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La copertina del libro del giorno

Kennedy deve morire

di Claudio Accogli

(ITALIC DIGITAL EDITIONS, 121 PP, 2,99 EURO)

John F. Kennedy fu ucciso da un complotto ordito dai piani alti della Cia, con la complicità della mafia italo-americana e degli esuli cubani anti-Castro. La tesi ipotizzata nel 1967 dal giudice Jim Garrison, protagonista del celebre "Jfk" di Oliver Stone, trova nuove conferme nel libro "Kennedy deve morire" di Claudio Accogli disponibile sul portalebook.it, su Amazon, Bookrepublic (www.bookrepublic.it) e altri store.

I proiettili usati a Dallas per uccidere Kennedy nel 1963 erano stati prodotti da una ditta Usa nel 1954 "per conto della Cia" e i documenti del Sifar sull'arma del delitto, un fucile italiano, "furono fabbricati da Gladio", scrive Accogli, giornalista ANSA e già autore di "Kennedy e il centrosinistra".  (Nel 2007 i test sull'arma del delitto di JFK - GUARDA VIDEOSTORY)
Accogli sottolinea che Gladio "era una struttura estranea alla Nato, ma al servizio della Cia", citando a supporto di questa tesi i documenti della stessa Cia, dell'Fbi e dei servizi segreti italiani, pubblicati nel libro.

I proiettili, "probabilmente inviati in Italia nel 1954" secondo un esperto dell'Fbi, furono reimportati e venduti in Usa nel 1961 dalla stessa ditta che aveva messo sul mercato la pistola che Lee Harvey Oswald, il presunto assassino di Kennedy, impugnava al momento dell'arresto a Dallas.

Il testo, che tra l'altro rivela per la prima volta il reclutamento da parte della Cia di cittadini italiani nell'ambito dei piani dell'Agenzia di Langley per uccidere Fidel Castro, ha "un continuo riferimento a documenti inoppugnabili, testimonianze credibili", scrive nella prefazione Ferdinando Imposimato, giudice istruttore nel caso Moro e altri importanti processi. "Kennedy deve morire" offre poi "una ricostruzione rigorosa, documentata e convincente della separazione netta di Gladio dalla Nato", aggiunge Imposimato.

Il testo, già al vertice della classifica ebook di Amazon, sezione storia, sostanzia con numerosi dettagli inediti le ragioni per le quali e' improponibile la tesi che Oswald abbia agito da solo, e che Kennedy, che proprio 70 anni fa, il 2 agosto del 1943, meritò la medaglia al valor militare per aver salvato il proprio equipaggio attaccato da una nave da guerra giapponese, fu vittima di un complotto che ha coinvolto anche i piani alti della Cia. In particolare James Jesus Angleton, dominus incontrastato del controspionaggio Usa per quasi trenta anni fino al 1974, quando fu costretto a dimettersi.

Le 'armi di Oswald' erano collegate ad aziende protagoniste nel "mercato grigio della Cia", rivela l'autore che nel 2007 realizzò per l'ANSA, in collaborazione con l'esercito italiano, i test sul fucile utilizzato dall'assassino di Jfk, dimostrando che non potè agire da solo. Lo stesso Oswald era letteralmente circondato da agenti della Cia, dell'Fbi e mafiosi, compreso lo zio Charles Murret che l'ex Marine, che aveva disertato in Urss e poi era rimpatriato in Usa un anno prima dell'assassinio di Jfk, considerava "come un padre".

Murret, come altri protagonisti del delitto Kennedy, era legato al padrino di New Orleans Carlos Marcello, figlio di emigrati siciliani a Tunisi e poi divenuto americano.

Marcello, il cui vero nome era Calogero Minacori, rivendicò a piú riprese di essere stato parte del complotto per assassinare Kennedy.

 

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