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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Paolo Petroni
I libri di Irene Nemirovsky sono quasi tutti usciti dai diritti d'autore e quindi eccoli ristampati in edizioni economiche e offerti in edicola anche a meno di un euro, ma la grafomania (difficile definirla diversamente, visto la mole di libri prodotta in una vita di meno di 40 anni) di questa geniale autrice riserva continue sorprese inedite. Ecco, dopo un affascinante vita di Cechov, un nuovo romanzo incentrato sul suo rapporto difficile con la madre, ben tradotto da Monica Capuani e pubblicato nel 1928 (a 25 anni) con lo pseudonimo di Pierre Nerey (in cui il cognome e' anagramma di Irene).
''Quanto l'avevo odiata!Quante volte avevo immaginato, con un piacere cupo e aspro, il giorno in cui mammina sarebbe diventata vecchia, finalmente, e brutta e sola a sua volta. Avevo sognato la sua prima ruga, il suo primo capello bianco.... Sapeva che la mano sicura del tempo l'avrebbe vendicata'', ma quando quel momento arriva ecco che la resa dei conti avviene in modi diversi da quelli che la protagonista si aspettava, visto che Francine Bragance e' si' la nemica (quella del titolo del libro), ma anche la mamma.
La storia e' quella di Gabri, in cui c'e' molto di autobiografico di Irene, e della sorellina Michette, che la notte in cui agonizza e muore a sei anni e' sola come tutte le altre notti, assistita unicamente dalle preghiere della portiera, visto che ''mammina non era mai in casa. Pranzava, si vestiva, usciva, a volte tornava per cena, si vestiva di nuovo e poi riusciva. Gabri la sentiva spesso rientrare tardi la notte, canticchiando piano, mentre dietro di lei qualcuno camminava con precauzione in punta di piedi''. Assente il padre Leon, che e' in Polonia per occuparsi di affari, di fabbriche acquistate a poco dopo che sono state confiscate ai tedeschi alla fine della Grande guerra, Gabri e' lasciata sola con la cameriera che si occupa di tutto e le da da mangiare, ma anche la lascia molto libera, con pochi controlli, tanto che la ragazzina va spesso in camera della madre, si veste, si trucca e si mette persino a fumare. Non meno libera Francine, la sua bella, bionda madre, incapace di sentimenti e tenerezze verso le figlie, chiusa, persa nel suo mondo di frivolezze e amanti.
Il romanzo diventa quindi una sorta di impietosa resa dei conti (e quando la mammina invecchia, Gabri invece fiorisce in tutta la sua bellezza e gioventu'), di accusa assoluta che finisce per scoprire come la solitudine della bambina protagonista abbia una sorta di contraltare nella solitudine della donna adulta, amante del lusso, che un'improvvisa ricchezza ha proiettato nella bella vita, finche' dura. E anche le scelte di Gabri saranno quindi difficili, autodistruttive, discutibili, passando da un uomo all'altro, da un ex conte russo decaduto a Charles, cugino del padre, con quegli occhi cosi' belli ''da non ispirare fiducia'' e che infatti saranno preludio al dramma finale di questo bel racconto, asciutto e intenso, sentito e essenziale nella lingua come nel narrare.
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Venduto in quattro Paesi e diritti film
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