G20 Ambiente: i Grandi ancora divisi sulla transizione

L'Italia cerca una mediazione su sussidi alle fossili e decarbonizzazione

Redazione ANSA ROMA

di Stefano Secondino

Giovedì si apre a Napoli il G20 dell'Ambiente, e mai come oggi questa riunione di ministri diventa decisiva. L'emergenza del riscaldamento globale ha fatto diventare centrali i temi ambientali, e gli investimenti per decarbonizzare la società, e combattere così la crisi climatica, sono diventati il principale scenario economico dei prossimi trent'anni. Il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, scienziato e manager digiuno di politica, chiamato a inizio anno da Draghi per gestire la fetta più consistente del Recovery Plan, i 70 miliardi per la green economy, si trova ora con una nuova missione: mettere d'accordo sul clima non tanto Conte, Letta e Salvini, ma niente meno che i governi di Biden, Xi e Putin. Il G20 dell'Ambiente si terrà al Palazzo reale di Napoli giovedì 22 e venerdì 23. Ufficialmente, le discussioni fra i ministri dell'Ambiente dei 20 verteranno su tre argomenti: tutela della biodiversità e degli ecosistemi (e quindi lotta alla plastica in mare, difesa del suolo e delle risorse idriche, soluzioni naturali per l'ambiente), uso efficiente delle risorse ed economia circolare, finanza verde (cioè come indirizzare i flussi finanziari verso la tutela del capitale naturale). La presidenza italiana però vuole uscire da Napoli con un documento finale che impegni i 20 grandi ad adottare davvero le politiche necessarie per rispettare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi (cioè mantenere il riscaldamento globale entro 2 gradi dai livelli pre-industriali, meglio entro 1,5 gradi). E qui la trattativa è tutt'altro che facile. Gli sherpa sono al lavoro, ma i punti dove non c'è accordo sono molti. Fra i temi più spinosi, c'è l'eliminazione dei sussidi alle fonti fossili di energia e alle centrali a carbone. Ma non c'è accordo neppure sull'impegno a raggiungere le zero emissioni nette alla metà del secolo. Misure accettabili a fatica nei paesi ricchi, indigeribili in quelli in crescita come Cina e India, ma anche in Russia o in Arabia Saudita. La presidenza italiana sta cercando anche di far passare l'impegno dei G20 a destinare almeno 1/4 dei piani di recupero per il post-pandemia alla mitigazione e all'adattamento al cambiamento climatico. Ma si discute perfino sul riconoscimento dell'importanza di un approccio scientifico nelle politiche sul clima, sull'accelerazione delle politiche climatiche nel corso degli anni Venti, e sull'aggiornamento entro la Cop26 di Glasgow a novembre degli obiettivi di decarbonizzazione degli stati nell'ambito dell'Accordo di Parigi (i cosiddetti NDC, National Determined Contributions). "C'è ancora molta divergenza - ammette il ministro Cingolani a SkyTg24 -, non tutti i paesi sono d'accordo sulla decarbonizzazione netta, alcune definizioni non sono ancora condivise. C'è molto lavoro da fare. E poi abbiamo tanti paesi in difficoltà, li dobbiamo aiutare. Non si può soltanto dire loro 'smetti di crescere perché inquini'. C'è una responsabilità degli stati che guidano la transizione nel non creare ulteriori disuguaglianze". Martedì intanto le principali ong ambientaliste italiane (WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport&Environment), con la benedizione del "padre nobile" Edo Ronchi, hanno proposto una legge quadro sul clima, che armonizzi le norme e le disposizioni nazionali in materia.

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