Stalking e diffamazione, due anni ad ex assistente universitaria

Lettere diffamatorie per prof che l'aveva estromessa e sostituta

(ANSA) - NAPOLI, 27 APR - Il giudice monocratico Giuseppe Meccariello del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha condannato a due anni di carcere un'ex assistente universitaria per i reati di stalking e diffamazione commessi nei confronti di una ricercatrice della facoltà di Giurisprudenza dell'Ateneo della Campania Luigi Vanvitelli; parte offesa, ma in un processo in corso al tribunale di Nola, è anche il docente universitario con cui l'ex assistente collaborava. L'imputata, una 31enne di Grazzanise (Caserta), fu anche arrestata e posta ai domiciliari per questi fatti dai carabinieri nell'ottobre 2019, in seguito alle numerose denunce presentate nei suoi confronti dalla ricercatrice che, a detta della 31enne, aveva preso il suo posto all'università. Nel processo conclusosi ieri, la ricercatrice, difesa da Dezio Ferraro, si è vista riconoscere anche il risarcimento danni che verranno liquidati in sede civile. La persecuzione del prof e della ricercatrice, secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere e dei carabinieri, iniziò dopo che la 31enne aveva terminato la sua collaborazione - era assistente volontaria - presso la facoltà di Legge della Vanvitelli; da allora - è emerso - la 31enne ha cominciato a prendersela con il prof che l'avrebbe, a suo dire, mandata via, e con la ricercatrice entrata dopo di lei. L'imputata ha inviato varie lettere al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere in cui diffamava pesantemente prof e ricercatrice - quest'ultima è un avvocato - alludendo ad una presunta relazione tra i due. La 31enne si presentò anche ad un convegno dove c'erano le vittime. La ricercatrice ha presentato cinque denunce contro la stalker, facendola arrestare e dando il via al processo conclusosi con la condanna della 31enne ex assistente. (ANSA).

RETTIFICA - (ANSA) - Napoli, 3 maggio - In relazione alla notizia più in alto riportata, l'avvocato Gennaro Grassia, nell'interesse di Caterina Corsico, ha precisato quanto segue: "La mia assistita ha ricevuto una sola denuncia dalla ricercatrice, e non cinque, e inoltre la ricercatrice parte offesa non ha preso il posto della mia assistita, che era un'assistente volontaria e non aveva un rapporto di collaborazione con l'università". Il legale dell'ex assistente condannata ha inoltre escluso che "la mia assistita abbia mai mandato lettere diffamatorie al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere nei confronti della ricercatrice e del professore universitario", e che lei e il docente "si siano incontrati ad un convegno".

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