Moda

L'Italia della moda vale 71,7 miliardi, 80 mld nel 2021

Studio Mediobanca e Prometeia, su 2020 pesa il coronavirus. Prima tra gli italiani Prada (3,1 miliardi), al 14/o posto

Prada - Runway - Milan Fashion Week Men's F/W 2020/21 © EPA
  • (di Claudia Tomatis)
  • MILANO
  • 14 febbraio 2020
  • 18:16

In Italia la moda vale 71,7 miliardi di euro (nel 2018, +22,5% sul 2014 e +3,4% sul 2017), con peso crescente sul Pil (1,2% contro l'1,1% 2014) e la prospettiva di 80 miliardi nel 2021. Dati e stime sono dell'Area studi Mediobanca sul sistema moda con un approfondimento Prometeia, considerate 173 aziende italiane con fatturato 2018 oltre 100 milioni e i 46 principali gruppi europei con fatturato sopra 900 milioni. Una crescita "che non verrà fermata dal coronavirus - afferma Alessandra Lanza, senior partner Prometeia - che porterà un primo trimestre 2020 faticoso e verosimilmente anche un primo semestre". Concorda il ceo di Twinset, Alessandro Varisco, che aggiunge: "Si parla di impatto sulle vendite, ma può averlo anche sulla produzione". E il presidente e ceo di Herno, Claudio Marenzi osserva: "Ci farà riflettere sul fatto che la crescita non sia l'unico driver del business".
    Se la sostenibilità sarà un parametro per attirare i consumatori di domani e gli imprenditori prevedono ormai i costi ex ante della responsabilità sociale nel conto economico, come evidenziato da Gabriele Barbaresco, direttore dell'Area studi Mediobanca, c'è chi sottolinea come ci sia ancora strada da percorrere. "Ad oggi non ho un cliente disposto a pagare la sostenibilità" dice Ercole Botto Paola, ceo Successori Reda e presidente Milano Unica. Nel futuro i protagonisti vedono inoltre un rischio per i mestieri come i modellisti, senza cui gli stilisti perdono il loro valore. "Per questo stiamo collaborando con le scuole" spiega Marco Marchi, amministratore unico Eccellenze Italiane.
    Le previsioni di crescita a 80 miliardi a chiusura del triennio 2019-2021 vedono determinanti visibilità e reputazione web: i 559 brand delle 173 aziende analizzate vengono cercati online circa 300 milioni di volte al mese, con 57 brand che superano il milione ciascuno. I dati 2018 rivelano utili di 3,7 miliardi (+25,2% sul 2014) e sono le quotate con la maggioranza di una famiglia a registrare l'ebit margin migliore (13,4%) e più propense all'export (86,1% fatturato dall'estero). Spicca l'abbigliamento (42,6% ricavi aggregati), seguito da pelletteria (23,1%) e occhialeria (15,6%). Sono 15 le quotate e determinano il 29% del fatturato aggregato. Cresciuta l'occupazione: 45.300 nuovi addetti (+14,1% sul 2014 e +1,7% sul 2017), per un totale di 366.000 unità nel 2018. Dall'analisi della varietà di genere nei board emerge poi una correlazione: nelle aziende dinamiche, quelle con ebit margin e tasso di crescita del fatturato superiore alla media del panel analizzato, il 22% dei consiglieri è donna, a fronte del 17,9%.
    I 46 grandi gruppi europei hanno fatturato 251,5 miliardi (+33,6% sul 2014 e +6,3% sul 2017) nel 2018. Prima tra gli italiani Prada (3,1 miliardi), al 14/o posto. In generale, i big 14 italiani crescono a un ritmo annuo medio inferiore (+0,9% rispetto al +8,2%), però hanno una capitalizzazione maggiore.
    Anche a livello europeo le quotate (27 su 46) hanno un impatto decisivo: determinano l'83,3% del fatturato aggregato, sono più redditizie e crescono più velocemente (+39,7% contro il +6,4% nel 2014-2018). 
   

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