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Oggi e' un altro giorno

Oggi e' un altro giorno

di Giovanni Floris

di Michele Cassano

''Certi scienziati sono troppo occupati a pulire i loro occhiali, preoccupandosi ben poco di cio' che con quegli occhiali dovrebbero vedere''. Usa questa frase di Karl Popper Giovanni Floris per descrivere lo smarrimento della politica degli ultimi anni. I partiti, troppo impegnati in strategie e posizionamenti, perdono di vista il bene comune, l'obiettivo primo di raggiungere i risultati. Eppure, come sosteneva Max Weber, occorrerebbe lasciarsi guidare dal pragmatismo, piuttosto che dall'ideologia. Tenendo conto delle conseguenze, perche' altrimenti si finisce con realizzare la giustizia in senso astratto, un obiettivo sbagliato che ha anche portato alla nascita dei totalitarismi.

Insomma - sostiene il conduttore di Ballaro' nel suo quinto saggio dopo 'Decapitati' del 2011 - il tempo e' scaduto, la guerra deve finire. Occorre liberarsi degli abiti e delle categorie usate finora e affrontare la realta'. Laureato in scienze politiche, il giornalista romano, 45 anni, analizza la situazione politica degli ultimi anni e indica la sua strada, tra richiami storici e filosofici, ponendo cinque domande fondamentali sulla societa': deve essere aperta? Laica? Competitiva? Ricca? Rigorosa? Le risposte sono tutte positive, ma il tema e' come raggiungere l'obiettivo. La ricchezza, ad esempio, non c'e' di per se', la sia crea.

In Italia la spesa per la politica e' a livelli altissimi, la corruzione crea sfaceli, ma quale e' la strada per la ripresa? Le proposte spot dell'ultima campagna elettorale, con la promessa sulle misure del primo consiglio dei ministri ripetuta come un mantra, sono destinate a perdersi nel contesto generale di difficile gestione. Floris ritiene quindi necessario un piano complessivo che passi dalla riforma fiscale alla riforma del mercato del lavoro, dalla riforma della scuola a una riqualificazione della spesa pubblica. Ecco allora che per realizzare questa ristrutturazione - sostiene il giornalista in controtendenza rispetto al sentimento comune degli ultimi tempi - varrebbe la pena di pagare stipendi milionari ai politici.

Per Floris bisognerebbe avere rappresentanti talmente validi da spingerci a dire: paghiamoli di piu'. Anche gli stipendi dei dirigenti pubblici non dovrebbero avere tetti, bisognerebbe seguire l'andamento del mercato, perche' altrimenti i migliori si allontanano dalla pubblica amministrazione. Floris propugna una societa' aperta, dove ''una cartella esattoriale non e' un estraneo che ti salassa, ma una assicurazione sul proprio benessere''. Sulle tasse - secondo l'autore - destra e sinistra si sono spesso attestate su posizioni di comodo: l'una denunciando il peso del fisco, l'altra accollando alla destra la responsabilita' di creare un clima favorevole all'evasione. E' l'ipocrisia di partiti e parti sociali che ha bloccato lo sviluppo. Ora pero' - avverte Floris - e' ora di cambiare, e' ora di mettere da parte gli steccati: di chinarsi sulle macerie per mettere mano al futuro.

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