Responsabilità editoriale di ASviS

Gli atenei italiani al servizio della sostenibilità

Le università giocano un ruolo fondamentale nel promuovere gli Obiettivi dell’Agenda 2030

ASviS

“La sostenibilità ambientale è tra le grandi questioni di questo secolo. Una sfida di fronte alla quale ciascuno di noi è chiamato ad adottare un atteggiamento responsabile, che salvaguardi e preservi l’ambiente come bene primario”. È quanto sostiene Ferruccio Resta, presidente della Conferenza dei Rettori delle università italiane (Crui), nel presentare il Rapporto 2020 sulle attività della Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus). Se però i singoli comportamenti virtuosi, come ridurre il consumo di plastica, usare mezzi di trasporto alternativi o contenere gli sprechi alimentari, sono meritevoli, da soli non bastano.

La recente crisi sanitaria, e la pesantissima recessione economica e sociale che stiamo vivendo hanno messo ancora di più in evidenza la complessità della sfida costituita dalle trasformazioni che occorre avviare per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite. È infatti evidente che per realizzare i 17 SDGs è necessario costruire collaborazioni inclusive e partenariati basati su una visione comune e su principi che mettano al centro le persone e il pianeta. Tutto questo, continua Resta, richiede “un cambiamento profondo che si traduce in nuovo modo di pensare e quindi anche di insegnare e di fare ricerca. L’università, impegnata (…) a studiare nuove soluzioni, è luogo di formazione, di cultura e di scambio ed ha pertanto un ruolo determinante nel disegnare il mondo in cui vogliamo vivere e quello che vogliamo lasciare dopo di noi”.

Seguendo questa logica, la Rus, che è la prima esperienza italiana di coordinamento e condivisione tra gli atenei impegnati sui temi della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale, si propone soprattutto di diffondere la cultura e le buone pratiche di sviluppo sostenibile, sia all’interno che all’esterno degli atenei, in modo da incrementare l’impatto positivo in termini ambientali, etici, sociali ed economici delle azioni intraprese dagli aderenti alla Rete. Mentre il numero degli atenei che ha aderito alla Rus è cresciuto costantemente, passando da 51 nel 2017 a 77 nel 2020, la Rete ha anche esteso la propria area di azione, creando partnership con associazioni ed enti che condividono questi stessi principi, primi tra tutti con l’ASviS, ma anche con l’Unicef Italia, con il Cai (Club alpino italiano), con NeXt (Nuova economia per tutti) e con molti altri. Gli accordi costituiscono uno strumento fondamentale per creare sinergie e mettere in comune azioni congiunte rivolte a raggiungere i Goal dell’Agenda 2030.

L’attività della Rus è articolata in diversi gruppi di lavoro, ognuno dedicato a un tema specifico dello sviluppo sostenibile. A metà del 2020, il rapporto ne indicava sette, e cioè mobilità, risorse e rifiuti, energia, cambiamenti climatici, educazione, cibo, inclusione e giustizia sociale. Ogni gruppo raccoglie un numero diverso di atenei, ha uno o più coordinatori e svolge diverse attività nel proprio ambito di intervento. Si va dalla ricerca, alla formulazione di proposte operative, alla promozione di iniziative concrete. Sono organismi che hanno avviato le loro attività in momenti diversi e sono in continua trasformazione e aggiornamento.

Più in generale, il Rapporto ricorda che tra il gennaio del 2019 e il maggio del 2020 si sono svolte più di 30 iniziative diverse dirette a promuovere le finalità della Rus, e questo nonostante i lunghi mesi del lockdown. Si va dall’avvio di diversi tavoli di lavoro congiunti con istituzioni ed enti non universitari, alla creazione di corsi di formazione specifici, ad azioni di grande impatto per sensibilizzare l’opinione pubblica: un esempio in questo senso è stato il “Climbing for climate” del luglio del 2019, la salita a piedi a oltre 3mila metri sul ghiacciaio da parte di rettori, prorettori e delegati delle università per firmare la Carta dell’Adamello. Pochi giorni fa, il 19 settembre, l’esperienza “Climbing for climate è stata ripetuta, proponendo a tutte le università della Rete di organizzare un’escursione aperta ai referenti sostenibilità degli atenei, in collaborazione con le sezioni Cai locali, per sensibilizzare l'opinione pubblica locale e nazionale sui temi dell'Agenda 2030. Durante la giornata è stato sottoscritto un appello per la protezione e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale locale da parte delle università ed enti organizzatori dei singoli eventi diffusi sul territorio nazionale. L’iniziativa ha rappresentato solo una delle tante attività organizzate dalla Rete nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile. Tra i prossimi appuntamenti si segnalano l’evento di rilevanza nazionale “UniSustainathon: sustainability as an opportunity. Universities for Expo 2020 Dubai”, il 3 ottobre, e l’evento del 7 ottobre dal titolo “Il progetto ‘One health” per una produzione alimentare di qualità e sostenibile”, con l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

 

Infine, si segnala che la Rus, nel marzo del 2020, ha diffuso una “Lettera aperta” per mantenere alta l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica sui temi dello sviluppo sostenibile e ribadire il ruolo cruciale delle università nel percorso di cambiamento. Nello stesso periodo, nell’ambito della campagna #AlleanzaAgisce promossa dall’ASviS, la Rus ha messo in campo oltre 100 progetti specifici per affrontare la crisi. Si tratta di una raccolta di buone pratiche attuate dagli atenei aderenti alla Rus per far fronte all’emergenza. L’intento della raccolta è quello di dare evidenza alle tante iniziative messe in atto per assicurare continuità alla didattica, supporto agli studenti, diffusione e innovazione della ricerca, sostegno al territorio.

 

di William Valentini

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