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Infrastrutture Ue, Acer e Ceer chiedono più poteri

“Ruolo regolatorio impropriamente attribuito agli Entso”. Posizione comune in vista della revisione del regolamento Ten-E (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - In vista dei nuovi obiettivi del Green deal, e sulla scorta dell’esperienza sinora accumulata, è necessaria “una profonda revisione del regolamento Ten-E”, che da un lato premi la sostenibilità e, dall’altro, riequilibri i poteri dei regolatori e dei Tso. E’ quanto sostengono Acer e Ceer in una posizione comune, trasmessa alla Commissione Ue nell’ambito della consultazione sulla revisione del regolamento Ten-E che terminerà il 13 luglio.


La posizione premette che anche un regolamento migliorato “potrebbe non essere sufficiente a sostenere la realizzazione di tutti i tipi di progetti necessari per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, poiché Ten-E è stato concepito per le esigenze specifiche delle infrastrutture di rete e potrebbe perciò non essere lo strumento più adatto a sostenere nuovi asset e infrastrutture (potenzialmente anche non regolamentati e non promossi dai Tso)”. A dimostrarlo “il limitato numero di smart grid e di impianti di stoccaggio e Gnl che hanno ottenuto lo status di Pci negli ultimi anni”.

In generale, l’Agenzia e il Consiglio dei regolatori raccomandano di rivedere le categorie delle infrastrutture nel contesto della decarbonizzazione, introducendo criteri specifici per valutare le nuove categorie di infrastrutture sostenibili.

Vengono quindi proposte una serie raccomandazioni in tre aree: governance dello sviluppo delle infrastrutture, ambito di applicazione dei Progetti di comune interesse (Pci) e processi Ten-E.

Nella prima area, Acer e Ceer chiedono una definizione “neutrale” e congiunta elettricità-gas degli scenari propedeutici alla pianificazione dello sviluppo delle reti e mettono quindi l’accento sul “ruolo regolatorio impropriamente attribuito agli Entso, nonostante il conflitto di interessi”, da cui sarebbero scaturiti “gran parte dei problemi sinora riscontrati nell’attuazione del regolamento”.

Ad Acer dovrebbe essere quindi conferito il potere di approvare le proposte di Entso-E ed EntsoG in merito alla metodologia per l’analisi costi-benefici (Cba) ed eventualmente di esigere emendamenti. Sempre l’Agenzia dovrebbe avere il potere di emettere linee guida vincolanti per gli scenari e i Piani decennali di sviluppo delle reti (Tyndp) e, per questi ultimi, di richiedere emendamenti. Le autorità di regolazione nazionali, per parte loro, dovrebbero avere la facoltà di approvare e modificare i piani di sviluppo delle reti di loro competenza.

Quanto all’ambito di applicazione dei Pci, la posizione congiunta suggerisce una semplificazione delle categorie di infrastrutture energetiche e chiede che tutti i gruppi Ten-E siano riportati “in una dimensione europea al servizio dell’efficienza delle risorse e della trasparenza”.

Considerato poi che il regolamento Ten-E è uno strumento per gestire le reti transeuropee, “il processo Pci non è lo strumento più appropriato per i progetti di piccola scala”.

Sarebbe anche necessario migliorare gli attuali criteri per identificare gli impatti transfrontalieri dei progetti.

Venendo ai processi Ten-E, Acer e Ceer raccomandano di distinguere i Pci a uno stadio avanzato da quelli meno maturi e di attribuire priorità ai criteri di sostenibilità nella selezione dei Progetti di comune interesse, in particolare relativi al gas. La “dimensione della sostenibilità” dovrebbe peraltro essere aggiunta all’elenco delle esternalità positive considerate per i finanziamenti Cef.

Inoltre, alle autorità di regolazione nazionali dovrebbe essere attribuito “il potere di respingere le richieste dei progetti che non offrono benefici netti positivi a livello Ue”. Non solo: i regolatori dei Paesi ospitanti dovrebbero avere la facoltà di chiedere a tutti i promotori dei progetti di presentare una richiesta di investimento congiunta e di imporre ai promotori che recupereranno i costi sostenuti attraverso la tariffa nazionale di richiedere l’assistenza finanziaria della Ue.

Infine, dovrebbero essere rese pubbliche le informazioni fondamentali sui progetti (data di messa in servizio, capacità, stato e costo del progetto etc.) e cancellato il criterio della “mancanza di redditività commerciale”.
 

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