Pneumatici, da inizio anno 114mila tonnellate di fuori uso

La raccolta non si è fermata nemmeno durante la pandemia

Redazione ANSA ROMA
(ANSA) - ROMA, 18 SET - Nonostante le criticità legate alla pandemia e ai mesi di lockdown, la raccolta dei PFU-Pneumatici Fuori Uso da parte di Ecopneus non si è mai fermata in Italia. Da inizio anno e fino a tutto il mese di agosto (con una flessione nei mesi di lockdown e una fisiologica riduzione durante la pausa estiva) sono oltre 114.000 le tonnellate di PFU raccolte da Ecopneus, che ogni anno gestisce raccolta e recupero di circa 200.000 tonnellate di PFU in tutta Italia. Sono 42.276 gli interventi di prelievo dei PFU effettuati a fronte di 43.747 richieste arrivate da circa 25mila gommisti, stazioni di servizio e autofficine in tutta Italia registrati nel sistema informatico di Ecopneus.''L'emergenza Covid-19 ha portato nella scorsa primavera-estate ad una forte contrazione delle sostituzioni di pneumatici sui veicoli, con conseguenze riduzione della generazione di PFU, delle vendite di nuovi pneumatici edel numero di contributi ambientali che, versati dall'acquirente, finanziano la raccolta dei PFU. Una situazione che metteva a rischio il raggiungimento del target di raccolta annuale - ha detto direttore generale di Ecopneus, Giovanni Corbetta - Grazie ad un lavoro di pianificazione e di veloce reazione agli imprevisti siamo riusciti ad intervenire ovunque: ora ci aspettiamo dal mercato la conferma di un progressivo ritorno alla normalità, con aumento dei cambi e delle vendite di pneumatici e del conseguente incremento nella generazione di PFU; riteniamo che in tali condizioni saremo in grado di raggiungere a fine anno il target previsto dalla normativa per il 2020, contribuendo per quanto dovuto all'obiettivo di gestione nazionale''. Dal 2011 ad oggi, sono oltre 2 milioni le tonnellate di PFU raccolte da Ecopneus, di cui più di 130.000 tonnellate oltre il proprio target di legge senza alcun costo per la Pubblica Amministrazione: un impegno unico in Italia che contribuisce fortemente a evitare il rischio di una gestione ambientalmente scorretta, un obiettivo raggiungibile pienamente solo con il contributo di tutti gli oltre 50 soggetti attualmente autorizzati alla gestione dei PFU in Italia. (ANSA).

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