Sos Onu, senza acqua una persona su 3

Il Sud Italia perde il 40%, interventi con i fondi del Recovery

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 24 MAR - In tempi di pandemia si è compreso ancora di più quanto sia preziosa l'acqua per le nostre vite, eppure ogni anno circa 829.000 persone muoiono di dissenteria per acqua non potabile, di cui 300.000 bambini sotto i cinque anni. Nel mondo una persona su tre, secondo i dati dell'Onu, non dispone di acqua pulita e si prevede che la situazione peggiorerà, senza interventi efficaci, tanto che si stima entro il 2050 che saranno in 5,7 miliardi a vivere in zone con carenza idrica per almeno un mese all'anno.
    Nella Giornata mondiale dell'acqua, che ricorre ogni 22 marzo, - quest'anno con il tema "Dare valore all'acqua" - le Nazioni Unite diffondono il "Rapporto mondiale sullo sviluppo dell'acqua 2021" sollecitando a proteggerla meglio.
    Nell'occasione non manca l'appello del Papa secondo cui "è di vitale urgenza agire senza indugio, per finirla una volta per tutte con i suoi sprechi, mercificazioni e contaminazioni", riferisce il cardinale Pietro Parolin in un video messaggio rivolto, tra gli altri, ai vertici di Fao e Unesco, aggiungendo - sempre a nome del Pontefice - che "è altrettanto urgente una copertura giuridica vincolante, affinché a tutte le aree del pianeta arrivi, in quantità e qualità, l'acqua potabile".
    La carenza di acqua pulita - e di servizi sanitari adeguati - è destinata ad aggravarsi con l'aumento di eventi meteo estremi che hanno causato il 90% dei disastri negli ultimi 10 anni, avverte l'Onu stimando che entro il 2040 la domanda globale di acqua crescerà di oltre il 50%. Dare l'accesso all'acqua potabile a 140 stati a medio e basso reddito entro il 2030 (l'obiettivo 6 dell'Agenda 2030 dell'Onu sulla sostenibilità) costerebbe 114 miliardi di dollari all'anno nei prossimi dieci anni, si legge nel Rapporto.
    Stringendo l'obiettivo sull'Italia, il settore idrico vale 310 miliardi di euro pari al 17,5% del Pil, secondo il Libro Bianco Ambrosetti. La ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna avverte che "al Sud viene disperso il 40% di acqua" e quindi "bisogna usare bene 4 miliardi Recovery Fund sulla manutenzione delle reti idriche" mentre i Verdi denunciano che "se ne sprecano 9 miliardi di litri al giorno" in tutto il Paese soprattutto a causa "di una rete colabrodo su cui non si è mai investito a dovere".
    Gli investimenti sulla rete idrica sono aumentati in Italia negli ultimi dieci anni, ma restano ancora troppo bassi al Sud: 26 euro ad abitante nel Mezzogiorno, contro una media nazionale 2019 di 44 euro. Colpa di un numero eccessivo di piccoli gestori, specie Comuni (al sud le gestioni "in economia" arrivano al 66%) rivela Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, che forniscono l'acqua all'80% della popolazione italiana).
    Il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani assicura che con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ci saranno risorse per mettere in sicurezza "infrastrutture, bacini idrici e alvei naturali". E l'acqua può essere "elemento centrale per la ripartenza del Paese" secondo il presidente dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) Stefano Laporta.
    Intanto, tornano gli appelli per sbloccare la proposta di legge per il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua, ferma da tre anni alla Camera e cavallo di battaglia del M5s. Ma Napoli, rivendica il sindaco Luigi De Magistris, è l'unica città in Italia ad avere l'acqua pubblica avendo rispettato il referendum del 2011.
    Infine, l'Italia concorre per ospitare il World Water Forum 2024. (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA