Responsabilità editoriale di ASviS

QUESTA SETTIMANA: Per scegliere il futuro bisogna conoscere i futuri

Con il sito “FUTURA network” offriamo una raccolta di riflessioni ed elementi utili per valutare come prendere le decisioni che determineranno il nostro domani. Occorre però un impegno per fare sintesi, con scelte che tutelino i giovani

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Stiamo caricando un grande peso sulle prossime generazioni. Per fronteggiare le necessità derivanti dalla pandemia, il debito pubblico aumenterà dall’attuale 135% del Pil a oltre il 150% nel 2021. Questo onere limiterà le scelte di investimento pubblico per molti anni a venire. Il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini in un editoriale sull’Espresso s’interroga guardando ai giovani:

"ma nel decidere come usare i "loro” soldi, i decisori politici hanno considerato il fatto che sono anni che i giovani chiedono una sterzata decisa nelle politiche pubbliche a favore di un modello di sviluppo diverso, basato sul concetto di sostenibílità? E gli opinion leader che in queste settimane di lockdown hanno dedicato tanto tempo a discettare su come dovrà essere il futuro, hanno fatto sentire la loro voce nel momento in cui si decideva come usare a favore della sostenibilità decine e decine di miliardi che le giovani generazioni dovranno rimborsare?"

Tutti oggi parlano di “ripartenza” ed è legittimo chiederci “per andare dove?”. Anche quando sarà finalmente superata questa crisi, auspicabilmente con la scoperta e la diffusione di un vaccino, i segni della pandemia dureranno a lungo. Da un lato, le ferite per le perdite economiche e l’accentuarsi delle diseguaglianze, per non parlare del costo in vite umane, ma dall’altro la presa di coscienza che nel nostro modo di vivere fino a questo momento c’era qualcosa di profondamente sbagliato, che non si può più vivere alla giornata cullandosi nel business as usual o fondando la nostra economia su meccanismi estremamente fragili. È necessario darsi degli obiettivi per evitare altre crisi come quella che stiamo vivendo, che derivino da epidemie, cambiamenti climatici o sconvolgimenti sociali ed economici. Darsi degli obiettivi significa rivalutare gli strumenti collettivi, a cominciare dal ruolo delle amministrazioni pubbliche e delle organizzazioni internazionali; significa ripensare i comportamenti delle imprese e delle organizzazioni della società civile, ma vuole anche dire avere un quadro il più possibile chiaro delle scelte che abbiamo davanti.

Ieri, nel corso del primo degli eventi “Tre passi verso il Festival”, è stato presentato il nuovo sito futuranetwork.eu che si propone di raccogliere materiali utili per fare oggi le scelte necessarie alla costruzione di un futuro sostenibile. Nell’articolo di presentazione, Giovannini ribadisce che il nostro futuro “sarà quello che sceglieremo”. Ma dobbiamo chiederci se disponiamo degli strumenti necessari per fare queste scelte.

I futuristi, come amano chiamarsi gli studiosi di futuro, ci dicono che non si lavora mai su un solo scenario, ma su “più futuri”. Non a caso il nuovo sito impiega la parola latina “futura”, al plurale. Bisogna cioè conoscere le linee di tendenza che possono determinare diversi esiti, per poi agire in modo da “scegliere” il futuro ritenuto migliore.

Siamo attrezzati per questo lavoro, siamo cioè in grado di conoscere per scegliere il futuro? Il materiale su cui lavorare non manca: nel mondo ci sono decine di think tank, centinaia di studi che ci proiettano nei prossimi anni, con una visione d’assieme o esplorando specifici aspetti come il lavoro, il clima, i movimenti demografici. Il sito “FUTURA network” si propone anche di segnalare questi studi.

Per arrivare a scelte pubbliche avvedute c’è però bisogno di un momento di sintesi. Bisogna conoscere le linee di tendenza e le conseguenze delle nostre azioni. In altri Paesi, questo lavoro è svolto da un istituto pubblico di studi sul futuro. Come abbiamo già ricordato la settimana scorsa, l’ASviS, con l’Associazione futuristi italiani, ha avanzato la proposta di costituire un “Centro di previsione strategica” presso la Presidenza del consiglio per attrezzare il governo con queste conoscenze. In parallelo, è necessario corredare tutti i nuovi interventi normativi con valutazioni sui loro effetti, ex ante ed ex post. Questa valutazione attualmente avviene solo per quanto riguarda le conseguenze sul bilancio pubblico e alcune variabili macroeconomiche, ma non vengono presi in considerazione gli impatti sul capitale sociale, umano e ambientale, la cui preservazione costituisce l’essenza della sostenibilità e la base per il benessere.

Un passo importante in questa direzione era stato compiuto con la riforma della Legge di bilancio del 2016 e con l’impegno a riferire annualmente, per il passato e per i prossimi tre anni, su 12 indicatori di “Benessere equo e sostenibile” influenzati dalle scelte di politica economica. Finora però questa elaborazione è stata compiuta solo per cinque indicatori e anzi l’ultimo Documento di economia e finanza, con la giustificazione della situazione di emergenza, non ne ha presentato l’aggiornamento.

Eppure, per scegliere il futuro dobbiamo fare sintesi su una grande quantità di informazioni che vanno al di là dei modelli econometrici sui quali da tempo si esercitano gli economisti. Bisogna tener conto delle variabili demografiche e di quelle ambientali, con la minaccia della crisi climatica, ma anche avanzare previsioni attendibili sulla evoluzione tecnologica: un lavoro complesso, che in Italia siamo poco abituati a fare perché siamo abituati a vivere alla giornata: “Franza o Spagna purché se magna”, come ha ricordato Giovannini ieri.  

L’evento di ieri, al quale hanno partecipato on line 45mila persone, a cui si sono aggiunte quelle che hanno usato i siti Ansa, Sole24ore e Rai cultura, ha messo in luce anche la necessità di un altro tipo di sintesi: una visione olistica delle persone che, come ha detto la ministra Elena Bonetti, non sono riconducibili alla somma dei loro ruoli: non bastano interventi mirati sui diversi aspetti dei comportamenti umani, il lavoro, la società, la famiglia, se non si considerano le persone nel loro insieme e nel loro divenire, ponendosi per esempio il problema delle legittime aspettative dei giovani alla sicurezza economica e alla costruzione di un proprio nucleo familiare.

La crisi che stiamo vivendo rende tutto questo più difficile, ma è anche un’occasione  per importanti innovazioni. La politica nazionale è probabilmente in ritardo, ma molti settori della società si stanno muovendo, a cominciare dalle città, come ha sottolineato il sindaco di Milano Giuseppe Sala. E molto sta cambiando nella società civile e nelle imprese. Basterà per avere davvero un futuro diverso dal passato o assisteremo a un riflusso, come se fossimo davanti a una moda passeggera? Se lo è chiesto Giovannini, dialogando con Gianluca Comin nella parte conclusiva dell’evento di ieri. E Comin gli ha risposto che, visto che le mode incidono sui comportamenti, ormai il cambiamento è così radicato che i politici non potranno ignorarlo senza rischiare una grande protesta di massa.  E all’ASviS spetta il ruolo di sentinella di questo cambiamento, per evitare qualsiasi ritorno al passato.

di Donato Speroni

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