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Concordia, ecco il rap del naufrago Quara

'A un passo dalla costa', il videoclip 12 gennaio, 17:09

di Fabrizio Fois

Dal 13 gennaio 2012 non riesce a salire a bordo di una nave e quando ripensa al suo ultimo giorno di lavoro sulla Costa Concordia il nodo alla gola gli spezza le parole. E sono state proprio le parole, messe in musica su ritmi rap, a consentirgli di riprendere contatto con la vita e di esorcizzare, ma non dimenticare, quei "flash" e quei "fantasmi" che lo hanno perseguitato per parecchie settimane dopo l'impatto sull'Isola del Giglio. Michele Greco, 31 anni di Cagliari, fonico del teatro di bordo dal 2009, al suo secondo imbarco sulla Concordia, ha così realizzato un brano e un videoclip con il suo nome d'arte, 'Quara', conosciuto da una decina d'anni nell'underground cagliaritano.

Domani, 13 gennaio, in occasione dell'anniversario dei fatti, il video, che è un omaggio alle vittime e ai superstiti del naufragio, sarà visibile on line su pagine dei social network realizzate - come il video - con alcuni amici professionisti del settore.

"A un passo dalla costa", questo il titolo del pezzo, è un progetto senza fini di lucro che racconta, con un incedere carico di tensione, il dramma di quelle ore. L'idea è di mettere il videoclip a disposizione delle associazioni di salvataggio interessate a promuoverlo: se ci saranno dei guadagni, potranno essere utilizzati per finanziarie progetti di sicurezza in mare o iniziative di sensibilizzazione. Domani Michele sarà presente alla commemorazione, ma non ha mai perso i contatti con i suo compagni di sventura. "Ci sentiamo, ma non parliamo mai dell'accaduto", confessa. Per lui ora parla la musica.

IL TESTO DI A UN PASSO DALLA COSTA

"Qualcuno pensa porti sfiga venerdì quando è 13, pure io ho iniziato a crederci a gennaio 2012. Non sarei voluto esserci, ma stavo proprio lì, nella nave ormai famosa quasi quanto il Titanic. Ecco i fatti: alle 9 e 40 della sera, io perseguivo la carriera di fonico di teatro, era il secondo spettacolo, ci inclinammo a sinistra, 'abbiamo evitato un ostacolo'. Questo è quello che pensavo, altro non consideravo, ma i colleghi dalla cuffia con cui io comunicavo dicono: 'sul palco e' un casino, sta scivolando tutto, il piano, le scale, le scenografie... aiuto!'. Ma nonostante tutto lo spettacolo continua, c'é lo show del mago mentre il pericolo si insinua, cerca qualcuno dal pubblico per un numero unico quando via la luce e l'audio black--out ma niente panico. Esce la gente dalla sala, c'é chi é tranquillo e chi è in para, dagli altoparlanti una voce dichiara: 'signori e' tutto ok è solo un guasto in sala macchine!' e tutto potevo pensare forché a una voragine. Per ora qua si galleggia ancora, torno alla mia dimora e farlo mi consola. Riabbraccio tutti i cari non vedevano l'ora di rivedermi vivo e se rivivo quella storia mi manca il fiato per un attimo, forse pure il battito se per un istante mi ritrovo là, non sono drastico, con la mante è là che latito, ma la mia salvezza è qua. Da qui in poi perdo la cognizione del tempo, le ore son minuti e passa tutto in un lampo, i cellulari di servizio già non hanno più campo, ma è ancora presto per pensare che forse non c'é scampo. Dal teatro col mio capo usciamo al ponte tre, sarebbe una bella serata se non fosse che siamo fermi e dai ponti esterni a poco più di un miglio da dritta si vede l'Isola del Giglio. Non mi dilungo torno dentro, in zona cabine giungo, sento i sette fischi brevi seguiti da uno lungo. Emergenza generale, ma prima di salir le scale via in cabina per giubbetto e cellulare. Dopo fuori al ponte quattro lato destro, è il posto assegnatomi per i casi come questo, c'é una calca di gente là dinnanzi alle lance, una ragazza che piange e il ragazzo a sé la stringe. E il quadro che si dipinge fa capire quant'é grave l'emergenza confermata dall'abbandono nave. Si aprono i cancelli per l'ingresso alle scialuppe, tutti si fiondano e le persone sembran troppe. Per ora qua si galleggia ancora, torno alla mia dimora e farlo mi consola. Riabbraccio tutti i cari non vedevano l'ora di rivedermi vivo e se rivivo quella storia mi manca il fiato per un attimo, forse pure il battito se per un istante mi ritrovo là, non sono drastico, con la mente è là che latito, ma la mia salvezza è qua. Non c'é posto che avanza nei mezzi della speranza, per cercare di entrare gente va in escandescenza, non son forse a sufficienza per salvare tutti, dubita qualcuno che siamo quasi fottuti. Gente dai volti distrutti mi chiede se è così, li assicuro del contrario pregando di aspettare qui. Vado dall'altro lato per veder la situazione, passando dal ristorante 'Roma' tra la devastazione. L'evacuazione da questa parte è a un punto morto, le lance calandosi si incastrano di sotto, se al momento dell'impatto ci inclinammo a sinistra, mo la pendenza non ci aiuta in quanto va sulla destra. Poi la rovesciata brusca che tutt'ora ho bene impressa, per un attimo ho pensato: 'la mia vita adesso cessa'. Mi lascio andare rotolando sul ponte, finendo sulla paratia in mezzo a tutta l'altra gente. Fortunatamente non riporto ferite e riprendiamo a camminare sopra porte e vetrate, ci dirigiamo piano verso poppa in fila indiana, là troviamo una scala per uscire da sta tana. Precedenza ai passeggeri per la messa in sicurezza e presto sarò fuori dal tunnel come Caparezza. Siamo rimasti solo io e un mio collega, quando dalla penombra spunta un uomo che ci prega di aiutarlo urgentemente mentre ha una corda in mano, il suo piano è di calarla nel ristorante 'Milano'. All'interno ci sono 5 o 6 persone, urge fare questo a dopo la presentazione. Così facciamo ci prepariamo all'estrazione, salviamo sti ragazzi e giusto a fine operazione scopriamo che il signore della corda è il vice sindaco con cui adesso usciamo sotto un cielo color indaco. Siamo sul fianco della nave coricata, aspettando i soccorsi è un'attesa infinita. Giunge la Guardia Costiera salirci è una fatica, 4 meno 20 circa, siamo a terra è finita".

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