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ASviS e Cortile dei gentili: come ripartire dopo la pandemia

Presentata in un evento online la ricerca "Pandemia e resilienza”, che fotografa l’impatto del Covid sulla società e indica le opportunità per una ripresa sostenibile

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“Non possiamo separate l’economico dall’umano” soprattutto in una fase storica nella quale la pandemia ha messo in crisi tutto il sistema economico e sociale. Cita Papa Francesco il presidente dell’ASviS, Pierluigi Stefanini, nell’incontro per la presentazione del rapporto curato dalla Consulta scientifica del Cortile dei gentili e pubblicato dal Cnr, "Pandemia e resilienza”. Secondo Stefanini “la società italiana ha il dovere di contrastare questa crisi così grave e di dare una prospettiva di sviluppo sostenibile e di futuro ai nostri giovani e alle persone del nostro Paese”, combattendo la sfiducia generale. È, dunque, essenziale mettere in atto uno sforzo comune a favore del dialogo tra politica ed economia affrontando “la centralità trasversale della parità di genere come elemento trasformativo potentissimo che dobbiamo assolutamente mettere al centro e in modo ancora più forte e convinto". Non solo: "la strategia della biodiversità rappresenta una risposta altrettanto efficace e fondamentale alla crisi climatica e altrettanto integrante della strategia della transizione ecologica”.

“La pandemia ha cambiato la concezione della nostra fragilità” e a questo abbiamo risposto con la tecnologia. Tuttavia, nonostante gli “innegabili progressi umani” negli ultimi mesi ci siamo scontrati con i limiti di questa strategia. Questa la riflessione con la quale Giuliano Amato, presidente della Consulta scientifica del Cortile dei gentili, ha aperto la presentazione. Secondo Amato, abbiamo cercato di attivare una reazione resiliente allo shock immediato dovuto al Covid-19 all’interno della società, tuttavia non basta: “Davanti a tutto questo dobbiamo imparare a resistere adottando una resilienza che sia trasformativa”.

Per esempio, per Leonardo Becchetti, che collabora con il Cortile dei gentili, “La pandemia ci insegnato che esiste un modello da incubo dell’economia che dobbiamo superare”, e questo modello è imprescindibilmente legato alla mancanza di intervento da parte dello Stato nell’economia. Tuttavia, negli ultimi mesi sono state fatte scelte dalle quali non si potrà tornare indietro: “le banche centrali per esempio hanno assunto un ruolo sempre più importante e, di fatto, hanno agito per cancellare parte del debito dei Paesi Ue”, allontanandosi da una logica di tipo rigoristico concentrato principalmente sul pareggio di bilancio. “La crisi ha mostrato che abbiamo bisogno di un coordinamento” in una logica di generatività, coinvolgendo il maggior numero di settori della società. (Si dice generativa un tipo di azione socialmente orientata, creativa, connettiva, produttiva e responsabile, capace di impattare positivamente sulle forme del produrre, dell’innovare, dell’abitare, del prendersi cura, dell’organizzare, dell’investire)

Tuttavia, proprio la pandemia sembra aver accelerato un processo iniziato da anni: Eleonora Rizzuto, coordinatrice del Gruppo di lavoro sul goal 12 dell’Agenda 2030 dell’ASviS, ha spiegato come  la società civile stia ritornando a essere protagonista della scena politica italiana. Oggi, infatti, circa il 36% delle persone conoscono i temi legati all’Agenda, mentre nel 2019 erano il 21%.

Carla Collicelli, della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, ha spiegato infatti che sono almeno tre gli ambiti dove il Covid ha portato una crisi: quello sanitario, quello economico e quello sociale, al quale non siamo riusciti ancora a trovare una soluzione. In particolare, è stato messo profondamente in crisi tutto il modello di benessere individuale e collettivo che non siamo riusciti a tutelare, come nel caso delle persone anziane e dei giovani. In questo contesto sono emersi tutti i problemi che negli anni non erano stati risolti, ma solo accantonati.

La risposta alla crisi sociale, nell’assenza delle istituzioni, è stata fornita molto spesso dalle donne, che hanno subito le conseguenze più gravi degli effetti economici della pandemia. Rosanna Oliva de Conciliis, coordinatrice del Gruppo di lavoro sul goal 5 “Parità di Genere”, nel suo intervento ha sottolineato con forza le difficoltà che affrontano ancora troppe donne italiane nel mondo del lavoro. A questo proposito infatti “la crisi ci sta allontanando dall'obiettivo e ha reso drammatica la situazione delle donne”. Per questo, occorre coinvolgere le donne nella realizzazione di un modello migliore, ha concluso de Concilis.

Il coinvolgimento delle donne passa necessariamente anche da un cambio del modello di governance pubblico, ormai largamente datato: “Pensato negli anni ’50 quando la globalizzazione non esisteva, non c'erano la terza e la quarta rivoluzione industriale e le pandemie non riguardavano il mondo dell’occidente” ha mostrato in questi mesi come sia ormai “obsoleto” per affrontare la realtà iperconnessa di questi anni, ha sottolineato Stefano Zamagni, membro della Consulta scientifica del Cortile dei gentili.

In questo senso occorre anche ripensare la governance del rapporto con l’ambiente: “È di vitale importanza integrare le considerazioni ambientali alle scelte economiche” e superare il concetto esclusivo di profitto, ha sottolineato nel suo intervento Anna Luise, coordinatrice dei gruppi di lavoro dei goal 6,14 15. La pandemia ha dimostrato proprio come il sovrasfruttamento delle risorse naturali può incidere sul benessere umano.

La tecnologia, in questo senso, giocherà un ruolo fondamentale secondo Antonella Sciarrone Alibrandi del Cortile dei Gentile. C'è bisogno di una regolazione della tecnologia, di politiche adeguate e di un apparato giuridico che usino come driver il concetto della resilienza tecnologica. Un passaggio possibile solo “se si pone al centro l’uomo” e lo sviluppo sostenibile dell’economia e della società. “La tecnologia non è un fine, ma uno strumento che deve servire in funzione della sostenibilità e delle relazioni umane”, ha concluso Sciarrone Alibrandi.

In questo quadro di crescenti tensioni sia interne che esterne ai confini nazionali dei Paesi è fondamentale garantire la pace, senza la quale non può esserci sviluppo sostenibile, ha spiegato la coordinatrice del gruppo di lavoro del goal 16 di ASviS, Marcella Mallen. Conflitti ma anche giustizia e istituzioni solide: “La disuguaglianza gioca un ruolo determinante nella felicità delle persone. La pandemia ha messo a repentaglio il diritto alla salute, al lavoro, all'istruzione. Anche democrazia e libertà d'informazione sono in crisi”.

Infine, è intervenuto il Ministro delle infrastrutture e la mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, riportando il punto di vista del Governo. “Abbiamo chiara l'idea che bisogna fare un salto in avanti” anche dal punto di vista del linguaggio la scelta di cambiare il nome del suo dicastero è un “modo per testimoniare una realtà, che è già diversa” di un esecutivo nato per rispondere alle nuove necessita che con la pandemia sono cresciute tra la popolazione italiana ed europea. Per questa ragione i temi posti dall’Agenda 2030 sono “al centro dell’azione di questo Governo”, ha spiegato Giovannini. É necessario, dunque, mantenere una “visione sistemica” che non si deve esaurire con la realizzazione del Piano di ripresa e resilienza che stanno preparando i ministri e le ministre. Riduzione dei divari territoriali e lotta alle differenze di genere sono solo i primi aspetti sulla quale interverrà il piano, perché questo esecutivo ha ben chiara l’idea “che non possiamo tornare a dove eravamo prima della crisi”, ha concluso Giovannini.

di William Valentini

 

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