Design & Giardino

Renzo Piano, per Emergency in Uganda apre l'ospedale "scandalosamente bello"

Realizzato pro bono con muri in pisè, tecnica tradizionale in terra cruda

Ospedale Emergency Uganda,  realizzato pro bono dallo studio Renzo Piano Building Workshop. Foto Marcello Bonfanti © ANSA
  • di A.M.
  • 24 aprile 2021
  • 14:03

“Mi piace pensare all'Africa come un laboratorio per il futuro e non solo come uno scenario di sofferenza e di guerre dimenticate. Gino Strada mi ha sempre chiesto di disegnare un ospedale "scandalosamente bello". Parla dello scandalo della bellezza perché per certe persone è uno scandalo offrire bellezza ed eccellenza a tutti, in particolare ai più svantaggiati ed emarginati. D'altronde è risaputo che in tutte le lingue africane, lo swahili per primo, l'idea di bello è sempre accompagnata all'idea di buono: non c'è bellezza senza bontà.”: così l'architetto Renzo Piano parla della nuova struttura ospedaliera, dedicata ai bambini, inaugurata in Uganda, la seconda di Emergency in Africa dopo quella in Sudan (il Centro Salam di cardiochirurgia aperto a Khartoum nel 2007).
L’intero progetto è stato realizzato pro bono dallo studio Renzo Piano Building Workshop, in collaborazione con TAMassociati e la Building division di Emergency.
Il Centro di chirurgia pediatrica nasce da un incontro, quello tra Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency e Renzo Piano (la cui attesa ultima opera, il museo dell'Academy of Motion Pictures, ossia degli Oscar, aprirà a Los Angeles il 30 settembre 2021).


Due uomini che hanno condiviso un sogno: quello di costruire un “ospedale scandalosamente bello” nel cuore dell’Africa che potesse unire la chirurgia pediatrica con il più alto livello di architettura per divenire un centro di riferimento per i bambini di tutto il continente. Quel sogno è diventato realtà anche grazie al sostegno del ministero della Salute ugandese: sulle rive del Lago Vittoria, a 1.200 metri in una zona verde e salubre, il Centro di chirurgia pediatrica ha aperto le sue porte. I primi pazienti si chiamano Ramadhan, Topista, Justine, Katongole, Matovu e Jordan, hanno tra i 3 e gli 11 anni e sono stati ricoverati per problemi all’apparato genitale, gastro-intestinale e ernie sovraombelicali. L’ospedale di Entebbe curerà gratuitamente bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni affetti da malformazioni congenite, problemi urologici e ginecologici, anomalie del tratto gastro-intestinale, patologie del sistema biliare, cheiloschisi. In Uganda, la mortalità infantile sotto i cinque anni è di 49 morti su 1.000 nati e il 30% di questi decessi è causato dalla mancanza di cure chirurgiche adeguate. Il Centro di Entebbe triplica di fatto la disponibilità di posti letto chirurgici per i bambini in Uganda e diventerà un punto di riferimento per le necessità chirurgiche di tutto il continente africano.
La struttura si estende su 9.700 metri quadri e dispone di 3 sale operatorie, 72 posti letto, di cui sei di terapia intensiva e sedici di terapia sub-intensiva, una sala di osservazione e stabilizzazione, 6 ambulatori, una radiologia, un laboratorio con banca del sangue, una TAC, farmacia, amministrazione, servizi ausiliari, foresteria per i pazienti stranieri, area di accoglienza ed educazione sanitaria e una area gioco esterna. 


I muri dell’ospedale sono stati edificati in pisè, una tecnica di costruzione tradizionale che utilizza la terra cruda, garantendo un’inerzia termica che mantiene costanti la temperatura e l’umidità nell’edificio. Un’attenzione particolare è stata destinata alla sostenibilità ambientale, con una dotazione di circa 2.500 pannelli solari fotovoltaici in copertura di una parte del fabbisogno energetico del Centro.
“La storia di questo progetto - racconta Piano nel volume curato e pubblicato dalla Fondazione Renzo Piano presto disponibile in libreria, una monografia dedicata al Centro di eccellenza in chirurgia pediatrica - è legata alla mia amicizia con Gino Strada, iniziata in un momento doloroso: la scomparsa di Teresa Sarti nel settembre 2009. Rimasi colpito dalla notizia, e immaginai il vuoto che lasciava la perdita di una compagna e una donna così straordinaria. Allora non conoscevo personalmente Gino, avevamo però alcuni amici in comune, a loro chiesi il suo indirizzo e gli scrissi una lettera. Non ricordo più esattamente le parole, ma lui mi rispose. E dopo qualche settimana parlammo al telefono. Una volta, una seconda, e poi ancora. Scattò subito un meccanismo di affinità elettiva: per qualche ragione le nostre due voci si incontrarono, e si riconobbero. Un giorno, cinque o sei anni fa, la nostra telefonata prese una piega diversa. Gino mi chiese: «Vorresti progettare un ospedale per Emergency in Uganda? Da tempo cercavamo il terreno, e ora l’abbiamo trovato a Entebbe. Un appezzamento vicino al lago Vittoria».

Gli risposi di sì, senza chiedere altro. Mi aveva detto che si trattava di un luogo salubre: mi sembrò un’informazione sufficiente per accettare l’incarico. Poco dopo ci incontrammo qui a Punta Nave. La cosa che più mi colpì quel giorno fu una frase di Gino: «Voglio un ospedale scandalosamente bello». Quelle due parole accostate erano un programma perfetto, e una promessa: vi portiamo il meglio delle nostre competenze, con le strutture, le tecnologie, le risorse che sono necessarie. Come dice Gino, condividere i migliori risultati che abbiamo raggiunto è nostro dovere. Che si tratti di medicina, di chirurgia o di architettura. E c’era anche quell’aggettivo, bello, portatore di un’idea precisa di bellezza che condivido completamente. Come talvolta accade, abbiamo scoperto di dire la stessa cosa, usando linguaggi diversi. Ora che l’ospedale è finito, abitato e vissuto, mi piace salutarlo con quelle prime parole di Gino. E con la sua idea di eccellenza come forma di resistenza. Non ideologica, ma pratica, concreta e umana.”

  • di A.M.
  • 24 aprile 2021
  • 14:03

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