De Raho: 'Le emergenze sono un'opportunità per le mafie'

Intervista a al Procuratore Nazionale Antimafia

Redazione ANSA

Da noi si è alzato il livello di allerto sulle mafie che è sempre altro in Italia, ora ancora di più in questo momento. Lei ha i suoi pari (procuratori, magistrati in Europa) - crede che sono fuori del pericolo dell’infiltrazione delle mafie e che cosa direbbe loro?

Nessuno è al di fuori e al di là del rischio dell’infiltrazione delle mafie – le mafie vanno ad investire dove trovano maggiore opportunità. Molto spesso è all’estero e non in Italia. Mafia hanno sempre tratto nei momenti di emergenza, momenti di grandissimo splendore e dal punto di vista dell’investimento delle ricchezze. Noi in Italia alla costruzione, posti terremoto, quando camorra ha provato ad intercettare I flussi della pubblica spesa, e in questo modo si infiltrata in tutti i grandi appalti con le proprie imprese, e ha costituito imprese di costruzione, consorzi, etc. Pensiamo al periodo dell’emergenza rifiuti, e ancora una volta le organizzazioni criminali – mafia, camorra, ‘ndrangheta – si sono organizzate con le loro imprese, imprese specializzate nel settore, e via e via si sono sviluppate sempre di più e sono andate poi ad acquisire gli appalti per la raccolta delle scariche per agevolare l’esportazione dei rifiuti laddove lo scarico non l’accettavano più. Anche nel questo settore hanno fatto grande ricchezze.

Quando cadde il muro di Berlino, i mafiosi immediatamente le intercettazioni lo documentavano e si interessarono ad investire in quella parte della Germania. Tanto che dalle tante intercettazioni emerse questo contenuto. Uno diceva all’altro “vai subito in Germania e investi, investi in quella parte di Berlino”, l’altro li risponde “ma dove, investire in cosa”, e il primo gli dice “in tutto, investi in tutto, ovunque, metti i soldi dappertutto perché si moltiplicheranno, e quindi è la che dobbiamo investire”. Uno delle tante occasioni degli acquisti che sono stati fatti anche in Romania, altri paesi dell’est, pensando alla moltiplicazione delle ricchezze.

Pensiamo anche agli vari settori in cui investono: in Italia li vediamo nel settore agroalimentare, nella grande distribuzione di prodotti ortofrutticoli e quindi anche in questo e come se avessero quasi previsto che in una situazione di emergenza, alcuni settori avrebbero continuati ad operare, e sono proprio alcuni di quelli nei quali hanno investito. Ma pensiamo anche al settore della sanità, insieme alla costruzione, che recepisce probabilmente i flussi maggiori della spesa pubblica.

Infatti, su questo, molti parlano adesso di un’infiltrazione, mentre io, credo che siano già da moltissimo tempo, e soprattutto nella sanita, sotto questo punto di vista come lo vede lei?

Ma infatti da un lato già si sono infiltrati negli appalti pubblici nella sanita. Ora da un po’ di tempo guardano anche al mercato dei prodotti farmaceutiche, guardano le farmacie, ma basterebbe anche guardare ai figli dei capicosca che molto spesso hanno scelto la laurea in medicina. E quanti sono i soggetti contigui alle cosche che hanno il primariato o hanno posti di grande responsabilità – dirigenti delle ASL o delle altre aziende sanitarie – o pensiamo ad alle responsabilità nel campo veterinario, laddove ugualmente è rilevata la presenza di soggetti legati alle mafie. Ma tutto rientra evidentemente in un grande disegno che è il progetto proprio di infiltrare le ambienti, e di volta in volta, nei settori ed acquisire sempre più posizioni significative. E d’altro tanto le ricchezze di cui le mafie dispongono sono enormi, spesso ricordo come la ndrangheta riesca ad avere il traffico di cocaine circa 30 miliardi l’anno. Di questa somma enorme solo una parte viene reinvestita nel traffico di stupefacenti. Mentre il resto viene rimessa nell’economia legale, in quei settori che offrono maggiori opportunità. Ma non solo in Italia. Diciamo spesso che i mafiosi sono uomini del mondo, riescono subito ad apprendere la lingua, si inseriscono nei territori, aprono relazioni con la popolazione e di volte in volta svolgono le attività che risultano più remunerative o quelle che per loro sono più significative. In Olanda, gestirono varie attività economiche di import/export di fiori. Anche un’agenzia immobiliare, lo dico perché, le agenzie immobiliare in sé è un settore che è proprio dell’economia del posto e di colui che sa quali sono le opportunità in quel momento e quindi come si pone nell’ambito della mediazione della vendita e quante relazione riesce attraverso un’attività come quella sviluppare e concludere.

I settori sono ampi: costruzione, sanita e agroalimentari. Disotto questo profilo si tenga anche conto delle numerose aziende agricole che riescono a gestire. Al di la di questo, l’apparente disponibilità di terreni, che consente poi di acquisire i finanziamenti comunitari, fondi comunitari, che il possesso, la proprietà, di terreni consente di conseguire. E tutto questo nell’ambito di una mafia che utilizza per altro l’economia non solo per conseguire un profitto all’interno di essa, ma quasi soprattutto per nascondere i proventi delle attività criminali. L’economia legale serve all’Ndrangheta, alla mafia, alla camorra, per nascondere e mimetizzare i provenienti delle attività criminose. E quindi già quando viene aperta un’attività economica, già quello è un risultato positivo per le mafie, perché già aver utilizzato quei proventi, mimetizzandoli nell’ambito economica apparentemente legale e già un risultato positivo.

Ma pensi oggi, con le attività economiche per lo più chiuse, salvo quelle essenziali, quelle necessarie, i titolari sono in grande difficoltà. Speriamo che nel futuro, e comunque in questi giorni, ci riescano a dare quei sostegni necessari per le imprese, ma supponiamo che alcune imprese non riescano ad andare avanti? Quale sarà l’unico effettivo interlocutore che avranno questi soggetti? Saranno le mafie. Perché se le banche non interverranno, se lo stato non riesce a dare sostegno, l’unico rubinetto che è sempre aperto e disponibile a dare acque è proprio quella dei mafiosi.

E questo vale anche nel campo europeo?

E questa è una preoccupazione che non è solo italiana. Questa è una preoccupazione dell’Europea, tutta. E d’altro canto, basti pensare alle capacità che hanno le mafie di muoversi nel territorio europeo, da una citta all’altra: gruppi di ‘ndranghetisti che di volte in volta si spostano nei territori da uno stato all’altro, dall’Olanda alla Germania, dalla Germania al Belgio. In Europa si sta sempre più accentuando grazie ad una cooperazione giudiziaria sempre più attiva grazie ad una condivisione anche di mezzi, oltre che di persone, consente di comprendere quanto le mafie siano presenti e quanto siano capaci spostarsi, allargarsi e spesso colonizzare vari territori. E quindi credo che la preoccupazione maggiore oggi è quella di impedire alle mafie di impossessarsi di fette di economia pulita, sana, quell’economia che dà sviluppo a tutti. E questa economia, se non viene difesa cosi come è necessario in un momento in cui le attività sono ferme è evidente che daranno tantissime opportunità alle mafie che aspettano solo il momento opportuno per poter intervenire e investire i loro denari.

Allora le faccio due domande e abbiamo chiuso. La prima è questa: molti in questi toni anche un po’ secondo me poco analizzati, sostengono che le mafie possono destabilizzare le democrazie. Io credo che invece le mafie si servono delle democrazie, sono loro i veri parassiti, i veri virus. Lei come lo vede? C’è un pericolo di destabilizzazione oppure vogliono che la democrazia continuino ad esistere assolutamente perché cosi loro possono trarne vantaggio?

Le mafie sono contro qualunque forma di democrazia, nel senso che esse all’interno delle democrazie si muovono, ma certo non agiscono per sostenere le democrazie. Loro agiscono con fini esclusivamente personali, per arricchirsi. È il loro interesse che va soddisfatto. E nello stesso momento però, mentre la democrazia è il riconoscimento al popolo, di tutte le scelte fondamentali attraverso i propri organi, le mafie tendono invece ad avere rapporti con coloro nelle cui mani è concentrato il potere. E quindi attraverso i loro investimenti tendono a stringere relazioni con le persone che contano. Ecco, questo deve spingere a riflettere sul pericolo delle mafie quale erosione della democrazia, quale erosione delle libertà, e la libertà è la base fondamentale della democrazia. Le mafie invece si muovono per esercitare il loro controllo. Fin quando le mafie riescono ad infiltrarsi, attraverso la corruzione o altre forme relazionali si attengono apparentemente, apparentemente soltanto, alle regole di comportamento. Ma nel momento in cui trovano ostacoli, le mafie fanno riemergere la loro vera natura.

E quindi non dimentichiamo mai la vera natura delle mafie: è vero, portano ricchezza e questa è l’insidia attraverso la quale le mafie entrano nei territori, perché anche coloro che occupano cariche istituzionali importanti interpretano quella ricchezza come una modalità di sviluppo del loro territorio. Questo è in qualunque paese. Laddove i paesi sono più bisognosi, si guarda alla ricchezza che viene investita, come possa essere lo strumento attraverso il quale può sollevare anche il tessuto sociale del paese. E non ci si rende conto invece che l’infiltrazione mafiosa è un’infiltrazione apparentemente economica, e quindi capace di sollevare anche il livello sociale delle persone. Ma in realtà è solo un caparramento di potere, di centralità di controllo, di tutto ciò che, se portato avanti dagli organismi rappresentativi della democrazia, sono finalizzati al bene collettiva, se invece orientati, o anche condizionati, dalle mafie, finiscono per essere deviati verso la soddisfazione di interessi mafiosi.

Questo è il grande pericolo che non si riesce però a rilevare immediatamente. Vedi, ci sono paesi importanti come la Gran Bretagna dove c’è un grandissimo rispetto per gli investimenti, per le attività economiche. Non si guarda a chi sta svolgendo le attività economiche, ma all’attività economica. E quindi anche soggetti che provengono da determinati paesi che hanno svolto attività criminali o che sono stati contigui alle mafie, non vengono attenzionati come soggetti a rischio. Fino a che svolgono attività economiche, giustamente forse dicono, continueranno a lavorare senza nessun problema. Ma, già quando viene portata una ricchezza mafiosa in un altro paese, quella ricchezza in essa stessa è fonte di corruzione nel tessuto economico, perché finisce per costituire una forma di apparente sviluppo ma in realtà è una base di infiltrazione di soggetti che comunque rappresentano organizzazioni mafiose, laddove le logiche sono totalmente diverse. La logica non è solo portare avanti un’attività economica, ma costituire a volte la base per consentire traffici illeciti, può essere riferimento per reinvestire altro denaro di provenienza criminale. Esistono, cioè, per ogni attività economica che è frutto del reinvestimento, tante altre finalità parallele a quella propria dell’attività che viene svolta.

Soltanto quando vengono svolte approfondite indagini si rileva che un dato soggetto in realtà ha un’attività commerciale soltanto come punto di riferimento per il gruppo mafioso a cui appartiene e che nel frattempo si occupa di cocaina, di eroina, di altre sostanze stupefacenti, di armi. Ma le mafie, bisogna capire, vengono sostenute e mimetizzate da una economia che è quella corrotta costituita proprio dal reinvestimento dei proventi delle attività criminose. Su questo non vorrei essere equivocato. L’economia pulita e sana, di tantissimi imprenditori che si impegnano, si sacrificano, che portano avanti il loro settore, danno tanto lavoro.. E quindi quando andiamo ad affrontare il tema anche del reinvestimento che in alcuni paesi è visto come una ricchezza, non si guarda invece tutto quello che il reinvestimento porta con sé. E quindi non pensiamo, o molti non pensano, che l’attività economica sviluppata da soggetti che provengono delle associazioni criminali non sarà mai un’attività economica che si integra nel tessuto economico secondo le regole dell’economia, le regole della democrazia, e le regole della società in cui intervengono. Sarà sempre un’attività economica che si muove con un determinato sostegno.

Un’ultima domanda ed abbiamo chiuso. I cittadini ora sono chiusi dentro casa, lo deve fare per proteggere la sua propria communita. Si sente di questa “aggressione” delle mafie. Che cosa può fare ognuno di noi, che è confinato all’interno della propria casa ed è preoccupato per il futuro, per il lavoro – che consiglio può darci?

Io penso che il cittadino abbia una grande ruolo che è quello di collaborare. Ma quando dico che il cittadino può collaborare, non mi riferisco certamente ad attività che lo coinvolgono in dichiarazioni su apparentemente organizzazioni criminali o attività criminosa. È certo che quella non è una prova per nessuno, né tanto meno un elemento che potrebbe spingere l’imprenditore sano a rendere dichiarazioni e fare den­­­unce, però una segnalazione si. Noi, come direzione nazionale, in questo momento possiamo fare tantissimo; abbiamo gli strumenti per poter lavorare e poter quindi dare impulso alle attività investigative attraverso direzioni distrettuali antimafia, con la collaborazione del mondo dell’impresa, delle stesse associazioni di categoria, e del cittadino si può arrivare anche i tempi brevi le individuazioni delle nuove infiltrazioni della criminalità nell’economia.

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