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Pazzi per i podcast, anche divi e vip in America si lanciano

Dopo i Sussex ci provano Paris Hilton, Rob Lowe, Demi Moore

Paris Hilton visits Lviv © EPA
  • di Alessandra Baldini
  • NEW YORK
  • 12 febbraio 2021
  • 18:26

Non ci sono solo i Sussex: in tempi di Covid divi e vip impazziscono per i podcast. L'ultima celebrita' a salire a bordo al nuovo trend e' stata Paris Hilton, 39enne influencer anzitempo che all'inizio dei 2000 ha preparato la strada alla cultura dei social e della reality tv. "La voce e l'audio siano la nuova frontiera", ha detto l'ereditiera di "The Simple Life", presentando al "New York Times" il nuovo show che debuttera' il 22 febbraio su iHeartMedia, il gigante della radio diventato uno dei piu' grandi distributori di podcast con oltre 750 show scaricati ogni settimana oltre 250 milioni di volte.
    "This Is Paris" e' mirato agli oltre 40 milioni di seguaci della Hilton: offrira' un mix di contenuti personali e conversazioni con famiglia, amici ed altri vip. Paris e' parte di un boom di podcast di celebrita' da quando e' scattato il "tutti a casa" del Coronavirus. Non ci sono solo Harry e Meghan, che hanno adottato il format per fare gli auguri di Capodanno con un collage di interviste postato su Spotify, la stessa piattaforma per cui in gennaio ha firmato la regista Ava DuVernay.
    Su "Literally! Rob Lowe" l'attore di "West Wing" e "Parks and Recreation" chiacchiera settimanalmente con amici famosi tra cui Alec Baldwin, Chelsea Handler, Gwyneth Paltrow e Lisa Kudrow.
    Demi Moore ha contribuito a creare "Dirty Diana", una podcast erotica in cui lei e altri attori leggono racconti a base di sesso, mentre Jamie Lee Curtis di "Halloween" e "True Lies" ha prodotto e interpreta "Letters from Camp", un audio-show pensato per bambini in streaming sulla piattaforma di Amazon Audible.
    Un nome famoso e' di grande appeal: show come quelli di Jason Bateman, Anna Faris e Bill Burr appaiono regolarmente sulle top 50 di Apple. Il gigante della "mela col morso" non ha ancora lanciato un suo servizio di podcast ma ci starebbe pensando sul serio. Registrando il trend il "New York Times" giudica strano (ma solo in apparenza) che celebrita' come la Hilton e Low abbiano scelto un formato per cui il loro aspetto fisico, centrale al successo del loro brand, e' irrilevante. In realta' i podcast offrono vantaggi quando molti attori sono forzatamente a casa a causa della pandemia. "Registriamo e via. Il giorno dopo e' nelle vostre orecchie", ha detto a "Vanity Fair" Adam DeVine, l'attore e co-host di "This is Important".
    Dulcis in fundo: i podcast pagano bene. Una celebrita' puo' incassare da uno a tre milioni di dollari per tenerne a battesimo una senza copione, mentre podcast sceneggiate fanno guadagnare meno all'inizio, ma hanno il potenziale di diventare qualcosa di piu': e' successo a "Dirty Diana" della Moore, di cui Amazon ha acquistato i diritti per farne una serie.
   

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