Giustizia: avvocati Abruzzo, dibattito su uso tecnologie

(ANSA) - PESCARA, 10 OTT - Un dibattito acceso sull'uso della tecnologia nelle varie fasi dell'attività professionale si è aperto tra gli avvocati abruzzesi sulla spinta di alcune novità introdotte sia nella fase di lockdown sia poi nella gestione del settore giustizia nel periodo dell'emergenza sanitaria da Covid-19.
    Secondo il presidente dell'Ordine degli avvocati di Pescara, Giovanni Di Bartolomeo "non è vero che gli avvocati quando sono anziani hanno una maggiore difficoltà nell'uso delle nuove tecnologie: non abbiamo le stesse capacità di accesso alle nuove tecnologie, però l'avvocato è un professionista che è abituato a confrontarsi con le novità. Tutti abbiamo dovuto affrontare il salto culturale del processo telematico e non è stato semplice. Da lì a passare all'udienza da remoto dal punto di vista tecnico non è stato un momento epocale, ma è stato possibile e abbiamo avuto una buona risposta".
    "Altro è dire - sottolinea - se l'udienza da remoto costituisca una modalità di svolgimento dell'udienza che è congeniale all'avvocato, che la ritenga o meno compatibile con una difesa compiuta o che la consideri il miglior modo di esercitare la professione: lì ognuno ha le proprie opinioni e sono tutte rispettabili".
    Per quanto riguarda l'utilizzo della tecnologia il presidente dell'Ordine degli avvocati di Chieti, Goffredo Tatozzi, è favorevole ad esempio sulla possibilità di "svolgere le adempienze cartolari nel civile", mentre è "completamente contrario allo svolgimento del processo telematico per quanto riguarda il penale, perchè è una struttura completamente diversa". "Siamo anche favorevoli - prosegue - a una stabilizzazione delle udienze cartolari per quanto riguarda lo scambio degli scritti per alcune udienze specifiche piuttosto che la presenza in aula; quelle udienze in cui bisogna fare semplicemente la precisazione delle conclusioni oppure chiedere i termini per la concessione delle memorie istruttorie per esempio; si può fare attraverso delle note scritte che si possono depositare telematicamente. C'è da parte nostra assoluta volontà di ampliare lo strumento tecnologico ovvero di stabilizzare quello che attualmente è previsto: gli ultimi provvedimenti sono stati fatti con maggior intelligenza rispetto a quelli di marzo".
    Il presidente dell'Ordine degli Avvocati dell'Aquila, Maurizio Capri, sostiene che "si è capito che lo smart working non è compatibile con il comparto giustizia e neanche il processo telematico: basterebbe che il dipendente da casa si collega con un pc, vede il mio atto, lo prende e lo scarica". "Siccome non lo può fare perchè i sistemi non glielo consentono - spiega - io posso mandare tutti gli atti che voglio, ma quegli atti si ammucchiano dentro il computer della cancelleria visto che da casa non ci si può accedere. Ecco perchè serve il tavolo di discussione: forse dovremmo adeguarci tutti con lo stesso passo. Qua non solo non si fa tutti insieme, ma si fa pure a macchia di leopardo: ci sono degli uffici che funzionano meglio e degli uffici che funzionano peggio. Purtroppo non siamo un Paese pronto alla digitalizzazione. Magari con i soldi del Recovery fund possiamo creare una rete internet nazionale valida, anche per avere ovunque una connessione accettabile che permetta a tutti di comunicare".
    Per il presidente dell'Ordine degli avvocati di Teramo Antonio Lessiani "la tecnologia per alcune cose ci può sicuramente aiutare: per esempio per la trattazione scritta di alcune particolari udienze civili, cioè che non richiedono la presenza dei difensori credo che vada a vantaggio di tutti; per altre cose invece tipo il processo penale direi di no. Alcune cose possono essere mantenute. C'è un dibattito tra i colleghi, ma sul processo penale c'è l'idea che non possa tenersi da remoto. Tutto quello che non è telematico va fatto fisicamente e qui dobbiamo ricordarci delle problematiche con le cancellerie a causa della carenza degli organici soprattutto per quanto rigarda il personale amministrativo". (ANSA).
   

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