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Il bambino scambiato

Il bambino scambiato

di Kenzaburo Oe

di Nicoletta Tamberlich

Kogito era steso sulla brandina militare nel suo studio, le cuffie calcate sulle orecchie, concentrato nell'ascolto. ''... Per adesso non c'e' altro. Sto per trasferirmi in un altro mondo''. Non appena la voce di Goro ebbe pronunciato quelle parole si udi' un tonfo pesante. Segui' un interminabile momento di silenzio, dopo di che la voce aggiunse: ''Sta' tranquillo, continuero' a tenermi in contatto con te''. Un anziano e famoso scrittore giapponese, Kogito, ha preso l'abitudine di ascoltare regolarmente i nastri delle audiocassette registrate per lui dall'amico e cognato Goro, un regista conosciuto in patria e all'estero: contengono ricordi, riflessioni, critiche, citazioni letterarie, osservazioni. 'Il bambino scambiato' e' l'ultimo romanzo del premio Nobel per la letteratura Kenzaburo Oe, un libro che nasconde un cuore spezzato, un amico scomparso, un segreto lontano. Un'opera magica e onirica dalle atmosfere rarefatte, che e' anche un tentativo di perforare un guscio d'immensa tristezza per abbracciare nuove emozioni. Non a caso Kenzaburo ha definito questo suo romanzo il piu' importante della sua vita.

La voce di Goro si esprime in un lungo monologo che tuttavia Kogito non avverte come tale, perche' a tratti ferma l'apparecchio, interviene come se l'amico fosse presente e potesse sentirlo: e' un modo come un altro per restare in contatto, con questa vecchia apparecchiatura che ormai nessuno usa piu' e che richiede, per l'ascolto, l'uso di due grosse cuffie che a Kogito hanno sempre fatto pensare ai tagame, enormi scarabei d'acqua che catturava da bambino. E 'Tagame' e' rimasto il nome in codice tra Kogito e Gor per parlare delle audiocassette. Nel corso del romanzo il cognato di Kogito, Goro Hanawa, si suicida, apparentemente senza una ragione, proprio come Juzo Itami, il cognato dell'autore un celebre e combattivo regista. Allora Kogito ascolta queste registrazioni lasciate da Goro, cercando la ragione nascosta della sua fine. Scoprira' che mai conosciamo davvero le persone che amiamo, che i loro sentimenti, la loro durezza ci sfuggono. Gli amori segreti di Goro, i fantasmi del Giappone di oggi, dove rinasce il nazionalismo antico intorno al governo di Shinzo Abe.

Una gang di teppisti minaccia il protagonista e da anni, ormai, Oe affronta la violenza degli estremisti. Una sera il nastro che Kogito sta ascoltando termina sulle parole: ''Per adesso non c'e' altro. Sto per trasferirmi in un altro mondo''.

Poi un tonfo. Dopo non molto la moglie di Kogito entra nella stanza per dirgli che suo fratello si e' suicidato gettandosi nel vuoto da un tetto.

Il romanzo non ha un andamento lineare, procede avanti e indietro nel tempo, perche' la morte porta alla memoria il passato che i due amici hanno condiviso, mentre Kogito tenta di staccarsi dalla 'dipendenza' del Tagame (quasi un'ossessione per lui, ormai) accettando l'invito di recarsi a Berlino, dove Goro conobbe e si innamoro' di una ragazza molto giovane. E' facile anche per i lettori occidentali riconoscere Kenzaburo Oe in Kogito che ha un figlio disabile. Una delle critiche che Goro rivolge a Kogito e' proprio questa, di non permettere mai, ''in ogni singolo romanzo'', ''che il lettore dimentichi che l'autore del libro che tiene tra le mani e' Chk Kogito''. Al centro del romanzo resta la questione del perche' Goro abbia scelto di ammazzarsi, ma non e' il desiderio di svelare questo mistero che ci spinge a continuare a leggere. Un libro che parla di un'antica leggenda, la storia di un bimbo scambiato, e risulta legato a doppio filo a un avvenimento di molti anni prima che ha sconvolto la vita di un'intera famiglia.

Ma e' tra le burrose foreste del sud del Giappone che si nasconde la verita' sul segreto che Goro ha custodito per decenni nel cuore. Ed e' li' che Kogito deve trovare il coraggio di tornare. Sono piuttosto le domande ulteriori che il suicidio di Goro solleva, domande che, grazie alla vulcanica mente di Kogito/Oe, toccano tra le altre cose l'esegesi biblica, il cinema, la politica nazionalistica, l'arte. E' un viaggio a cui abbiamo il privilegio di partecipare. (ANSA).

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