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Indice Cesvi sul maltrattamento all’infanzia: resta alto il rischio in Italia

47 minorenni su 1.000 sono seguiti dai servizi sociali. Quasi 100mila sono vittime di maltrattamento, fenomeno amplificato dall’emergenza coronavirus

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L’Italia è un Paese a rischio maltrattamento infantile. A dirlo è “Restituire il futuro”, la III edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia pubblicato da Cesvi. “In Italia il fenomeno del maltrattamento all’infanzia è un problema diffuso, ma poco conosciuto anche a causa della scarsità di dati a disposizione: l’Organizzazione mondiale della sanità afferma che per ogni caso conosciuto dai servizi ce ne sono altri nove sommersi”, ha commentato Gloria Zavatta, presidente di Cesvi. “La terza edizione dell’Indice mette in luce la necessità di disporre di dati più puntuali e ridurre il divario sociale ed economico delle regioni del Mezzogiorno tramite l’attuazione pratica dei Livelli essenziali di assistenza socioassistenziale (Liveas). Inoltre, si conferma la necessità di adottare strategie di intervento a medio-lungo termine in grado di modificare in modo strutturale i comportamenti umani e promuovere politiche specifiche e mirate”, ha concluso.

Il fenomeno del maltrattamento sui bambini, evidenzia il Rapporto, è tra le peggiori emergenze sociali, sia per la sproporzione di forze tra la vittima e il colpevole, sia per il tradimento della fiducia che i bambini ripongono negli adulti. Inoltre, tutte le forme di maltrattamento hanno conseguenze gravi non solo sui bambini, ma anche sulla società: gli ex bambini maltrattati sono oggi adulti che vivono con un pesante fardello di dolore che spesso scaricano sui propri figli.

L’Indice è basato su una serie di 64 indicatori, classificati rispetto a sei diverse capacità: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accesso a risorse e servizi. Quest’anno inoltre l’Indice include anche un intero capitolo dedicato all’analisi del periodo Covid-19.

I risultati mostrano un’Italia spaccata a metà. Le regioni del Sud manifestano elevate criticità sia tra i fattori di rischio che tra i servizi: le ultime quattro posizioni sono occupate da Campania (20°), Calabria (19°), Sicilia (18°) e Puglia (17°). L’Emilia-Romagna si conferma la regione con la maggiore capacità di fronteggiare il problema sia in termini di contesto ambientale che di servizi. Seguono Trentino-Alto Adige (2°), Friuli-Venezia Giulia (3°), Veneto (4°) e Toscana (5°).
L’emergenza Covid-19, aggiunge l’Indice, ha enfatizzato sia le criticità che i punti di forza strutturali esistenti nelle varie regioni italiane. Emergono traumi di natura diversa a seconda dei territori: mentre nel Nord Italia emergono con più frequenza traumi di natura primaria legati ai lutti e alla loro rielaborazione, nelle regioni del Sud si registrano le criticità derivanti da un maggiore disagio economico, aggravato dalla crisi, con un impatto su bisogni primari come l’accesso al cibo.

Una possibile strategia di prevenzione e cura del maltrattamento, sottolinea il Rapporto, può basarsi sullo sviluppo della resilienza, intesa come quel processo psicologico che permette di reagire in modo positivo alle avversità, trasformando le forme di stress in occasioni di crescita. Grazie alla resilienza è possibile rafforzare le capacità personali e sociali di bambini e adulti, dotandoli degli strumenti psicologici necessari a sostenere meglio i traumi subiti. Per il futuro, sarà fondamentale adottare l’approccio alla resilienza in tutte le fasi di sviluppo e crescita dei bambini. Interventi come l’home visiting, progetti di genitorialità positiva (positive parenting) e programmi ad hoc nelle scuole costituiscono fattori protettivi importanti, soprattutto per quei bambini appartenenti a fasce sociali e a gruppi di famiglie a rischio.

Il Rapporto si conclude elencando le aree su cui insistere per migliorare la capacità di intervento pubblico nella prevenzione, cura e contrasto del fenomeno. Il primo su tutti riguarda l’esigenza di disporre di dati più puntuali sull’entità del maltrattamento nel nostro Paese. Poiché si tratta di un fenomeno sommerso, rimane indispensabile disporre di dati in grado di rilevare e circoscrivere con maggiore precisione la platea di destinatari delle politiche. In questo senso la recente ricostituzione dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza offre i giusti presupposti di governance per avviare un percorso di potenziamento informativo sul fenomeno. In secondo luogo, sono necessari investimenti e nuovi strumenti di governance per ridurre il divario territoriale.

Le differenze territoriali sottolineano la necessità di investire risorse nel Mezzogiorno, sia di carattere finanziario che di carattere sociale e politico. Occorrono strumenti di raccordo tra livello nazionale e territoriale, in grado di garantire livelli essenziali di prestazioni e servizi accessibili per i bambini e famiglie. È indispensabile investire nei servizi sul territorio, al momento l’unico strumento per prevenire, contrastare e curare il maltrattamento all’infanzia. Infine, occorrono politiche di medio e lungo termine in grado di incidere sul cambiamento dei comportamenti umani. Se la cura del maltrattamento all’infanzia può richiedere interventi di carattere sanitario e sociale immediati, per la prevenzione e il contrasto è indispensabile che la pianificazione e la programmazione dei servizi adottino una prospettiva di medio-lungo termine, la sola efficace nel modificare i comportamenti delle persone.

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di Tommaso Tautonico

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