Fff, in sette punti la strada per la riconversione ecologica

Per la giustizia climatica e sociale

Redazione ANSA

Ecco la strada in sette punti indicata dal Movimento Fridays for future Italia per la ripartenza dell'economia anche per contrastare il riscaldamento globale 

1. RILANCIARE L’ECONOMIA INVESTENDO NELLA RICONVERSIONE ECOLOGICA.
Creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro puntando su energia rinnovabile diffusa, mobilità sostenibile, efficientamento energetico degli edifici. Per rilanciare l’economia è necessario un imponente piano di finanziamenti pubblici nella transizione ecologica. Ciò rappresenta un interesse strategico nazionale in ambito economico, occupazionale e climatico. Occorre investire nella conversione delle industrie inquinanti, nell’efficientamento energetico degli edifici, nelle infrastrutture per le energie rinnovabili, nell'economia circolare e in una mobilità sostenibile, accessibile e capillare. Dobbiamo interrompere la dipendenza del nostro Paese dai combustibili fossili e puntare a raggiungere l’alimentazione energetica con fonti al 100% rinnovabili. I 19 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi devono essere gradualmente eliminati e devoluti a misure di compensazione per evitare ricadute sociali ed occupazionali. Il piano per la riconversione è in grado di creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, ben retribuiti, di qualità e con tutele sindacali. E’ fondamentale assicurare la formazione ed il ricollocamento dei lavoratori e delle lavoratrici nei nuovi posti di lavoro. Non deve esistere contrapposizione tra lavoro e salute, lavoro e ambiente, lavoro e sostenibilità.

2. RIAFFERMARE IL RUOLO PUBBLICO NELL’ECONOMIA. Stimolare l’economia con sussidi pubblici vincolati alla riconversione ecologica e istituire una programmazione precisa per una rapida riconversione verso imprese sostenibili. È importante riaffermare il ruolo del settore pubblico nell’economia, nella produzione di beni e servizi essenziali e soprattutto nella transizione, affinché prevalga l’interesse collettivo sul profitto personale. Gli enormi pacchetti di stimolo economico che verranno varati devono essere garantiti solo a seguito di impegni vincolanti verso la riconversione ecologica. E’ fondamentale che lo stato diventi un attore primario di indirizzo nel processo della transizione su tutto il territorio e quindi coordini, supporti e controlli le aziende - in particolar modo le partecipate - affinché rispettino i target climatici dell’IPCC. La crisi petrolifera crea il momento perfetto perché il controllo del settore energetico torni in mano pubblica, in modo da puntare verso una rapida e totale riconversione. È necessario infine contrastare con decisione l’evasione fiscale, per mettere a disposizione pubblica più risorse per il benessere della collettività, e per assicurare una tassazione più equa e inferiore in special modo sul lavoro.

3. REALIZZARE LA GIUSTIZIA CLIMATICA E SOCIALE. Tutelare i lavoratori e le lavoratrici, i territori e le fasce della popolazione più esposte alle conseguenze della crisi economica e climatica. La riconversione deve avvenire tutelando i lavoratori e le lavoratrici ed il suo costo deve gravare su coloro che hanno le maggiori disponibilità economiche, nonché le maggiori responsabilità nella crisi climatica. È inoltre necessario predisporre un piano di aiuti economici per le persone ed i territori che subiscono direttamente le conseguenze degli stravolgimenti climatici. Lo Stato deve tornare a garantire davvero la salute di tutti i suoi cittadini, indipendentemente da reddito e status, e a tal fine deve rifinanziare in modo consistente il sistema sanitario nazionale, indebolito drasticamente negli ultimi anni dai tagli alla spesa pubblica. È inaccettabile il finanziamento dell’industria bellica, e tali fondi devono essere devoluti al welfare state e alla riconversione. La crisi climatica infine, oltre a minacciare la salute del nostro paese, ha conseguenze perfino peggiori sui Paesi più poveri. La siccità, la scarsità di cibo, la desertificazione alimentano tra l’altro le migrazioni di massa e i conflitti armati.

4. RIPENSARE IL SISTEMA AGROALIMENTARE. Promuovere la transizione verso un’agricoltura che salvaguardi i suoli e gli ecosistemi e che sia più sostenibile a livello climatico. Attualmente oltre un terzo del bilancio UE finanzia sussidi agricoli nell’ambito della PAC: questo denaro pubblico deve essere trasferito per finanziare lo sviluppo di un’agricoltura più sostenibile nei vari Paesi. È fondamentale che il governo promuova il passaggio a un sistema alimentare meno impattante, più locale, più trasparente e a base principalmente vegetale, disincentivando il consumo dei prodotti di origine animale e favorendo la riconversione delle aziende e il ricollocamento dei lavoratori e delle lavoratrici. E’ inoltre fondamentale lottare contro lo spreco alimentare, che in Italia ammonta a 1.6 mln di tonnellate di alimenti ogni anno (equivalenti a 15 mld di euro). È infine vitale abbattere tutte quelle piaghe che caratterizzano il nostro sistema produttivo alimentare, a partire dal caporalato, una vera e propria forma di sfruttamento, continuando con il sovrautilizzo e l’inquinamento idrico, l’eutrofizzazione, la deforestazione e l’uso non sostenibile dei suoli.

5. TUTELARE LA SALUTE, IL TERRITORIO E LA COMUNITÀ.
Promuovere la tutela e la messa in sicurezza dei territori, implementare opere che garantiscano la riduzione dell’inquinamento e la revisione sostenibile dell’intera filiera produttiva. Lo Stato deve tutelare la sanità pubblica garantendo condizioni ambientali salutari e deve impegnarsi a superare l'attuale modello produttivo che mette a rischio le persone e gli ecosistemi. Acqua e aria pulite sono diritti che devono essere universalmente garantiti. È necessario interrompere la costruzione di ogni infrastruttura legata ai combustibili fossili, evitando investimenti sempre più sconvenienti dal punto di vista economico e climatico. Serve riconvertire ogni impianto inquinante attualmente operativo, come l’ILVA, utilizzando le risorse finanziarie previste dal Green Deal europeo e garantendo la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici. Sono inoltre fondamentali la messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale, per contrastare il dissesto idrogeologico, ed una lotta più incisiva all’abuso edilizio, al consumo di suolo e alla deforestazione. Deve infine essere implementato il piano nazionale di gestione dei rifiuti, massimizzando il riciclo e riducendo la quantità di rifiuti prodotta. Per raggiungere questi obiettivi, lo Stato deve affrontare senza timore la criminalità organizzata, che tiene in ostaggio la salute del nostro Paese.

6. PROMUOVERE LA DEMOCRAZIA, L’ISTRUZIONE E LA RICERCA. Aumentare il finanziamento dell’istruzione pubblica e della ricerca assicurandone l'accesso e garantendo che siano condotte in maniera trasparente e libera da conflitti di interesse. Vogliamo una società in cui esista maggiore partecipazione democratica nelle scelte collettive. La democrazia si basa anche sulla possibilità di informarsi da fonti affidabili e indipendenti. La formazione di ogni livello e la ricerca devono ricevere un consistente rifinanziamento e devono essere condotte in maniera trasparente, corretta e libera da influenze terze, per scongiurare conflitti di interesse. La ricerca dev’essere di interesse collettivo. Il sistema scolastico deve essere ripensato per assicurare il diritto allo studio, combattere le disuguaglianze sociali e formare cittadini e cittadine capaci di guidare una riconversione ecologica dell'economia. Negli insegnamenti vanno integrati princìpi di ecologia e corretto uso delle risorse al fine di garantire giustizia intergenerazionale. 

7. COSTRUIRE L’EUROPA DELLA RICONVERSIONE E DEI POPOLI. Aumentare la portata del Green Deal europeo, al fine di alzarne i target climatici, e superare il paradigma dell’austerità a livello europeo. È necessario un piano di investimenti pubblici a livello europeo per la ripartenza e la riconversione di tutti i Paesi dell’Ue. Il Green Deal europeo va nella giusta direzione ma è ancora ampiamente insufficiente, tanto per le risorse stanziate quanto per gli obiettivi perseguiti. Crediamo inoltre che l’Unione europea debba dimostrare di essere veramente fondata su sentimenti di solidarietà e condivisione e debba superare il paradigma cieco e sterile dell’austerità - che si è dimostrato un macigno per le economie e per le fasce più deboli dei popoli europei, come denunciato a gran voce da moltissimi economisti - adottando invece iniziative coraggiose e che guardino al futuro. Allo stesso modo, deve essere evitata la firma di trattati commerciali che inaspriscono gli effetti della crisi climatica e le disuguaglianze economiche e sociali.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie