Scuola:Educazione civica fondamentale per presidi e studenti

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Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 13 OTT - Il 97% dei dirigenti scolastici riconosce il valore dell'insegnamento dell'Educazione Civica nelle scuole italiane, con l'obiettivo di formare cittadini consapevoli, ovvero mentalmente aperti verso l'altro (34%), migliorare il senso civico e la convivenza civile (29%) e diffondere la conoscenza della Costituzione (19%). Anche per quanto riguarda gli studenti, la quasi totalità (93%) riconosce il valore della materia.
    E' quanto emerge dal Report della Fondazione Intercultura redatto in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione che contiene i dati del XXII rapporto dell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca (www.scuoleinternazionali.org), dedicato quest'anno alla dimensione internazionale dell'educazione civica, con focus particolare su quanto avviene nelle scuole secondarie di secondo grado.
    In previsione dell'introduzione effettiva del ciclo triennale di Educazione Civica, Presidi e ragazzi auspicano quindi una maggiore rilevanza rispetto al modo con cui è stato trattato l'insegnamento della precedente materia "Cittadinanza e Costituzione". Viene perciò attribuito un valore forte al nuovo insegnamento perché rappresenta la leva per far vivere tra i giovani la consapevolezza di essere parte di una comunità globale in quanto strumento abilitante di un atteggiamento aperto nei confronti del mondo, nonché fonte di opportunità per il proprio futuro.
    In concreto che argomenti verranno trattati in particolare secondo i Presidi? Costituzione italiana (valutato come fondamentale dal 48%), l'educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile (39%), l'educazione alla legalità (23%) e l'educazione interculturale e alla cittadinanza globale (15%).
    Permangono tuttavia forti incertezze: secondo i Dirigenti Scolastici si rischia di non avere spazi adeguati in termini di numero di ore (29%) e si teme che manchi un progetto di formazione adeguato per i docenti (24%), tenuto anche conto delle difficoltà a livello organizzativo dovute all'approccio multidisciplinare (27%).
    In ogni caso la nuova materia rappresenta uno stimolo alla modernizzazione della scuola italiana: una giusta palestra per sperimentare un metodo di insegnamento di tipo esperienziale che vada al di là del tradizionale approccio frontale, con l'auspicio di confronti e dibattiti con esperti (richiesto dal 64% dei Presidi), lavori di gruppo (48%) e uscite didattiche (45%).
    All'interno di questo percorso viene attribuito un ruolo strategico alla dimensione internazionale del nuovo insegnamento: (prioritario o importante per l'84% dei Presidi e per il 64% degli studenti, soprattutto tra chi ha già fatto esperienze di studio all'estero). L'obiettivo, ambizioso, è quello di trasmettere - a detta dei dirigenti scolastici - l'appartenenza a una comunità globale (40%) e il confronto e il dialogo con culture diverse (24%), prima ancora di obiettivi più pratici, come la conoscenza di lingue diverse (11%) e imparare a vivere a contatto con persone appartenenti ad altre culture (10%).
    I benefici che ne deriverebbero sarebbero, ne sono concordi Presidi e studenti - il saper prendere consapevolezza di far parte di una comunità globale, sviluppare comportamenti di apertura e valorizzazione delle diversità e anche favorire tra i giovani l'interesse a partecipare a iniziative di mobilità internazionale e promuovere il dialogo con altre culture.
    Gli studenti auspicano che durante l'anno scolastico circa 12 ore siano dedicate alla dimensione internazionale dell'Educazione Civica, in particolare affrontando aspetti legati ai valori della democrazia, i diritti umani, la giustizia sociale (40%), l'importanza del dialogo e collaborazione con persone di culture diverse (39%), l'importanza della diversità come fonte di arricchimento del proprio bagaglio culturale (32%), l'importanza della mobilità individuale per studio o lavoro (17%). Un auspicio che si scontra con la mancanza di preparazione del corpo docente, poiché il 47% dei Presidi ritiene di avere pochi o addirittura nessun docente con una formazione adeguata.
    Ciò non toglie che, per quanto lento e faticoso, il processo di apertura della scuola italiana rispetto al resto del mondo abbia bisogno di una forte accelerazione. Il 67% dei Presidi si dichiara fortemente d'accordo (voto da 8 a 10, su scala 1-10) nel ritenere che la scuola riuscirà ad assumere una vera dimensione internazionale quando verrà introdotta un'offerta formativa 'curricolare' volta all'internazionalità e interculturalità.
    Roberto Ruffino, Segretario Generale della Fondazione Intercultura, afferma: "L'apertura delle scuole al mondo è diventata una priorità e l'insegnamento dell'educazione civica rappresenta una grande opportunità: l'obiettivo è la formazione di cittadini responsabili e attivi in un mondo che si è scoperto unito dalla tragedia derivante dallo scoppio e il propagarsi della pandemia". (ANSA).
   

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