'Dalil' e come raccontare la guerra ai bambini domani a Roma

Alle 18 a Bibliobar a Lungotevere l'autrice e un dibattito

Redazione ANSA ROMA

 Di fronte a immagini dure, notizie di attacchi continui, alla sofferenza di chi ha lasciato la propria terra non è semplice trovare le parole giuste per raccontare ai più piccoli cosa stia accadendo intorno a noi. Farlo partendo da racconti, metafore e immagini è senza dubbio una modalità per spiegare la realtà della guerra e per accogliere i dubbi e le domande dei più piccoli.
    In occasione della presentazione del libro Dalil, oggi, giovedì 26 maggio ore 18:00 al BIBLIOBAR di Lungotevere Castello, sarà affrontato anche questo tema: "Come raccontare la guerra ai bambini". Dalil, scritto da Francesca Bellino con illustrazioni di Gianluca Buttolo e pubblicato da Barometz, rende omaggio alla Storia, alla sacralità e all'umanità di una terra martoriata. Insieme all'autrice intervengono Paolo Ciani segretario nazionale Demos, la mediatrice interculturale Parisa Nazari, e la psicologa Daniela Bertozzi. Introduce e coordina la giornalista Luciana Borsatti.
    Dalil è un libro per tutte le età, in cui ognuno può ritrovarsi tra le dune o in volo, tra i miraggi e la speranza che li accompagna. I protagonisti sono un bambino smarrito e solo nel deserto e un ibis, ultimo superstite della sua specie, rimasto a custodire la sconfinata distesa di sabbia e i suoi tesori abbandonati.
    L'ibis, un tempo considerato sacro, era raffigurato dagli Egizi nella testa di Thoth, dio della saggezza, della matematica, della misura del tempo, della medicina e della magia. Era il simbolo della luna, signore delle parole divine, l'inventore della scrittura. Un racconto di viaggio e la storia di un'amicizia insolita diventano un'occasione per guardare dall'alto il proprio smarrimento e le proprie fatiche trasformandoli in coraggio e fiducia.
    Fa da sfondo a questa avventura il deserto di Palmira, nell'attuale Siria, con i suoi orizzonti sconfinati e i suoi colori, con i suoi fantasmi e le ferite che la guerra ha inferto ai luoghi e alle persone. (ANSA).
   

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