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L’Italia e il Goal 7

Il Rapporto ASviS sottolinea la necessità di investimenti nella transizione, efficienza e risparmio energetico

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Le politiche per il Goal 7: a che punto siamo

Il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) è uno strumento cruciale per le politiche energetiche nazionali, ma il suo impiego è inferiore a quello necessario per rispettare la riduzione di almeno il 50% al 2030 prevista dal Green deal europeo. Questo uno dei passaggi centrali del Rapporto ASviS 2020 per il Goal 7 (Energia pulita e accessibile). La versione definitiva del Pniec è stata infatti trasmessa alla Commissione europea a gennaio 2020, confermando un taglio alle emissioni del 37% rispetto al 1990, ben lontano dalla soglia europea. Questa differenza rappresenta un serio problema, visto che il Pniec è considerato centrale nella definizione del Piano di ripresa e resilienza previsto dal Next Generation Eu.

Allo stesso tempo, però, nel quadro del Green new deal italiano, la Legge di bilancio 2020 è intervenuta in modo più consistente che in passato sui temi della decarbonizzazione, anche se il Rapporto evidenzia l’assenza di misure strutturali per comporre la politica energetica nazionale. Il Decreto rilancio ha inoltre introdotto un rilevante incentivo fiscale al 110% (cosiddetto “Superbonus”) per le opere di efficientamento energetico in grado, entro la fine del 2021, di determinare un miglioramento di almeno due classi energetiche degli edifici. L’incentivo comprende anche l’installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo, oltre che punti di ricarica per veicoli elettrici.

Lo stesso Decreto prevede incentivi per l’acquisto di autovetture a basse emissioni, veicoli ibridi o elettrici, promuovendo anche per i residenti nei Comuni interessati dalle procedure d’infrazione europea per l’inquinamento dell’aria:

  • la rottamazione (senza nuovo acquisto) di autovetture e motocicli fino alla classe Euro 3, con un buono mobilità da spendere di 1.500 e di 500 euro;
  • l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale e regionale;
  • l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita.

A tali incentivi si aggiunge un altro buono mobilità, fino a un massimo di 500 euro, per tutti i comuni superiori a 50mila abitanti, valido fino al 31 dicembre 2020 per analoghe tipologie di spesa. Si prevede inoltre che negli stessi comuni le imprese e le pubbliche amministrazioni (dai cento dipendenti in su) saranno obbligate a nominare un mobility manager, per efficientare gli spostamenti dei propri dipendenti. 

Il Decreto semplificazioni (pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 settembre 2020) propone invece diverse misure finalizzate all’attuazione del Pniec, in particolare tramite tre articoli:

  • 50, che introduce una disciplina di facilitazione per le procedure di autorizzazione ambientali che riguardino le opere incluse nel Pniec;  
  • 57, che prevede la creazione da parte dei Comuni (entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto) di misure per l’installazione e la gestione di punti di ricarica per veicoli elettrici, prescrivendo almeno un punto ogni mille abitanti. Inoltre, le nuove concessioni (o il rinnovo) per stazioni di servizio dovranno prevedere l’installazione di colonnine di ricarica elettrica;
  • 62, che include misure per la semplificazione dei procedimenti relativi all’adeguamento di impianti di produzione e accumulo di energia (per incrementi non superiori al 5% della potenza elettrica);
  • 64, che introduce una disciplina per il rilascio delle garanzie sui finanziamenti a favore di progetti del Green new deal, per un valore pari a 2,5 miliardi di euro per l’anno 2020.

Leggi tutti gli sviluppi normativi sul Goal 7 

 

L’Europa e il Goal 7

Il Goal 7 mostra, a livello europeo, un’ampia variabilità: la Danimarca presenta il valore più alto, quasi 36 punti superiore a Malta, ultima in graduatoria. Tra il 2010 e il 2018 si registrano forti miglioramenti dell’indice composito per tutti i Paesi (Danimarca e Irlanda evidenziano l’incremento più ampio, dato dall’aumento della quota di energia rinnovabile e della produttività energetica). L’Italia è in settima posizione, con un valore dell’indice composito superiore alla media europea. L’indicatore che determina maggiormente le differenze tra i Paesi è la produttività dell’energia, calcolata come rapporto tra l’output economico di un Paese e il suo consumo energetico.

 

L’Italia e il Goal 7

Per quanto riguarda l’indicatore composito italiano, il Rapporto registra un andamento complessivamente positivo tra il 2010 e il 2019, grazie ai miglioramenti della quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia, nonché grazie al rapporto tra consumi energetici lordi e valore aggiunto. Negli ultimi tre anni, l’indice segnala un andamento pressoché stabile, dato dalla mancata crescita della quota di energia rinnovabile. Ciononostante, l’Italia dovrebbe superare il target predisposto dalla Strategia Europa 2020 (relativo alla quota di energia da fonti rinnovabili) che nel 2019 si attesta al 18,1%, rispetto al target del 17%. Nel 2020, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), per i Paesi che hanno subìto una forte riduzione delle attività economiche, come l’Italia, si stima un significativo calo dei consumi energetici e un incremento della quota di rinnovabili, unico settore energetico a non essere stato intaccato dalla crisi. D’altro canto, la drastica riduzione del Pil porterà a un deterioramento del rapporto tra i consumi finali lordi di energia rispetto al valore aggiunto, pertanto non è possibile valutare complessivamente gli effetti della crisi su questo Goal per il 2020.

 

Le proposte dell’ASviS su “Energia pulita e accessibile”

  • Per conseguire i nuovi obiettivi europei è indispensabile aumentare gli investimenti nella transizione, efficienza e risparmio energetico, nello sviluppo delle Fer (Fonti di energie rinnovabili) e nell’autoproduzione di energia, nonché nell’elettrificazione dei trasporti passeggeri e merci, nelle tecnologie per l’idrogeno green e per la cattura e il sequestro del carbonio.
  • Il sistema industriale dovrà a questo proposito compiere scelte energetiche che possano garantire nuovi posti di lavoro e il recupero della competitività sui mercati. Bisogna dare priorità nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza al rilancio delle Fer e dell’elettrificazione, come alla realizzazione di una smart grid elettrica dotata di intelligenza e capacità di stoccaggio, innovazione digitale sistemica di cui il Paese ha urgente bisogno.
  • Accanto alle Fer, l’altra grande sfida individuata per il futuro è quella dell’efficientamento energetico. L’efficienza dovrà diventare un criterio guida delle azioni di tutti i soggetti che operano a livello locale, investendo in progetti di rigenerazione urbana che comprendano non solo i tradizionali interventi di recupero di edifici e di aree dismesse, ma misure di mitigazione e adattamento climatico e potenziamento delle infrastrutture verdi (come previsto dal Pacchetto di investimenti proposto dall’ASviS e da Urban@it sul tema).
  • La pratica dello smart working sta producendo effetti significativi in termini di economie di sistema, risparmio energetico, riduzione della mobilità delle persone, connettività sociale e innovazione tecnologica.
  • In materia di trasporti, in futuro si dovrà puntare sulla mobilità dolce, l’idrogeno verde, le celle a combustibile per il trasporto pesante e le facility pubbliche e domestiche per la ricarica delle batterie, accompagnate da un programma di costruzione di stazioni di ricarica ad alta potenza.

Guarda tutte le proposte dell’ASviS su “Crisi climatica ed energia”

Leggi il documento “L’impegno per la giusta transizione delle associazioni imprenditoriali”

Scopri di più sull'iniziativa "Un Goal al giorno".

Scarica il Rapporto ASviS 2020 “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

 

di Flavio Natale

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