Moda

Il nuovo boom della moda vintage e le app che guidano il trend dell'usato

Vinted e Depop i marketplace più in voga. Ecco i consigli per districarsi

negozio vintage . foto iStock. © Ansa
  • di Alessandra Magliaro
  • 13 febbraio 2021
  • 17:15

Tutto il second hand - dalle automobili ai mobili - sta vivendo, come sempre in tempi di crisi economica, una grande rinascita. Ci si disfa di cose non più utili e si compra quello che serve a prezzi ridotti. Secondo l'ultima ricerca BVA Doxa per Subito su La Second Hand ai tempi di Covid-19 ben 7 italiani su 10 hanno scelto la compravendita di usato, da marzo ad oggi. Se per molti era già un’abitudine (39%), la second hand è stata scelta in questi mesi di incertezza come opportunità di risparmio o di guadagno, e si è diffusa grazie a una maggiore consapevolezza del valore delle cose e a una riconsiderazione delle proprie priorità.
Per la moda poi è un vero boom. Il vintage è una costante da anni, con negozi e mercatini che propongono ai nuovi consumatori capi d'epoca ma mai come nel 2020 e 2021 è di grande tendenza la compravendita di abiti usati non necessariamente vintage ossia, per usare un termine molto in uso, pre-owned Innanzitutto precisiamo: secondo il Vocabolario Treccani, la parola vintage deriva dal francese vendange (vendemmia), che a sua volta viene dal termine latino vindemia e, infatti, questo termine si utilizza in enologia per identificare in modo generico i vini d’annata di pregio, dunque per estensione nell'abbigliamento 'vintage' è riferito a capi di pregio, identificativi di uno stile d'epoca, di almeno 20 anni prima e può essere di grandi firme o sartoriale o no.
Accanto alla curiosità per capi d'epoca e capi che hanno fatto l'epoca la grande spinta all'usato deriva da ulteriori elementi: la crisi economica che ci fa essere cauti negli acquisti e l'impatto delle nuove tecnologie sulla moda. Se prima infatti si andava per negozi e mercatini a scoprire pezzi interessanti di moda passata ora c'è una grande facilità con il web. La moda usata e vintage è diventata instagrammabile e molte sono le app che guidano la tendenza e fanno incontrare venditori e acquirenti sul nuovo mercato nato nel web: una facilità di compra/vendita che prima non c'era e che sta trascinando il mercato. Si aggiunga la consapevolezza, che il target più giovane ha ben presente, del valore aggiuntivo della moda usata: ossia la ri-circolazione di un capo, in un'ottica di sharing economy anti spreco che è una esigenza ormai molto radicata in tutti noi. Ci si rinnova il guardaroba con poco e con l'idea di indossare un capo vissuto e con una storia, anche questo è affascinante, come pure viceversa l'idea di far trovare nuove case alle tue vecchie cose. Usato e vintage è trendy persino tra chi potrebbe permettersi altro, a dimostrazione che è diventata un'inclinazione dell'animo e uno stile di vita. In una recente intervista a Vogue Uk Angelina Jolie ha confessato il suo amore per i pezzi antichi e ha condiviso alcuni dei suoi preziosi pezzi per le foto sulla rivista. "Investo in pezzi di qualità e poi li indosso fino alla morte. Stivali, un cappotto preferito, una borsa preferita, non cambio le cose spesso. Godersi i tuoi pezzi vintage, se li hai, e riscoprire alcuni negozi vintage sembra parte della strada da percorrere per la sostenibiità", ha detto la super star hollywoodiana.
La personal shopper Cristiana d’Anna, coinvolta dal portale ProntoPro.it,  racconta la tendenza: “Sono sempre di più i clienti che chiedono il mio supporto per adattare il proprio guardaroba ad un vero e proprio cambiamento interiore, una nuova consapevolezza personale - racconta Cristiana - sono soprattutto alla ricerca di consigli che rendano il proprio look unico e personalizzato”. Il mondo del vintage si presta particolarmente a questo obiettivo, ed ecco quindi che piattaforme internazionali come Vestiaire Collective e Depop, ma anche portali italiani come Vinted e Lampoo, hanno visto aumentare vertiginosamente il numero di utenti iscritti. Ma come districarsi in questo mercato?
Ecco alcuni consigli per trarre il massimo dagli acquisti second hand.

Via libera agli accessori
Comprare abbigliamento vintage può essere un po’ complicato per chi è alle prime armi in questo mondo. Il consiglio è di iniziare dagli accessori come borse, foulard e, perchè no, anche qualche calzatura. Allenerete così l’occhio alla scelta del look più adatto alla vostra personalità.
Punta ai capi evergreen
Tubino nero, trench, camicia bianca, un jeans dal taglio anni ‘90, e ancora un blazer o un maglione in cashmere sono i capi che non possono mancare in nessun guardaroba, per i primi acquisti second hand può aiutare focalizzarsi su questi evergreen.
Attenzione alla scelta della taglia
Un consiglio che può sembrare scontato, ma nel caso del vintage non è affatto un dettaglio banale. Le taglie di venti o trent’anni fa sono molto diverse da quelle proposte al giorno d’oggi dai brand di moda, se riuscite a recarvi in uno dei tanti negozietti second hand che stanno sorgendo nelle città italiane provate i capi con attenzione, se acquistate online verificate anche le misure in centimetri che vengono spesso fornite per vita, fianchi e lunghezza maniche o gamba per i pantaloni.
Parole d’ordine: personalizzazione e creatività
Può capitare di innamorarsi di un capo vintage che non ci calza proprio a pennello, al quale si sono allentate delle cuciture o manca un bottone. Non rinunciate all’acquisto, ma sistematelo in modo creativo, anche con il supporto di una sarta, se non siete molto esperte nel taglio e cucito. Può essere l’occasione per un’ulteriore personalizzazione!
Una scelta a supporto dell’ambiente
Lo shopping a volte porta con sé qualche senso di colpa, cerchiamo di definire un budget prima di lanciarci nel tour dei nostri negozi preferiti, per scongiurare acquisti compulsivi. Il mondo del second hand ci permette di tornare a casa con qualche capo in più, grazie ai prezzi più contenuti, e di dare una mano all’ambiente: allungare la vita di una giacca o di un pantalone evita che si trasformino in rifiuti, spesso difficilmente smaltibili.

Ecco le tre app del momento:

VINTED: app per vendere e comprare vestiti di seconda mano a livello internazionale in Italia e in Francia. Con Vinted si ha la possibilità di vendere più velocemente proprio perché la spedizione è a carico dell'acquirente e la trasfusione di denaro sul proprio conto bancario è diretta nel momento di ritiro del pacco. L'unica con zero costi di commissione per chi vende.

DEPOP: è un marketplace a portata di mano che permette di vendere oggetti e vestiti di seconda mano a livello internazionale. Essendo un'applicazione meno nuova è più conosciuta e ciò permette di avere più possibilità di vendita, nonostante le commissioni di spedizione siano a carico di chi vende.

SUBITO: Non solo vestiti ma second-hand per liberarsi di oggetti di tecnologia/mobili/auto/case/appartamenti/offerte di lavoro/arredamento/animali e qualsiasi prodotto che non si utilizza più. Da la possibilità di vendere in tutta Italia ed è facile da utilizzare per chiunque. La spedizione è a carico di chi vende come per Depop. 

Non sono le uniche (eBay ha di tutto ed è tra i più noti): ecco da conoscere altri siti/app  orientate al pre-owned di firma e di lusso sono Farfetch Second Life, Vestiaire Collective, Object Limited, Poshmark, Rebag (centrato su borse, accessori, orologi), The RealReal.

Su Subito il tema dell'usato è esploso , la  piattaforma ha visto una crescita importante, in particolare da giugno a dicembre 2020, con un +14,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se per molti italiani comprare e vendere usato era già un’abitudine (39%), l’avvento del Covid-19 e i suoi effetti sulla vita quotidiana durante tutto il 2020 sono stati una leva di cambiamento anche per gli acquisti, tanto che la second hand è stata introdotta come nuova abitudine anche per il futuro dal 67% degli italiani. Per molti, inoltre, l’usato ha significato risparmiare in un momento di incertezza economica sia vendendo oggetti e articoli di cui non avevano più bisogno (28%), sia comprando usato invece del nuovo (33%), confermando il ruolo di economia partecipativa che genera e ridistribuisce ricchezza insito nella second hand.

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