'Abitare il futuro, quali infrastrutture per una mobilità sostenibile'. Giovannini: 'Firmato il decreto sui mobility manager'

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Dalla metropoli globale alle città sostenibili: la crisi pandemica ha impresso un'accelerazione sostanziale verso un cambiamento di paradigma nel nostro vivere gli spazi cittadini e negli spostamenti. E' questo il punto di partenza per "Abitare il futuro: quali infrastrutture per una mobilità sostenibile", il terzo degli appuntamenti dell'Agenzia ANSA sui temi dell'Agenda 2030, in diretta streaming.

Dalla Micromobilità al trasporto pubblico locale, alla logistica integrata che puntano sull' energia pulita, a infrastrutture e sistemi urbanistici più ecocompatibili, una sfida complessa ma una imperdibile opportunità per le aziende pronte a puntare sempre di più su innovazione e ricerca. 

"Con il ministro Cingolani abbiamo firmato proprio ieri il decreto sull'istituzione del mobility manager nelle imprese e nelle istituzioni con oltre di 100 addetti, e non più 300", ha detto il ministro dei Trasporti e delle Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, all'evento ANSA. Questo vuol dire, spiega il ministro, "l'opportunità di ripensare i tempi della città, i tempi del movimento, delle scuole, delle persone. Non dobbiamo solo inseguire i cambiamenti ma possiamo gestire questo elemento che incide moltissimo sulla qualità della vita". Giovannini ricorda che "nelle analisi svolte a livello internazionale emerge che il momento peggiore della giornata, nei paesi più sviluppati come in paesi in via di sviluppo, è il momento del commuting, in cui si è bloccati nel traffico e si sente maggiormente il peso del tempo buttato". Il decreto ora, dice il ministro, "consentirà ai comuni con oltre 50 mila abitanti di interloquire con centinaia di mobility manager e non qualche decina".

Il problema del controllo del territorio "può essere combattuto solo con un salto di trasparenza", secondo il ministro dei Trasporti e delle Mobilità sostenibili, che indica inoltre la necessità "superare la logica dei controlli formali e passare a una logica di controlli sostanziali, velocizzando l'iter ma assicurando piena coerenza con normative sempre più stringenti". "Nel piano di ripresa e resilienza è indicata chiaramente l'autorità anticorruzione che deve realizzata questa banca dati integrata sulle attività legate ai contratti, agli appalti e così via. Come ministero abbiamo deciso di cedere una parte delle nostre competenze all'Autorità anticorruzione per assicurare la perfetta integrazione delle banche dati", afferma Giovannini. "È una sfida ovviamente - continua il ministro - e non solo per il Mezzogiorno perché sappiamo che la criminalità organizzata soprattutto di nuova generazione è presente in tutti i territori e non solo in Italia".

All'evento, moderato dal direttore dell'ANSA, Luigi Contu, e dai giornalisti dell'Agenzia, hanno partecipato Silvia Zucconi, responsabile Market intelligence di Nomisma, l'amministratore delegato di ANSA Stefano De Alessandri, Carlo Ratti, Architetto e urbanista, Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano, Antonio De Bellis, E Mobility lead manager di ABB, Paolo Carri, Head of Sustainable solutions di Italscania, Mario Virano direttore generale Tunnel Euralpin Lyon Turin (Telt), Gabriele Benedetto, Ceo di Telepass, Anton Seeber presidente del Gruppo Leitner, Bruno Useli, direttore generale di CTM.

"Dobbiamo assolutamente ancora costruire infrastrutture fisiche, ma anche con i dati capire come farle funzionare meglio. A volte con meno asfalto e un po' meno calcestruzzo, e un po' più di silicio e di intelligenza". È questo il messaggio dell'architetto e urbanista, Carlo Ratti, che dirige il Senseable City Lab del Mit di Boston, all'evento "Abitare il futuro: quali infrastrutture per una mobilità sostenibile". Ratti presenta alcune soluzioni, a partire dal progetto con la città di Stoccolma di pedaggi flessibili per decongestionare il traffico nell'ora di punta, la "nuova flessibilità portata dal Covid sugli orari - spiega l'architetto - con gli incentivi giusti ci può permettere di distribuire i picchi e usare meglio l'infrastruttura esistente". Inoltre al Mit un'analisi in laboratorio indaga su come usare i dati provenienti dagli accelerometri di smartphone e automobili per "fare con questi una scansione complessiva delle infrastrutture come i ponti o lo stato di conservazione del manto stradale" e valutare dove intervenire. Un ulteriore progetto a Copenhagen, partito dallo sviluppo di una ruota che consente di trasformare ogni bici in elettrica, ha "cambiato il mercato della micromobilità" consentendo, grazie ai dati, la diagnostica e la manutenzione delle flotte da remoto.

Il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, invita ad "avere il coraggio di sperimentare nuove tecnologie" per la mobilità, anche dal punto di vista della normativa. "Dobbiamo essere più veloci nella fase di sperimentazione", afferma all'evento ANSA. "Le nuove tecnologie, l'autostrada elettrica, il trasporto pubblico elettrico connesso guidato da un'infrastruttura, senza andare poi a scomodare l'auto autonoma, hanno bisogno di sperimentazione", afferma Resta. "Deve andare in parallelo - spiega - sperimentare la tecnologia e fare innovazione nella normativa, e su questo il nostro Paese è in ritardo". "Altri Paesi in Europa stanno lavorando con centri congiunti", dice il rettore affrontando insieme tecnologia e aspetti giuridici, assicurativi e regolamentatori "per arrivare a un sistema regolamentare che è in grado di recepire l'innovazione tecnologica".

"Sta un po' cadendo il mito della grande metropoli e 1,5 milioni di italiani, nei prossimi due-tre, anni vorrebbero trasferirsi in una città di dimensioni più piccole", secondo i dati di un osservatorio di Nomisma presentato dalla responsabile Market intelligence della società, Silvia Zucconi, all'evento ANSA, "Abitare il futuro: quali infrastrutture per una mobilità sostenibile". Zucconi racconta come il Covid abbia portato a trasformazioni nella mobilità delle persone destinare a rimanere anche dopo la pandemia, a partire da una riduzione della mobilità, una predilezione per gli spazi di prossimità e un'attenzione più forte per la sostenibilità. "C'è stata una trasformazione del raggio di azione, andiamo ad accorciare tutti noi l'orizzonte territoriale dei nostri spostamenti. Nel lockdown eravamo costretti in casa, ma l'accorciamento si mantiene ancora oggi con un calo del 10-15% degli spostamenti giornalieri in termini di chilometri", spiega Zucconi, ricordando che secondo le stime di Nomisma ancora sono quasi 4 milioni i lavoratori attualmente in smart working.

"Non un assemblaggio di pezzi che arrivano dall'Estremo Oriente, ma una fabbrica dove si parte dal silicio e si costruisce tutto e si va con il made in Italy in giro per il mondo". Con queste parole E-Mobility lead manager di Abb, Antonio De Bellis, presenta l'investimento di 30 milioni di dollari per il nuovo stabilimento per la realizzazione di sistemi di ricarica per veicoli elettrici a San Giovanni Valdarno (Arezzo). "Abbiamo bisogno di maggiore flessibilità produttiva, di essere pronti ad affrontare lo tsunami che sta arrivando (ne abbiamo tutte le avvisaglie) della penetrazione esponenziale dei mezzi elettrici", afferma De Bellis. "C'è una dimostrazione - continua il manager - che questa rivoluzione, è vero che mette a rischio qualche cosa, ma anche in un Paese come l'Italia riesce a creare occupazione e opportunità di business per una filiera". De Bellis rivendica che "chi ricarica un'auto con le ricariche veloci oltre 50 kW di corrente continua negli Stati Uniti, in Giappone, negli Emirati Arabi o in giro per l'Europa ha un'esperienza made in Italy perché queste tecnologie nascono in Italia".

"I tempi sono maturi oggi per un cambio di passo per quanto riguarda l'elettrificazione anche nei trasporti pesanti" ma "è fondamentale lo sviluppo dell'infrastruttura di ricarica specifica", secondo l'Head of Sustainable solutions di Scania, Paolo Carri. In autunno il gruppo ha lanciato "la la prima generazione di veicoli Bev, quindi full elettrici con emissioni zero a livello locale" oltre alla rigenerazione dei veicoli ibridi. "In una prima fase - osserva Carri - saranno meno rilevanti le colonnine pubbliche ma dovremo puntare su infrastrutture presso i depositi dei veicoli, nei punti di carico e scarico e nei nodi del sistema logistico. Questo deve essere preso in considerazione quando si parla dei vari programmi di incentivazione e sostegno alla transizione". "Siamo all'inizio - per il manager - di una transizione che ci vedrà affrontare un periodo dove tante tecnologie saranno rilevanti ma abbiamo l'opportunità di avere una trasformazione a livello di sistema che mentre la tecnologia continuerà ad evolvere permetterà a tutti gli attori del sistema logistico di fare un'esperienza importantissima che sarà fondamentale quando il prodotto avrà una diffusione e un livello di maturità crescenti".

Sensori inglobati nei grandi tunnel faranno sì che siano "infrastrutture estremamente connesse ed estremamente leggibili nei loro comportamenti attraverso l'utilizzo di tecnologie attuali ma non così abitualmente applicate nell'ingegneria civile". Lo sottolinea il direttore generale del Tunnel Euralpin Lyon Turin (Telt), Mario Virano, parlando del cantiere della Tav come di un esempio di innovazione e sostenibilità. "La sostenibilità - dice Virano all'evento ANSA - deve essere riscontrabile. Nel solo cantiere di Chiomonte abbiamo condotto 80 mila monitoraggi nel tempo". "Un'opera - continua il direttore generale - deve essere sostenibile dal punto di vista etico-comportamentale, e noi abbiamo messo in piedi il primo esempio in Europa della normativa antimafia a livello transnazionale. Deve occuparsi della biodiversità nel concreto farsi dell'opera e noi abbiamo fatto e stiamo facendo con le università una serie di esperienze in questo campo. Deve essere fattore di significativo di economia circolare e noi lo stiamo applicando, con il riutilizzo di circa il 60% degli stessi materiali scavati all'interno dell'opera, e serve a risolvere problemi insoluti da decenni come accumuli di sostanze nocive in realtà come dei Salbertrand, in val di Susa".

"La mobilità è molto evoluta rispetto a 30 anni fa quando è nato Telepass ma le barriere che le infrastrutture di mobilità stanno creando sono tantissime e noi andiamo a eliminare queste barriere": così il ceo di Telepass, Gabriele Benedetto, indicando la necessità su questo fronte di uno scatto delle pubbliche amministrazioni. "Quando noi di Telepass al casello facciamo arrivare la notifica all'utente che dice: con questa macchina non puoi entrare dentro Milano o che, se entri in area C, devi pagare, c'è bisogno di accedere a tantissimi dati dei gestori delle infrastrutture", dice Benedetto all'evento ANSA 'Abitare il futuro: quali infrastrutture per una mobilità sostenibile'. "Oggi l'utente cerca facilità, ma le infrastrutture e le pubbliche amministrazioni ancora non sono pronte ad aprire in modo facile questo tipo di informazioni per rendere la vita di chi usa i mezzi di mobilità più vivibile", aggiunge il ceo di Telepass.

"Noi vediamo la funivia come la soluzione di mobilità elettrica per eccellenza per i centri cittadini. Si immagina un unico motore che muove centinaia di veicoli e migliaia di persone e questi veicoli sono sempre puntuali", ha spiegato il presidente del Gruppo Leitner, Anton Seeber, che sottolinea come questo motore sia anche "sviluppato con un'innovazione puramente italiana". Il gruppo ha realizzato e gestisce l'impianto funiviario anche a Berlino e nel 2021 realizzerà un impianto di Tolosa, il sesto impianto a Medellin (Colombia), due impianti a Città del Messico e ha progetti in tantissimi paesi dalla Cina al Belgio. Dopo il Centro-Sud America e l'Asia, "vediamo nascere funivie urbane anche nel vecchio continente", osserva il presidente, ma non in Italia. "In Italia si discute da anni, o decenni - ricorda Seeber - su impianti a Roma, Genova o in Costiera amalfitana, ma con questa complessità legislativa e i lunghi tempi burocratici speriamo che anche qui arriveremo a delle conclusioni perché discutere non basta".

Il piano di ripresa e resilienza stanzia 30 milioni per la strategia di riconversione energetica e la mobilità elettrica del trasporto a Cagliari. "È una notizia dell'ultima ora che ci ha reso particolarmente felici. Possiamo dire seguendo questa strada che il futuro di Ctm è elettrico", afferma il direttore generale di Ctm, la società che gestisce servizio di trasporto pubblico locale nell'area di Cagliari, Bruno Useli, all'evento ANSA dove descrive il piano per la graduale sostituzione di 300 mezzi diesel con altrettanti autobus elettrici, per la riconversione del deposito. "Grazie a un'oculata gestione del bilancio in attivo di Ctm - dice Useli - cosa che non è affatto scontata nel nostro settore, il nostro presidente e il consiglio di amministrazione hanno deciso di adottare una strategia ambiziosa di investimenti e di rinnovo totale della flotta con investimenti di 156 milioni di euro". "L'ultima parte del progetto prevede l'acquisto di autobus ad idrogeno" mentre "il passo più immediato - dice il direttore - è la realizzazione di un Brt ( Bus rapid transit) di collegamento tra i comuni più vasti dell'area che serviamo, Cagliari e Quartu Sant'Elena con filobus totalmente elettrici e una frequenza di sette minuti e una linea veloce totalmente elettrica verso le spiagge".

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