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Gualtieri, head hunter al lavoro, a donne 2/5 cda

verso le nomine dei vertici nelle controllate

Redazione ANSA ROMA

(ANSA) - ROMA, 19 FEB - I cacciatori di teste per le nomine dei vertici delle società controllate dal Tesoro "stanno provvedendo agli adempimenti loro richiesti". E oltre ai criteri di professionalità e competenza manageriale, "vi è il criterio di equilibrio di genere, che assicurerà che almeno due quinti della rappresentanza di consigli d'amministrazione e collegi sindacali" vada alle donne.
    Lo ha detto durante il question time alla Camera il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, spiegando che le società di 'executive search' cui sono stati conferiti incarichi per ricercare i profili adatti sono Eric Salmon, Key2people, Russell Reynolds e Spencer Stuart. "La selezione dei componenti degli organi di amministrazione e controllo direttamente controllate dal Mef è improntata - ha detto Gualtieri - a criteri volti a individuare le professionalità migliori e le competenze manageriali" necessarie per la complessità degli incarichi.


 Secondo il report "Le donne ai vertici delle imprese, 2020", realizzato da Cerved e Fondazione Marisa Bellisario in collaborazione con Inps sono donne solo il 6,3% degli amministratori delegati e il 10,7% dei presidenti delle società quotate. In media, nel 2019, le donne rappresentano il 36,3% dei componenti dei board delle società quotate, un dato in linea rispetto alle soglie introdotte dalla legge e in netta crescita rispetto alle percentuali precedenti al primo rinnovo. Le aziende, però, dove il numero di donne supera di almeno un'unità quanto previsto dalla norma sono poco più di una su dieci, il 13,9%. Le controllate pubbliche, inoltre, secondo il rapporto, "presentano una quota di rappresentanza femminile nei Cda lievemente più bassa (28,4%) e incrementi meno consistenti rispetto alle quotate, mentre la percentuale di donne nei board nelle aziende non soggette alla legge Golfo-Mosca è decisamente più bassa (17,7%) e mostra un trend piuttosto statico". Lo studio evidenzia anche come sia mancato una 'effetto a cascata' delle quote rosa. I dati indicano che l'incremento della quota di donne nel cda non si è tradotto in una crescita della rappresentanza femminile nelle posizioni apicali o tra le occupazioni a più elevato reddito, né ha promosso una maggiore presenza di donne nelle società non quotate. "Sia in relazione alla presenza di donne manager, che nelle statistiche sulla partecipazione femminile, sull'utilizzo del part-time, sulle assunzioni e separazioni dall'azienda non emerge - si legge - alcuna significativa variazione nel gap tra imprese quotate e non quotate che possa dare indicazione di un qualche effetto delle quote di genere sulla presenza di donne manager". 
   

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