Sviluppo sostenibile, Mazzucato: 'Recovery sfida per l'Italia, no a tanti progettini'

'Debito non cresca per calo tasse e aziende decotte'. L'economista ad Ansa Forum 'voci sul futuro'

Redazione ANSA ROMA

 Scegliere una sfida, trasformarla in 'missione-progetto', e poi guardare a tutti i settori economici che sono coinvolti per ridisegnare progetti concreti dagli appalti ai sussidi: è questa la strategia che indica l'economista Mariana Mazuccato, che sta collaborando con il governo Conte alla messa a punto della strategia italiana per il Recovery Fund. "L'impegno europeo su questo progetto - mette in risalto in una intervista all'Ansa Forum "Voci sul Futuro" in collaborazione con Asvis - segna un momento storico per l'Europa che per la prima volta mette condizionalità ma non per tagliare ma per investire".

Dalla sua University College London due studenti sono ora a Palazzo Chigi e stanno lavorando "per fare in modo che non si rischi di avere tanti progetti, con una lunga lista della spesa di 500 progettini. Bisogna invece essere cauti e cercare di fare in modo che la somma porti davvero una trasformazione del Paese sia in termini di digitalizzazione e sia rendere lo sviluppo sostenibile più diffuso". Mazzucato crede nella spinta degli investimenti in una direzione che consenta di spingere una crescita sostenibile, che crei occupazione e salvaguardi l'ambiente. E non importa in questo caso se il debito cresce. Non è d'accordo invece di farlo salire per un taglio delle tasse che diventa insostenibile o per sussidi per mantenere in vita aziende decotte senza che siano spinte a cambiare. "Bisogna ricordarsi che, come è ovvio, i dettagli valgono - dice rispondendo ad una domanda sulla crescita del debito - Si può far crescere un debito perché si sta spendendo male, ad esempio si stanno solo abbassando le tasse e questo può essere un modo insostenibile di far crescere il debito". Per l'economista meglio investire nell'istruzione, creando contatti tra scuola, università e imprese, ma anche nella formazione dei lavoratori e nella ricerca. Non vanno bene invece "i sussidi e le garanzie dati alle imprese, solo perché stanno fallendo. Questo non è un modo intelligente (di fare debito. ndr), perché mettere delle condizionalità a quei sussidi che favorirebbero la trasformazione delle imprese. Questo sarebbe il modo giusto".

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