"2666"
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Laurence Figa'-Talamanca
''L'inferno (dell'aborto) sono gli altri''. E' parafrasando Jean-Paul Sartre sulla quarta di copertina che si va dritti al tema del nuovo libro di Chiara Lalli: ''A. La verita', vi prego, sull'aborto''. Un'indagine, con narrazioni in prima persona e analisi del dibattito politico, sullo stigma dell'interruzione volontaria di gravidanza, il silenzio e la condanna morale che la circondano tanto da indurre nelle donne un senso di colpa costruito da altri: si condannano le donne a un dolore solitario, riducendo tutte le interruzioni di gravidanza a un'unica possibile esperienza di rimorso e rimpianto.
La ''A'' in copertina rimanda infatti volutamente alla ''A'' di adultera della Lettera Scarlatta di Nathaniel Hawthorne: la condanna morale non solo invita al silenzio, ma contribuisce a rendere particolarmente penoso l'esercizio di una scelta. ''Di aborto non si parla quasi mai. Quando succede si abbassa lo sguardo e il tono della voce''. Ed e' proprio il silenzio che ha spinto Chiara Lalli a scrivere di un argomento ormai estromesso da molte narrazioni. Sono poche le donne che raccontano di aver abortito, pochi i film e le serie tv in cui se ne parla - e quelle rare volte in cui accade in genere le donne cambiano idea e portano avanti la gravidanza. Eppure nella realta' sono tante le donne che interrompono una gravidanza.
Nel libro, uscito l'8 marzo, Lalli vuole dare la parola proprio a loro, soprattutto a quelle donne che incrinano quella narrazione dell'aborto come dolore necessario e come condanna eterna. La varieta' delle esperienze aiuta a capire come i vissuti e le emozioni siano diverse tra loro e come sempre piu' spesso quel dolore necessario venga usato per vietare e restringere l'accesso all'interruzione di gravidanza legale e sicura.
L'autrice parte dunque con il racconto di un aborto in prima persona, quello di Bianca, per poi affrontare e analizzare molti aspetti legati all'interruzione di gravidanza. Dalle ''crudelta''' logistiche (si abortisce spesso accanto alle sale parto) all'aumento impressionante degli obiettori di coscienza (''tra il 70 e il 90% dei ginecologi non eseguono interruzioni di gravidanza, con conseguenti problemi nella garanzia del servizio'', spiega Lalli autrice, tra l'altro, di ''C'e' chi dice no. Dalla leva all'aborto. Come cambia l'obiezione di coscienza'', Il Saggiatore).
Chiara Lalli affronta anche argomenti che ultimamente hanno sollevato molto clamore, come i cimiteri per gli embrioni e i feti (i ''bambini non nati'') alla marcia per la vita, svoltasi a Roma lo scorso maggio. E inevitabilmente incontra domande molto vaste, come quella sulla ''natura'' delle donne, l'ineluttabile desiderio di maternita', il peso di un dolore evitabile.
Paradossalmente, sostiene l'autrice, di aborto si parlava di piu' alcuni anni fa, quando era illegale e le donne rischiavano di morire in seguito a un aborto clandestino. E' tempo di tornare a parlarne, spiega, sottraendoci a un destino gia' scritto da altri.
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto
Venduto in quattro Paesi e diritti film
182mila copie in 9 mesi per noir di Carrisi








