Economia circolare, il nord eccellenza d'Europa

Dossier elaborato da Circonomia e curato da Duccio Bianchi

Redazione ANSA

Il Piemonte, in generale il nord-ovest e tutto il nord dell’Italia, hanno l’economia più “green” d’Europa. Sono l’eccellenza nell’economia circolare, più ancora di Paesi come la Germania, la Svezia, l’Olanda abitualmente celebrati come i più avanzati quanto a sostenibilità ambientale e capacità di eco-innovazione delle rispettive economie. Questo dato all’apparenza sorprendente si ricava con evidenza dai numeri del dossier elaborato da Circonomia, il Festival dell’economia circolare, in occasione della sua quinta edizione, e presentato ad Alba il 17 settembre. Lo studio è stato curato da Duccio Bianchi, fondatore dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e curatore del Rapporto annuale sullo stato dell’ambiente di Legambiente.

La valutazione contenuta nel dossier si basa su 16 indicatori: dal consumo di materia al consumo di energia, dalla produzione al tasso di riciclo dei rifiuti, dalle emissioni di gas climalteranti alla quota di rinnovabili sul mix energetico, dal tasso d’uso di materia circolare al suolo artificializzato procapite. I 16 indicatori sono a loro volta suddivisi in tre macrocategorie: 5 misurano l’impatto ambientale procapite, 5 l’efficienza o produttività ambientale a parità di potere d’acquisto, 6 la capacità di risposta ambientale e di gestione delle risorse.

In particolare, il nord-ovest è primo in Europa per consumo interno di materia procapite (8 ton/ab) e per unità di Pil (231 ton/Mpil), e per tasso di riciclo sul totale di rifiuti prodotti (77,7%), e si colloca nelle prime posizioni anche per quota di motorizzazioni alternative a benzina e diesel (metano, Gpl, ibrido, elettrico) sul parco auto (8,1%) e per consumi finali di energia per unità di Pil (66 ton/Mpil). Inoltre dallo studio emerge che le prestazioni in termini di economia circolare sono eccellenti, in rapporto all’Europa, per tutta l’Italia, anche per effetto di una significativa spinta all’ecoinnovazione da parte delle imprese – fanno testo su questo i dati prodotti periodicamente dalla Fondazione Symbola - che riguarda il nord come il sud . Ma per il sud e in parte per il centro questa “eccellenza” dipende largamente dai bassi livelli di produzione e consumo, dunque dagli indicatori d’impatto procapite, mentre negli indicatori di efficienza le regioni del Mezzogiorno fanno registrare risultati mediocri. Così, “miscelando” tra loro i dati sul grado di “circolarità” dell’economia con quelli sul Pil procapite, si vede che soltanto il nord appartiene a pieno titolo allo stesso “club” dei Paesi europei l tempo stesso più ricchi e più “green”.

Lo studio presentato da Circonomia mostra anche una rilevante contraddizione: da una parte il nord, e su vari terreni tutta l’Italia, si affermano come leader europei dell’economia circolare, dall’altra l’intero Paese arretra da anni, nel confronto con il resto d’Europa, sul piano degli indicatori squisitamente socioeconomici: reddito procapite, povertà, tassi occupazionali, divari di genere e di generazione. Basti dire che il Pil procapite a prezzi costanti (euro/ab) tra il 2008 e il 2018 scende in tutte le macroregioni italiane mentre cresce in Germania, Francia, Olanda, Regno Unito, Spagna e nell’Europa a 28.

Il declino italiano rischia però di compromettere i buoni risultati raggiunti e le stesse posizioni di leadership europea occupate dal nord in tema di economia circolare, così come sul futuro “green” dell’Italia pesano negativamente il divario socioeconomico tra nord e sud nonché arretratezze e problemi cronici di tutto il Paese dall’inefficienza generalizzata della pubblica amministrazione, alla debolezza dei sistemi della ricerca e della formazione universitaria, al forte radicamento dell’economia delle “ecomafie”, ai ritardi nelle dotazioni infrastrutturali che investono anche 4 settori ambientalmente strategici. Su quest’ultimo aspetto un esempio valga per tutti: in moltissime città italiane si registrano tassi elevatissimi di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, ma specialmente nel centro e nel sud vi è una rilevante carenza di impianti per il riciclo dei rifiuti (compostaggio, digestione anaerobica) legata anche, purtroppo, a quel fenomeno paradossale di opposizione “nimby” a qualunque impianto per il trattamento dei rifiuti che nel nome della difesa dell’ambiente persegue di fatto obiettivi totalmente antiecologici.

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