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di Mauretta Capuano
Romanzo di formazione, d'avventura, poetico e brutale. 'Il fiordo dell'eternita'' del norvegese Kim Leine, diventato subito un caso editoriale, esce in Italia per Guanda nella traduzione di Ingrid Basso e fa conoscere nel nostro Paese uno scrittore che merita particolare attenzione.
Nato in Norvegia nel 1961, Leine si e' trasferito in Danimarca a 17 anni. Ha avuto una vita tormentata con un padre che abusava di lui e un periodo passato in una comunita' di Testimoni di Geova, che ha raccontato nel suo primo libro.
Diventato infermiere ha lavorato per 15 anni in Groenlandia, una terra che ama profondamente e al cui governo e pionieri ha dedicato 'Il fiordo dell'eternita'', considerato il suo capolavoro, acquistato dai maggiori editori europei. L'Italia e' uno dei primi paesi in cui esce, dopo la Danimarca. Ambientato a fine Settecento, il romanzo vede Morten Pedersen Falck partire a 26 anni dal suo villaggio norvegese per trasferirsi a Copenaghen e studiare teologia ma piu' che dalle anime il giovane e' attratto dai corpi e dalle autopsie che si eseguono nelle cantine della facolta' di medicina di cui decide di frequentare i corsi. E' un ragazzo particolare che segue diverse spinte esistenziali. Si innamora della figlia del tipografo da cui sta a pensione ma, diventato prete, aspetta l'occasione per andare in Groenlandia, a Sukkertoppen, tra il 1785 e il 1793. E proprio li', in quell'isola dagli spazi sconfinati tutto si trasformera' in una prigione claustrofobica.
Diversi piani strutturali e interiori si intrecciano nella storia di questo prete dalla strana vocazione che in quasi 600 pagine compie un percorso in cui si confrontano le forze della ragione e l'innocenza perduta dell'uomo. Ed e' quest'ultima che Leine, autore di tre romanzi, cerca ne 'Il fiordo dell'eternita''. Prima c'e' la discesa agli inferi, verso gli istinti piu' bassi dell'uomo, fino alla follia e, tutto questo, sullo sfondo del secolo dei Lumi. Partito per convertire gli inuit del Fiordo dell'Eternita', sara' Morten Falck a finire nel loro incantesimo, risucchiato dalla loro religiosita' pagana e allucinata. Tornera' poi a Copenaghen, giusto in tempo per il grande incendio del 1795 nel quale il fuoco infuria e in pochi secondi va tutto in fumo. Ma, per Morten restera' sempre l'attrazione per la Groenlandia. Il percorso e' costellato da incontri, amanti e da un gusto particolare per i piaceri della vita.
Come spiega lo scrittore nella postfazione, il romanzo e i personaggi sono frutto di invenzione, anche se ''alcuni sono vissuti realmente''. ''Chi puo' sapere che cos'e' un uomo, e soprattutto un uomo che, per esempio, e' morto nel 1802? Mi sono permesso di immaginarlo'' dice Leine.
Con la ''maggior precisione possibile'' lo scrittore norvegese, ex infermiere, che dal 2004 si dedica soltanto alla narrativa, ha cercato invece di descrivere i luoghi: Sukkertoppen tra il 1785 e il 1793, Copenaghen tra il 1782 e il 1787 e il grande incendio del 1795''. Per questo ''sono state utilizzate in modo meticoloso testimonianze oculari, modificate pero' a mia discrezione. La realta' fisica in cui i miei personaggi fittizi si muovono e' tuttavia autentica per quanto e' stato in mio potere ricrearla''. Quello che veramente conta, alla fine, sembrano davvero essere quegli speciali incontri umani che si fanno in Groenlandia.
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