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Libro del giorno

'Io ho visto'

di Pier Vittorio Buffa

di Maurizio Giammusso

''Sono parole che non si possono perdere'', parole come ''qui hanno ammazzato la mia mamma, qui la mia sorella, qui il mio babbo, la il mio zio, laggiu' la mia cugina''. Sono le parole dei pochi che si sono salvati dalle stragi naziste del 1943-45.

Le parole che il giornalista e scrittore Pier Vittorio Buffa ha ricercato fra i superstiti di Marzabotto, di Sant'Anna di Stazzema e degli altri posti dell'Italia centrale che ancora ricordano quegli eccidi compiuti dalle truppe tedesche in ritirata. Da questa ricerca sono uscite trenta storie dell'orrore e della pieta', raccontate in prima persona da chi fortunatamente si e' salvato; uomini e donne, che erano bambini allora e che possono ancora dire le parole che danno il titolo ad un intenso libro di racconti veri, 'Io ho visto'.

Buffa ha percorso le stesse strade dell'Appennino tosco-emiliano per le quali passarono quei soldati mandati a uccidere civili inermi e innocenti. Ha trovato le tracce sedimentate dalla memoria dei luoghi. Ha incontrato uomini e donne, che non possono dimenticare quei giorni, in cui genitori, parenti e amici vennero falciati dalle pallottole di soldati senza scrupoli, ne' pieta'. Le vittime di un eccidio che conta dai 10 ai 15 mila assassini di uomini, donne e bambini, corpi straziati dalla divisione corazzata Goering e dalla Sedicesima divisione delle SS; soldati addestrati e motivati ad uccidere civili inermi.

Il libro e' stato presentato da Walter Veltroni, Paolo Mieli, dal procuratore militare Marco De Paolis e da Pamela Villoresi, attrice sensibile che ha sollevato l'emozione del pubblico riunito a Fandango Incontro, a Roma. Arricchiscono il volume trenta ritratti fotografici (firmati dallo stesso Buffa) che fissano i volti degli uomini e delle donne, che con le loro storie hanno dolorosamente ripercorso i momenti piu' tragici della loro vita. Foto che formano una mostra, che viaggera' insieme al libro, mentre un sito web sara' a disposizione per implementare le testimonianze e i commenti (www.iohovisto.it).

Ma perche' ritornare, settanta anni dopo, a quelle vicende terribili? Non si tratta solo di uno sforzo ''per non dimenticare'', ha detto Veltroni, ma di un impegno a dare un po' di giustizia postuma, salvando il ricordo di quello che e' accaduto. Mieli, da storico e giornalista, ha notato che si pensava di saper tutto su quel periodo di sangue. Il libro piu' volte citato di Franco Giustolisi ('L'armadio della vergogna') anni fa squarcio' il velo di reticenze diplomatiche che ha coperto le responsabilita' tedesche (ed italiane!). Ma in realta' - ha osservato Mieli - molte sono ancora le zone d'ombre su quei fatti e dunque risultano storicamente preziose, oltre che commoventi, le testimonianze raccolte da Buffa.

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