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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Paolo Petroni
(FAZI, PP. 360 - 17,50 EURO). Pochi forse sanno dire subito chi sia John Williams, ma molti si ricorderanno di lui attraverso il suo romanzo 'Stoner', un successo del passaparola che prosegue da un anno, in un crescendo di vendite e attenzione che si lega alla riscoperta del libro avvenuta in America. Pubblicato per la prima volta nel 1965, poi quasi dimenticato, è stato ripubblicato nel 2006 dalla New York Review Books, suscitando subito l'interesse di critica e lettori. Il romanzo racconta la vita comune di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William Stoner, figlio di contadini, che si affranca dal suo destino di lavoro nei campi e, coltivando la passione per gli studi letterari, arriva a diventare docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. Nulla, nella sua esistenza, appare eccezionale, eppure il suo racconto acquista una vena intima e ipnotica, una capacità di coinvolgere rara e raffinata, nel segno di valori come il senso del lavoro, la forza dell'amore, passioni e interessi personali. Ora Fazi pubblica, sempre nella traduzione di Stefano Tummolini, un'altra sua opera non meno fine e coinvolgente, un romanzo di formazione che finisce per essere anche una riflessione sul rapporto tra l'essere umano e il mondo, il suo bisogno di sentirsi dentro e assieme di sfidare la natura, il racconto di una ricerca personale e collettiva sullo sfondo di un paesaggio quasi mitico, nel ricordo di Thoreau e, per alcuni, anticipando e aprendo la strada al west di Cormac McCarthy. Siamo in un minuscolo villaggio sperduto nel Kansas: "Bastava un solo sguardo, o quasi per contemplare tutta Butcher's Crossing. Un gruppo di sei baracche di legno era tagliato in due da una stradina sterrata e poco oltre, su entrambi i lati, c'erano alcune tende sparse" dove la gente vive di caccia ai bufali e di trattamento e commercio delle loro pelli. E' qui che, in una giornata del 1873, giunge in diligenza William Andrews, ventenne bostoniano che ha abbandonato gli studi, viaggiato per giorni traversando mezza America, invaghito e innamorato di terre selvagge: "Era una forma di libertà e bellezza, di speranza e vigore che gli sembrava alla base di tutte le cose più intime della sua vita.... Ciò che cercava era l'origine e la salvezza del suo mondo, un mondo che sembrava sempre ritrarsi spaventato dalle sue stesse origini, piuttosto che ricercarle come la prateria li intorno". Una ricerca che sarà discesa agli inferi, percorso di formazione, catarsi e scoperta di sé, tra gente che non ha nulla da perdere e sogna il colpo con cui riscattare la propria vita da quel luogo. Questo mentre si vagheggia dell'arrivo della ferrovia, che dovrebbe cambiare tutto, portando nuove illusioni e abolendo invece quel fascino dell'esplorazione e dell'ignoto oltre l'orizzonte, dando diversa dimensione al mito della frontiera. Comunque, quando Willliam sente di essere arrivato nella sua terra promessa, siamo in un'epoca in cui esiste ancora la caccia al bisonte e si affida a una guida, Miller, per affrontare questa esperienza portentosa, cruenta, archetipica, attraverso la quale vuol dimenticare la cosiddetta civiltà, ma non sarà così semplice e i risultati saranno diversi da quelli immaginati: "Si era sentito male ed era fuggito perché l'aveva sconvolto vedere quel bisonte, fino a un istante prima ancora orgoglioso, fiero e colmo della dignità della vita, nuda e impotente, ridotta a pezzo di carne inerte.... Quella bestia non era più la stessa. La sua identità era stata uccisa, e in quell'uccisione Andrews aveva avvertito anche la distruzione di qualcosa dentro di sé che non era riuscito ad affrontare". Il bisonte come una sorta di Moby Dick, in una caccia fatta di carne e sangue, del misurarsi con la sua potenza, sino al finale, al confronto col nulla, col vuoto, con la disperazione e l'ostinazione dei suoi compagni in una sorta di rogo purificatore, dopo il quale William si avvierà per la propria strada.
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto
Venduto in quattro Paesi e diritti film
182mila copie in 9 mesi per noir di Carrisi








