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Eolico offshore: la mappa dei 40 progetti italiani e il polo di Civitavecchia

Terna: “17 GW più 8 GW potenziali, criticità in Puglia, Sardegna e Sicilia”. Rse: “Al 2030 fattibili 3,5 GW, costo medio di 100 €/MWh”. Anev: “Stimiamo 5 anni per ogni impianto”. Le iniziative nel centro laziale e il nodo della centrale Enel (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - Che le richieste di connessione a Terna per impianti eolici offshore fossero pari a 17 GW complessivi era già noto.


Ora però il Tso pubblica una mappa dei progetti, annunciando peraltro che negli ultimi 2 mesi sono state avanzate ulteriori iniziative per 8 GW potenziali.

L’occasione è stata il convegno “Eolico off-shore per la transizione ecologica di Civitavecchia: sfide e opportunità” organizzato dall’Assessorato alla Transizione ecologica della Regione Lazio insieme con Lazio Innova. Evento focalizzato su un nuovo progetto floating da 270 MW al largo del centro laziale, che dovrebbe in prospettiva contribuire a compensare la chiusura della centrale a carbone dell’Enel. Ma nell'area sono previste ulteriori iniziative per 1.300 MW complessivi.

Corrado Gadaleta di Terna ha sottolineato come la gran parte dei progetti siano concentrati su Puglia, Sicilia e Sardegna che sono “le aree più preoccupanti in quanto tipicamente carenti di infrastrutture”.

Dei 17 GW complessivi, 5,2 GW sono progettati in aree con fondale fino a 100 metri, 5,3 GW tra 100 e 300 metri e 6,5 GW oltre i 300 MW.

Gadaleta ha spiegato che con un fondale oltre i 100-150 metri ci sono “tematiche tecnologiche da approfondire”. Il nodo principale è la “combinazione tra profondità, potenze rilevanti e distanze dalla costa rilevanti” che creano “forti criticità” in particolare per le connessioni in corrente continua e i cavi dinamici.

Per quanto riguarda Civitavecchia, l’esponente di Terna ha sottolineato che profondità e distanza dalla costa sono “fattibili” per cui le iniziative in programma (a quanto appreso da QE, ce ne sono anche una da 500 MW e un'altra da 800 MW, ndr) “non hanno tematiche tecnologiche insormontabili”, anche perché l’area è già adeguatamente servita dalla rete.

Davide Airoldi di Rse ha illustrato il nuovo Atlante eolico, dal quale emerge che la ventosità delle aree italiane è sostanzialmente in linea con i 17 GW di progetti presentati a Terna.

L’esponente Rse ha sottolineato che in base all’attesa revisione dei target Pniec (900 MW la potenza offshore attualmente prevista) “si va verso un obiettivo al 2030 di 3,5 GW”, una cifra “raggiungibile a mio avviso” ma “serve uno sforzo condiviso di tutti gli attori”.

Riguardo ai costi dell’investimento per l’offshore, sono stimati mediamente “intorno ai 100 €/MWh”.

Il presidente dell’Anev, Simone Togni, si è soffermato tra le altre cose sul nodo tempi.

“Stiamo inaugurando una stagione dell’eolico offshore che ci auguriamo lunga e fruttuosa – ha sottolineato - ma i tempi crediamo andranno ben oltre il termine ordinatorio di 180 giorni previsto dalla normativa. Attualmente la media dell’iter autorizzativo per l’onshore è di 5 anni e mezzo, speriamo di poter ridurre la tempistica ma tenderei a escludere di andare sotto i 3 anni, anche con le nuove misure del Semplificazioni”.
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A ciò si aggiungono i tempi di realizzazione, che per l’offshore “sono sicuramente più lunghi” per cui “ragionare sui 5 anni da inizio iter è una previsione più ottimistica che pessimistica”.

Togni ha poi esortato a non ripetere “l’errore fatto con il FV e anche con l’eolico quando all’inizio dello sviluppo l’Italia era all’avanguardia, salvo poi ritenere la tecnologia non promettente e abbandonarla, trovandosi costretta a una rincorsa affannosa”.

Secondo il presidente Anev “abbiamo tecnologie e capacità” per cui occorre sfruttare questa “opportunità molto importante per il Paese” che “può renderci leader nel mondo”.

Anche per Alex Sorokin (consulente organismi internazionali) l’Italia ha ottime carte da giocare anche se ora c’è “una discrepanza enorme”, rispetto a quanto si sta facendo in Europa e nel mondo. “Ogni MW di eolico offshore si porta dietro 3 posti di lavoro”, ha sottolineato.

Il progetto di Civitavecchia: dall’eolico all’idrogeno
A illustrare l’iniziativa è stato Luigi Severini dell’omonimo Studio di ingegneria, che peraltro ha assistito anche Renexia nel progetto di Taranto (“in questi giorni stiamo terminando la costruzione”, ha sottolineato).

Si tratta, almeno in una prima fase, di 27 turbine “floating” da 10 MW ciascuna con un’altezza di circa 250 metri posizionate a circa 20-30 km dalla costa in uno spazio marittimo di circa 25 kmq. La producibilità attesa è di 935 GWh annui con un capacity factor del 39,5%. “Un buon 20% degli investimenti del parco potrebbe essere a carico del Pnrr”, ha sottolineato Severini.

Questo primo nucleo impiegherebbe fino a 540 addetti complessivi, per tutte le fasi di sviluppo e l’indotto, che può essere ampliato fino a 1 GW per complessivi mille posti di lavoro.

Nell’area sarebbero però previsti, come detto, altri due progetti da complessivi 1.300 MW, uno da 500 MW e uno da 800 MW.

In prospettiva è pervista anche un’iniziativa sull’idrogeno verde nell’ambito del progetto Life3H, illustrata da Enrico Bocci (UniMarconi).

“I numerosi contributi di oggi – ha sottolineato Roberta Lombardi, assessora alla Transizione ecologica e Trasformazione digitale della Regione Lazio - dimostrano, in sintesi, che ci sono tutte le condizioni favorevoli necessarie. Come Regione Lazio abbiamo espresso chiaramente la volontà politica di puntare sulle rinnovabili, anche approvando lo stop agli impianti basati su fonti fossili. Mi appello quindi al presidente Draghi affinché individui come opera strategica nazionale il parco eolico offshore di Civitavecchia, coerentemente con l’indirizzo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sugli investimenti ambientali e l’obiettivo globale di azzerare le emissioni inquinanti entro il 2050”.

L'assessora si è poi soffermata sul progetto Enel per la riconversione a gas della centrale a carbone. "Il capacity market è un drogaggio del fabbisogno energetico della nostra Regione - ha rimarcato - il gas lo abbiamo già per cui andiamo a chiedere con forza al Governo che ci dimostrino che ne serve altro". Riguardo poi alla moratoria su nuove centrali fossili contenuta nel Collegato alla legge di bilancio regionale, la Lombardi ha sottolineato che "sapevamo che la norma è un po’ sdrucciolevole ma è un posizionamento politico preciso rispetto al quale non arretriamo di un passo".

Sullo stesso tema anche l’intervento di Ernesto Tedesco, sindaco di Civitavecchia: “Il gas non lo vogliamo, Enel si deve mettere l’anima in pace. Ho sbagliato in passato a dire che doveva andarsene, deve invece rimanere e sostenere queste iniziative”, ha sottolineato.