Pensioni: Clemente (Iriss-Cnr), studiamo modelli innovativi

Coviello, nel 2050 3 lavoratori ogni 2 pensionati, colmare gap

(ANSA) - NAPOLI, 09 OTT - "Il sistema previdenziale italiano deve evolversi dall'attuale visione, superata dai nuovi scenari finanziari non ultima l'emergenza Covid, a nuovi modelli innovativi che consentano di garantire ai lavoratori il mantenimento dello stesso tenore di vita anche in vecchiaia. Il nostro istituto ha avviato su questo tema iniziative congiunte con l'Università Parthenope di ricerca e alta formazione in modo da preparare i professionisti ad orientare i cittadini verso scelte più consapevoli per il loro futuro". Queste le parole di Massimo Clemente, direttore dell'Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo (Iriss-Cnr), nel workshop sull'educazione assicurativa "Polizze vita: come proteggere il proprio futuro", in collaborazione e con il patrocinio di Forum ANIA-Consumatori, Università di Napoli Parthenope e Centro Studi e Ricerche AssicuraEconomia.it.
    I numeri della previdenza in Italia sono stati presentati da Antonio Coviello, ricercatore del Cnr-Iriss e condirettore del master "Magrisk" all'Università di Napoli Parthenope: "Secondo gli ultimi dati Covip, a fronte di un valore della ricchezza finanziaria detenuta dalle famiglie superiore, nel 2019 ai 4.445 miliardi di euro, è ancora ridotta la diffusione della previdenza complementare (meno di un lavoratore su 3 partecipa al sistema; con riguardo ai più giovani - con meno di 35 anni -, il tasso di partecipazione si riduce a 1 su 5). Si tratta, evidentemente, di una situazione non ottimale, che espone i lavoratori di oggi - specie quelli più giovani - al rischio di non disporre di risorse sufficienti una volta usciti dal mercato del lavoro, in uno scenario peraltro, di bisogni di protezione - e, dunque, di esigenze finanziarie - fortemente crescenti in età anziana". "A livello mondiale l'Onu ha sancito che 1 persona su 6 ha più di 65 anni. In Italia la media di vita è, per fortuna, semre più alta. Passeremo entro il 2050 da 11 milioni a 16 milioni di ultrasessantacinquenni. Ciò comporterà un cambio in negativo del rapporto tra pensionati e lavoratori che sarà di due a tre".
    (ANSA).
   

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