Moda

Armani e gli altri, quelli che dicono basta alle pellicce animali

'Fur free' , un'alleanza da McCartney a Calvin Klein, ma anche Zara e H&M

GIORGIO ARMANI WOMENSWEAR FALL WINTER 2016-17 FASHION SHOW © ANSA
  • Redazione ANSA
  • MILANO
  • 22 marzo 2016
  • 18:08

 Fur free alliance: tutti quelli che dicono basta alle pellicce animali. (di Gioia Giudici)

L'annuncio è di quelli clamorosi: il gruppo Armani, la seconda impresa italiana per reputazione al mondo (fonte 'Global RepTrak' stilato ogni anno dal Reputation Institute), ha deciso di abolire le pellicce animali da tutte le sue collezioni. A partire dalla stagione autunno-inverno 2016/2017 tutte le proposte del Gruppo saranno pertanto 'fur free'. 
Armani è sicuramente lo stilista più importante, ma non è il primo protagonista del mondo della moda a scegliere di abolire le pellicce dalle sue proposte: la più convinta sostenitrice dei diritti degli animali è da sempre Stella McCartney, che non fa uso di pelli e pellicce per le sue collezioni. Anche altri marchi di fascia alta come Hugo Boss, Tommy Hilfiger e Calvin Klein sono certificati 'fur free', esattamente come catene più commerciali come Zara, American Apparel, Bershka, H&M e ASOS.
    "Sono lieto di annunciare - ha dichiarato Giorgio Armani - il concreto impegno del Gruppo Armani alla totale abolizione dell'uso di pellicce animali nelle proprie collezioni. Il progresso tecnologico raggiunto in questi anni ci permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali.
    Proseguendo il processo virtuoso intrapreso da tempo, la mia azienda compie quindi oggi un passo importante a testimonianza della particolare attenzione verso le delicate problematiche relative alla salvaguardia e al rispetto dell'ambiente e del mondo animale".

L'annuncio è stato dato in accordo con la Fur Free Alliance Fur (FFA), la coalizione internazionale di oltre 40 importanti organizzazioni di protezione degli animali, rappresentata in Italia dalla LAV. Per il suo presidente Joh Vinding la scelta di Giorgio Armani "dimostra chiaramente che gli stilisti e i consumatori possono avere rispettivamente libertà creativa e prodotti di lusso senza per questo ricorrere alla crudeltà nei confronti degli animali. Per decenni Giorgio Armani è stato un trendsetter nel mondo della moda e la sua ultima comunicazione è la prova che la sensibilità e l'innovazione rappresentano il futuro di questo settore".

    La Lav, che definisce una 'svolta storica' la scelta di Armani, ricorda che ha recentemente lanciato il progetto Animal Free Fashion col quale attribuisce una valutazione etica, tramite un apposito rating, alle aziende che si sono impegnate a non utilizzare materiali animali. Il processo che conduce ad una moda etica prevede 4 step che accompagnano l'azienda verso la qualifica di Animal Free Company: il primo step richiesto è la sostituzione delle pellicce animali (livello V del Rating AFF); seguono la sostituzione delle piume (livello VV), della pelle e della seta (VVV) e infine della lana (VVV+). "Si tratta - sottolineano dalla Lega Anti Vivisezione - di un progetto di grande successo, che conferma l'interesse crescente del pubblico verso prodotti moda etici e le straordinarie potenzialità creative, produttive e di business del settore".

In Italia Elisabetta Franchi già dal 2011 si è impegnata a non utilizzare più pelliccia animale e dal 2015 ha sostituito anche le piume, raggiungendo il secondo livello di Rating, mentre Save the Duck, il piumino senza piume, non utilizza nemmeno pelliccia, pelle, seta o lana e ha quindi ottenuto il più alto rating nella certificazione 'animal free'.
   

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