Ricostruzione sostenibile,L'Aquila discute di buone pratiche

All'Ance dibattito su rinascita città e ruolo beni culturali

(ANSA) - L'AQUILA, 14 SET -L'Aquila è rinata, ora deve continuare nel percorso avviato dopo il terremoto del 2009 e riflettere sul suo futuro. "La ricostruzione c'è stata ed è in corso, ma occorre riflettere su cosa fare con gli spazi sia abitativi sia culturali una volta ricostruiti, per restituire alla città anche il vivace tessuto culturale che ha sempre avuto". Non ha dubbi Marco Zaccarelli, presidente dell'associazione 'Cantiere cultura' che ha promosso all'Aquila l'incontro "Beni culturali e ricostruzione: riflessioni e prospettive" nell'Auditorium 'Claudio Irti' dell'Ance, con il patrocinio della stessa Ance L'Aquila, di Green Building Council Italia (Gbc) e del Movimento Lavoratori Azione Cattolica (Mlac). Un momento molto partecipato che ha consentito di mettere a confronto tutti i principali soggetti coinvolti nella pianificazione e gestione della ricostruzione.
   In apertura dei lavori il presidente di Ance L'Aquila Adolfo Cicchetti ha sottolineato la particolarità del primo incontro dopo l'emergenza sanitaria e la presenza in sala di rappresentanti di istituzioni, ordini professionali e imprese. Se nel suo intervento il presidente della Regione Marco Marsilio ha voluto far notare una sottovalutazione della stima dei danni del sisma 2016 per l'Abruzzo, il Commissario straordinario per la Ricostruzione Giovanni Legnini ha rilevato la necessità di cambiare modi e modalità, finora troppo lenti, nella ricostruzione del centro Italia. Interessante, quindi, l'analisi di Marco Mari, vicepresidente di Green Building Council Italia, associazione cui aderiscono imprese, associazioni e comunità professionali italiane operanti nell'edilizia sostenibile: il cratere del centro Italia potrà essere esempio di rinascita sostenibile se sarà un banco di formazione alle buone pratiche nazionali e internazionali, se sarà in grado di prevedere sistemi di trasparenza e garanzia di qualità delle opere in una cornice nazionale di semplificazione, se valorizzerà le radici culturali all'interno del binomio 'Heritage and Sustainability'.
   "C'è una connessione profonda tra beni culturali e ricostruzione - aggiunge Zaccarelli - Accanto a monumenti, chiese, piazze, case e strade, il patrimonio di una comunità è anche l'insieme di tradizioni, abitudini, rapporti fra cittadini; quando c'è un disastro, naturale o no, questa è una rete che va ricostruita, si deve parlare di restauro non solo di un palazzo o di un museo, ma anche di cosa quel palazzo o museo rappresentano per la comunità". Dal canto suo don Artur Witold Sidor, per l'Ufficio Diocesano Beni Culturali e Edilizia di Culto, ha messo in evidenza il vasto patrimonio ecclesiastico dell'area, ricordando come le chiese siano fulcro della comunità. Prima della tavola rotonda finale, con gli interventi degli Ordini professionali degli Ingegneri, degli Architetti, del Collegio dei Geometri e dell'Università dell'Aquila, un quadro di quanto fatto per L'Aquila, con il dettaglio delle spese per i restauri e un cenno al patrimonio ecclesiastico come perno di rinascita delle comunità, lo hanno dato Stefano D'Amico, segretario regionale MiBact Abruzzo, e, in collegamento streaming, Alessandra Vittorini, già soprintendente all'Aquila, ora direttore della Fondazione Scuola dei Beni e attività culturali MiBact. Un esempio di buone pratiche, poi, quello presentato da Sladan Topuzovic, esperto di cooperazione internazionale area Balcani, con un video che ha raccontato la ricostruzione di Mostar, distrutta dalla guerra e ricostruita con l'aiuto delle scuole di restauro italiane. (ANSA).

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