Moda

Moda fluida, a New York collezioni 'non conformi' al genere

Nè maschile nè femminile, arrivano le etichette non binarie

Sfilata KA WA KEY © Ansa
  • di Patrizia Vacalebri
  • 04 febbraio 2020
  • 23:28

Lui sfila con il corsetto steccato color carne e i pantaloni in tela tagliati sotto il ginocchio con le scritte in rosso: oppure porta il kimono, la cappa di piumino e i mocassini con fiocco. What is a man, Cos'è un uomo, non è una domanda ma un'affermazione, è la risposta-dimostrazione data sulle passerelle di New York con la sfilata dell'ultima collezione di moda agender del marchio Official Rebrand, che segna il debutto nel calendario ufficiale della fashion week al New York Men's Day. Il designer si definisce "non binario", ossia nè maschile nè femminile, il suo cast di modelli è prevalentemente "non conforme al genere": la collezione dello stilista Mi Leggett conferma che la fluidità di genere nella moda è un trend decisamente emergente, per quanto di nicchia ma con un suo pubblico crescente e spendaccione, tanto che entra di diritto nella NYFW, che giusto un anno fa nel febbraio 2019 aveva ospitato la prima collezione 'no gender' in una settimana della moda. Era  'No Sesso', una creazione della designer transessuale di Los Angeles Pierre Davis.
La moda, pioniera di nuove tendenze sociali, vira sull'inclusività. Sulle stesse passerelle c'è anche l'ultima collezione agender del marchio Ka Wa Key che si è ispirato al celebre racconto Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry con maglie a trama morbida, stampe infantili e materiali sostenibili. Ka Wa Key è un'etichetta di moda fluida con sede a Londra, disegnata dal duo di stilisti anglo-finlandesi Key Chow e Jarno Leppanen, che lavorano con materiali sostenibili per rielaborare l'abbigliamento casual maschile, fluido, attingendo dalle loro radici asiatiche e scandinave. Lo stile agender si era visto anche a Firenze al recente Pitti Uomo con la sfilata a Palazzo Corsini, di uno degli ospiti d'onore dell'edizione di gennaio, il marchio Telfar, fondato nel 2005 a New York dallo stilista nato nel Queen a NY da genitori liberiani, Telfar Clemens, specializzato in moda fluida, "simplex", ovvero "simple + complex", tradotto, in stile agender, unisex. "Mi occupo di moda da quando avevo 15 anni, perché non trovavo mai l'abbigliamento giusto per me. Così ho cominciato a disegnare i miei vestiti" aveva rivelato Telfar Clemens.
Ora questo genere, massima espressione dell'inclusività, ha il suo spazio nei calendari ufficiali della moda americana. Un trend già colto da alcuni negozi di New York. Al Village, ad esempio, dove impazza lo store The Phluid Project, che vende moda per il suo pubblico, dalle felpe nere con la scritta fucsia "Be Kind", ai tronchetti bianchi con tacchi a spillo e la scritta "Phluid" sulle punte, fino ai maglioni che riportano, "Boy & Girl & Trans & They & WE", insomma, questo capo va bene per tutti i sessi.
Nel frattempo la sfilata di Officiale Rebrand's scorre con le note di Sessa Tate. La collezione What is a man esplora ed espande l'abbigliamento maschile basico con l'idea che il concetto e la categoria "uomo" siano instabili. Basata sulle lotte per i diritti, nonché sulle osservazioni e sulle esperienze dei designer What is a man sfida la mascolinità come ideale a cui aspirare, o egemonica forza alla quale bisogna soccombere, in base al sesso e al sesso assegnati alla nascita. La collezione propone una mascolinità fluida. Senza dimenticare che tutti i capi della collezione sono creati esclusivamente con materiali riciclati e pertanto rifiutano il trattamento patriarcale dell'abbondanza naturale della Terra come risorse da estrarre a scopo di lucro mirando invece a esprimere fluidità attraverso la trasformazione di materiali "non violenti". Dal lancio del marchio nel 2017, Mi Leggett ha esposto in mostre a Berlino, nelle settimane della moda di New York e a Miami. Official Rebrand è una brand sostenibile che celebra la fluidità dell'identità, dissociando gli indumenti dalle categorie di genere e reintroducendoli senza vincoli sociali.

  • di Patrizia Vacalebri
  • 04 febbraio 2020
  • 23:28

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