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Mi riconosci

Mi riconosci

di Andrea Bajani

di Paolo Petroni

Antonio Tabucchi moriva improvvisamente un anno fa, il 25 marzo, nella sua amata Lisbona e oggi è inevitabile ricordarlo, ricordarne la figura di studioso di letteratura lusitana (e basterebbero tutte le traduzioni e gli studi su Pessoa), di intellettuale impegnato e pronto a prendere sempre posizione, anche la più scomoda, di scrittore di racconti e romanzi, tra cui il fortunatissimo "Sostiene Pereira". Per l'occasione l'omaggio più significativo è quello che gli riserva un giovane amico, anche lui scrittore, Andrea Bajani, che ha appena pubblicato una sorta di lettera a Tabucchi, come a continuare un dialogo che non si riesce a interrompere: "Mi riconosci" (Feltrinelli, pp. 144 - 12,00 euro).

Significativo anche il saggio di Paolo Mauri che fa da introduzione alla raccolta in un'unico volume, anche questo arrivato ora in libreria, di quattro dei più noti racconti lunghi (o romanzi brevi) di Tabucchi: "Donna di Porto Pim - Notturno indiano - I volatili del Beato Angelico - Sogni di sogni" (Sellerio, pp. 281 - 26,00 euro). Esce invece il 20 marzo "Di tutto resta un poco" il nuovo, ultimo libro di Antonio Tabucchi (Feltrinelli, pp 304), cui ha lavorato sino alla fine, malgrado la malattia e da dentro la malattia, condividendo ogni dettaglio con la curatrice Anna Dolfi e la casa editrice: è una raccolta di scritti meditata, appassionante, che prende le mosse da un suo memorabile "elogio della letteratura", quella capace di "ficcare il naso dove cominciano gli omissis", tra la responsabilità delle parole e la consolazione della bellezza, per arrivare a toccare temi, opere, uomini a lui più cari e cui si aggiungono molte pagine sul cinema.

Da ricordare infine la serata, trasmessa in diretta, che organizza Radio 3 Rai il 13 marzo alle 21 a Via Asiago con la rappresentazione de "Gli ultimi giorni di Ferdinando Pessoa" di Antonio Tabucchi, riduzione e regia di Teresa Pedroni, interpreti Massimo Popolizio e Gianluigi Fogacci. La trasmissione comprende anche interventi in ricordo dello scrittore di Andrea Bajani, Paolo Mauri, Teresa Pedroni, che ha lavorato più volte in scena, a suo tempo, su lavori che vanno da 'Notturno indiano' a 'Sostiene Pereira', e Marino Sinibaldi direttore di Radio 3, cui si aggiunge un messaggio registrato della moglie di Tabucchi, Maria José de Lancastre.

Il 16 marzo poi 'Come Tabucchi. Un omaggio', titolo di un incontro di 'Libri come' all'Auditorium di Roma cui parteciperanno Andrea Bajani, Paolo Di Paolo, Paolo Mauri e Romana Petri. A Firenze è invece in programma una tre giorni, organizzata dalla Regione Toscana, dal 23 al 25 marzo: i primi due dedicati a uno spettacolo teatrale ispirato da 'Notturno indiano', l'ultima ad alcuni film letgati alla figura dello scrittore con interventi di intellettuali e letterati, moderati da Ranieri Polese. Certo 'Mi riconosci' di Bajani, che ha quell'equilibrio raro, quella distanza e quella partecipazione tenuta a bada dalla scrittura, che sola può commuovere davvero, riesce a raccontarci, parlando a un tu che è l'amico e maestro improvvisamente venuto a mancare, l'avvicinarsi della fine di una persona cara e a restare in equilibrio sul vuoto che ha lasciato.

Il tutto in nome della letteratura, di una letteratura come vita e nella vita. Il suo è un discorso diretto, senza cesure col passato, all'imperfetto, senza nostalgie fuori luoghi o di maniera, senza una banalità o un filo di retorica, in liberi rimandi, in salti temporali, in un gioco vitale di ricordi e sentimenti, di rispecchiamenti e segni, tra opere e cose. Si va dal ricordo di un gesto, come il passarsi un dito sulle labbra nel mettere a fuoco un pensiero, a testimonianza della fine, come la notte in cui detta all'improvviso un racconto, l'ultimo, a suo figlio che Bajani incontra la mattina in cucina: "Poi ha tirato su la testa, mi ha guardato in faccia. Non pensavo sarebbe stata così dura, ha detto ridendo. E li davanti a me, facendo colazione, tuo figlio mi parlava come non fosse già più il tuo primogenito, ma la tua levatrice, stremata per la notte cui aveva preso parte in ospedale". Sino all'ultima sera, quando Tabucchi, da sotto la maschera dell'ossigeno, chiede all'amico di raccontargli "Il fiammifero svedese" di Cechov.

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