I geni orientano scelta cibo

Cattiva gestione cibo può essere causa malattie (Embargo ore 15)

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 22 SET -I geni orientano la nostra scelta dei cibi che finiscono nel piatto: "Il gusto è il senso che permette di riconoscere e selezionare il cibo e di evitare l'ingestione di sostanze tossiche o di alimenti avariati. E' anche il principale fattore che guida le abitudini nutrizionali, con ricadute sul metabolismo e sullo stato di salute o di malattia", spiega Bruno Dallapiccola, Direttore Scientifico dell'Ospedale Pediatrico della Santa Sede che ne ha parlato al convegno "Treateat" promosso dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nell'ambito delle iniziative della Santa Sede a Expo Milano 2015. Durante il convegno si e' parlato sopratutto dell'importanza che hanno le nostre scelte alimentari con "lo stato di salute o di malattia che oggi colpiscono buona parte della popolazione".

Secondo gli esperti, la percezione dei gusti può variare con l'età, ma la capacità di distinguere i sapori è presente ancor prima della nascita: "Le papille gustative si formano nel periodo embrionale, quindi il feto è in grado di percepire il sapore del liquido amniotico che contiene molti nutrienti come il glucosio. Allo stesso modo i neonati, che poco dopo la nascita mostrano le proprie preferenze gustative attraverso la mimica facciale". Mentre è noto che una cattiva gestione del cibo può diventare causa di malattia, come dimostrano gli eccessi o le carenze alimentari, esistono patologie legate ad errori congeniti del metabolismo che non consentono il regolare svolgimento dei processi di trasformazione del cibo nell'organismo. Questi 'errori' possono causare la concentrazione di alcuni nutrienti fondamentali che, accumulandosi, diventano tossici: "In questi casi la dieta è una vera e propria terapia basata sulla restrizione del nutriente che si accumula - spiegano dal Bambino Gesu'- o sull'integrazione con prodotti necessari a garantire una crescita il più possibile normale ai bambini". (ANSA)

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