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La copertina del volume Confessioni ultime di Mauro Corona

Confessioni ultime

di Mauro Corona

di Mauretta Capuano

Uno sfogo, un autoritratto, un diario. Sicuramente le parole di un sognatore, che esalta il valore del silenzio ma non può fare a meno di dire la sua, sono quelle di 'Confessioni ultime' di Mauro Corona, pubblicato da Chiarelettere con un dvd. 'Ma, ahime', io di tacere non sono capace, dico cretino ai cretini e furbetti ai furbi. E tanto meno uso parole migliori del silenzio. Questo è tutto, tutto qui dentro" spiega Corona nell'introduzione dopo aver citato Juan Carlos Onetti che diceva: "le uniche parole che meritano di esistere sono quelle migliori del silenzio".

A rendere più prezioso il libro, che sarà presentato il 4 maggio al Trento Film Festival e il 18 maggio al Salone del Libro di Torino, il videoreportage girato da Giorgio Fornoni con le musiche di Nick Cave e Warren Ellis, tratte dal film 'The Assassination of Jesse James'. Sono 44 minuti che raccontano in presa diretta Corona con un viaggio - cinquant'anni dopo la tragedia del Vajont - a Erto il "paese di crolli e dolore", in provincia di Pordenone, dove lo scrittore-alpinista e scultore é nato nel 1950.

"A Erto , dove ci sono stati i morti, non è mai venuto nessuno, né papi, né re, né cardinali, né presidenti della Repubblica. Ho fatto una polemica mesi fa nei riguardi del presidente Giorgio Napolitano. E' venuto qui in Friuli, a porgere omaggio, peraltro doveroso, ai morti del terremoto, a 50 chilometri da qui. Perché non è venuto e non viene da noi? L'ultimo presidente apparso da queste parti, Ciampi, si fermò alla galleria della diga" sottolinea Corona. E aggiunge parlando della memoria del Vajont, in parte viva grazie a Marco Paolini: "certo, in questo 2013 saranno cinquant'anni, e tutti gli altri? La felicità si dimentica, ma il dolore rimane dolore, diceva Lord Byron". In queste confessioni è il nostro stare al mondo il punto attorno a cui ruota Corona e, anche se non parla direttamente di politica, è inevitabile che vengano fuori alcune considerazioni come: "Siamo dentro a questo meccanismo e dovremmo tutti fare i Beppe Grillo per ribellarci, indignarci e recuperare qualcosa. E togliere potere". Corona lo dice pensando a quelli che lui chiama "convenitori del nulla" cioé "che sanno ciò che è bello e ciò che è brutto, buono o non buono, di valore o scarso". Spazio anche al "superfluo e all'essenziale" in cui l'autore si chiede: "cosa mangia Monti alla sera per stare in piedi, per avere le sue idee brillanti di salvamento, per tirar fuori l'Italia dalla crisi e le palanche dalle tasche della povera gente? Pensate che la crisi sia finita così?". Riflessioni sulla libertà e la schiavitù, il voler bene che significa "essere tolleranti", gli intellettuali, la morte e l'alpinismo che "dovrebbe essere un'azione pura" e invece "diventa esibizione". E infine il riconoscere la fragilità, l'umiltà e la semplicità come grandi valori, forse gli unici che potrebbero salvarci.

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