla scorsa settimana) che su piattaforme online (41%, +22%).
    A livello di spesa alimentare, sale la percentuale di coloro che dichiarano di aver ridotto la frequenza di visita nei supermercati (40%, +26%), negozi di alimentari (38%, +25%) e mercati rionali (63%, +36%), ma allo stesso tempo aumenta la propensione a fare scorte di (28%, +12%). (ANSA).
   

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