Cingolani, sta per uscire decreto su rinnovabili innovative

Per gli incentivi previsti dal programma Fer2

Redazione ANSA ROMA

"Sta per uscire il decreto ministeriale Fer2 che riguarda gli incentivi alle rinnovabili innovative: geotermico, solare a concentrazione, biocarburanti, carburanti sintetici, eolico offshore". Lo ha detto oggi a Roma il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervendo a un convegno di Elettricità futura sull'indipendenza energetica. Dopo le semplificazioni nelle procedure varate dal Mite, "nel 2022 Terna ha ricevuto richieste di allacciamento di nuovi impianti a rinnovabili per 5,3 gigawatt - ha aggiunto Cingolani -. Sono domande di allacciamento reale, io ho l'impianto e chiedo di allacciarlo. Ci siamo assicurati 9 GW complessivi, 5 quest'anno e il resto nel 2023 e 24. Nel 2021 erano stati allacciati 1,3 GW. È sufficiente? Probabilmente no, ma la discontinuità è chiara".

"Non ho sentito critiche sulla borsa del gas TTF". "Abbiamo una crisi del gas che non è una crisi fisica, perché il gas c'è, ma è crisi di mercato. Ma perché nel pieno di una guerra, la cosa migliore che ha saputo fare il Ttf (la borsa del gas n.d r ) è stata alzare il prezzo? Le impres e le famiglie soffrono non perché manca il gas, ma perché qualcuno da una tastiera ha deciso di alzare i prezzi. Ho sentito tante critiche in questi giorni, ma questa non l'ho sentita. Ho sentito dire che i mercati non vanno turbati. Ma cos'altro dovrebbero fare". Lo ha detto oggi a Roma il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, intervenendo a un covegno di Elettricità futura sull'indipendenza energetica. La politica del governo italiano sull'energia per Cingolani è "spingere sulle rinnovabili e sulla convivenza col gas in questa fase, disaccoppiare la borsa termoelettrica da quella sulle rinnovabili (è uno scempio pagare l'elettricità prodotta con le rinnovabili come se fosse pagata col gas), imporre un price cap europeo per tagliare i picchi dei costi".

"Garanzie pubbliche sugli stoccaggi". Sulle garanzie pubbliche per gli operatori degli stoccaggi di gas "dobbiamo lavorarci. Un anno fa 1 metro cubo di gas costava 20 centesimi, adesso costa 1 euro. Dobbiamo immagazzinare 10 miliardi di metri cubi, un anno fa ci volevano 2 miliardi di euro, ora ce ne vogliono 10.Siccome le linee di credito rimangono quelle, per gli operatori è un rischio sul cash flow, non sulla cassa. Bisognerà pensare a come dare più garanzie, ci stiamo lavorando. Però gli stoccaggi anche un po' più lentamente proseguono, siamo oltre il 54%".Lo dice il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a margine di un convegno Elettricità futura

"Non si riaprono le centrali a carbone chiuse". "Non si riaprono centrali a carbone chiuse, si va a carbone con quelle che sono ancora in operazione, per un periodo transitorio che serve per risparmiare, mentre sostituiamo il gas russo con il gas nuovo. Ma l'impatto ambientale è piccolissimo, e largamente compensato dalla crescita molto forte delle rinnovabili. Vogliamo mantenere la road map al 55% di decarbonizzazione, mentre affrontiamo la contingenza russa". Lo ha detto oggi il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a margine di un convegno a Roma di Elettricità futura. "A differenza degli altri paesi europei - ha proseguito Cingolani - noi siamo riusciti a mettere in pratica per ora una strategia che conserva la road map al 55% di decarbonizzazione e ci consente di adattarci ai nuovi livelli". Per il ministro al momento l'Italia si limita a "usufruire di un po' di produzione a carbone, soprattutto nel periodo degli stoccaggi, in cui più risparmiamo meglio è. Si parla di 6 mesi, 12 mesi, al massimo due anni".

Ong, Cingolani sbaglia a puntare su gas nazionale. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia in una nota congiunta "reputano ancora una volta sbagliata la strada annunciata dal Ministro Cingolani per rendere indipendente dal punto di vista energetico il nostro Paese: il ministro comincia sempre dai fossili, fingendo di ignorare che la crisi climatica ne impone il progressivo abbandono, mentre occorre cominciare dalle fonti rinnovabili, le uniche che davvero garantiscono rapidità di installazione (superate le barriere burocratiche) e vera sicurezza energetica". Non è rivedendo il Pitesai, il Piano strategico per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, o aumentando le estrazioni di gas dal sottosuolo o dai fondali marini italiani che l'Italia riuscirà a raggiungere l'obiettivo. Le attuali riserve di gas individuate come certe e pubblicate dall'UNMIG, l'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse afferente allo stesso Mite, sono poco meno di 40 miliardi di metri cubi, contro un fabbisogno nazionale annuale di gas fossile che supera i 70 miliardi. Anche se riuscissimo ad estrarre tutto il gas oggi, saremmo indipendenti forse fino alla fine dell'inverno prossimo. E poi? Dove sarebbe l'indipendenza energetica?". "L'affermazione del Ministro sullo "sbaglio" fatto in questi anni dal Paese in cui si è passati dalla produzione di un 20% di gas nazionale nel 2000 a un 3-4% nel 2020 - concludono le ong - non tiene conto - o non vuole tenere conto - che la scelta è stata obbligata dal fatto che la maggior parte dei giacimenti si stavano esaurendo".

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