Covid:presidente avvocati L'Aquila,Tribunali chiusi,vergogna

Cancellerie off limits e smart working monco, a rischio diritti

(ANSA) - L'AQUILA, 10 OTT - "Si sono riaperte le scuole, non ho capito perché non si possono riaprire i tribunali: ci sarà una strada. In alcuni palazzi di giustizia addirittura gli avvocati restano fuori: in estate fa caldo, in inverno farà freddo. Sento cose veramente assurde con situazioni davvero umilianti". A denunciare "l'insufficienza della riorganizzazione della giustizia nella fase post-covid" è il presidente dell'Ordine degli avvocati dell'Aquila, Maurizio Capri, che parla di "una vergogna tutta italiana".
    "Abbiamo un problema grosso - spiega - nella gestione delle disposizioni da Covid-19, che non sono i magistrati, ma il personale di cancelleria. Noi non abbiamo più accesso alle cancellerie, per nessun motivo, è questo il problema vero.
    Dobbiamo utilizzare un Urp, prendere appuntamenti, fare delle file, non sempre si riesce a risolvere il problema, ci devi ritornare: e questo si aggiunge a tutte le altre cose che dobbiamo fare".
    "Se un cliente decide di fare appello l'ultimo giorno utile non posso certo essere io a dire che non lo può fare - aggiunge - ma a quel punto se in cancelleria non ho modo di presentare l'istanza diventa un 'diritto negato di difesa'. Non è che lo può stabilire il cancelliere o il ministro se il cittadino vuole andare in appello all'ultimo giorno disponibile. Questa storia, in una sola parola, è una vergogna, tutta italiana".
    Secondo l'avvocato Capri "il ministro deve fare questo sforzo, che finora non ha fatto, di sedersi a un tavolo chiamando tutti per trovare una soluzione, perché così non si può andare avanti".
    "Inoltre in Italia si è deciso di attuare una norma, lo smart working - sottolinea - che non era applicabile, nel settore della giustizia quasi totalmente, mentre in altri settori, come la scuola, ci è voluto comunque del tempo. Per la giustizia è stato un fallimento. Come avvocatura abbiamo anche protestato, dicendo che non ci interessava se si lavorasse da casa o in presenza, l'importante era che le cose andassero avanti".
    (ANSA).
   

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