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La copertina del libro

'Lou Reed rock and roll'

di Paolo Bassotti

di Elisabetta Malvagna

E' un'icona, un artista in continua trasformazione, iconoclasta, ribelle, convinto che il rock&roll sia ''un potere oscuro che ti cambia la vita'': Lou Reed il 2 marzo compie 70 anni. Per festeggiare una leggenda vivente, domani per Arcana esce nelle librerie il songbook dell'artista newyorkese che ha catturato la fantasmagoria della Factory e il pericoloso fascino dei bassifondi, guardato la faccia piu' spaventosa dell'amore e del desiderio, smascherato la violenza della famiglia e dell'America ben pensante. Per arrivare poi, ormai carico di esperienza, a ''contemplare le ingiustizie sociali e gli impenetrabili misteri della morte''.

Reed e' stato capace di raccontare le vite di tanti personaggi, reali o verosimili: Teenage Mary, Waldo Jeffers, Miss Rayon, Lady Godiva, Pearly Mae, Lorraine, Waltzing Matilda, Andy Warhol. Le mille idee contenute nel disco d'esordio, The Velvet Underground & Nico, avrebbero trionfato negli anni seguenti assumendo innumerevoli forme: dal glam al punk, dalla new wave al dark, dal noise all'alternative. Quando entra con la band negli Scepter Studio di New York per registrarlo, nell'aprile del '66, Lou ha solo 24 anni. Ma la sua vita e' gia' stata molto intensa, contraddistinta da atteggiamenti di ribellione rispetto a qualunque forma di controllo. Con 'Berlin' del '73 Lou rischia il suicidio commerciale ma dice ''se non l'avessi tirato fuori dalla mia testa sarei esploso. E' stato un album doloroso da fare e io e Bobby (Bob Ezrin, produttore 23enne del disco, ndr.) ci siamo rimasti secchi''. L'incipit di I'm Waiting For The Man e' uno dei piu' potenti e memorabili della storia del rock. Parla di una storia cruda e diretta: un ragazzo bianco si avventura nel centro di Harlem per comprare dell'eroina. Femme Fatale e' invece una delle canzoni-simbolo della Factory di Warhol, la grande famiglia disfunzionale fatta di intellettuali pop, esploratori dell'arte alternativa, freak metropolitani e aspiranti star. Femme Fatale, una delle tre canzoni che a malincuore Reed concede di cantare alla tedesca Nico nel primo album dei Velvet, descrive la ragazza che l'aveva preceduta nel ruolo di superstar favorita di Andy: Edie Sedgwick, che invento' il look che di li' a poco Vogue, Life e Time avrebbero fotografato. Sunday Morning e' volutamente ambigua e contraddittoria e, stando a Lynne Tillmann, all'epoca ragazza di John Cale, venne composta all'alba da John e Lou, al pianoforte di un loro amico, dopo un sabato notte passato in giro. Una delle sue prime canzoni, in cui Lou Reed e' soprattutto ''un cantastorie di un mondo nel quale vive, ma dal quale sa all'evenienza staccarsi con impeccabile freddezza''.

In un verso di White Light/White Heat ('68) troviamo uno dei riferimenti alla violenza in famiglia (a 17 anni fu sottoposto da devastanti sedute di elettroshock che i suoi genitori gli avevano imposto per 'curare' le sue tendenze omosessuali).

Stavolta, pero', ci troviamo di fronte a una parodia dei discorsi sulla droga dei benpensanti ipocriti e poco informati.

Invece in The Gift, Reed mette in scena la sua gelosia per Shelley Albin, provata nella prima estate passata lontano dall'amata che lui temeva potesse ripagarlo con le sue stesse infedelta'. Lady Godiva e' un transessuale che si appresta a cambiare sesso e Reed e' insolitamente delicato nel delinearne i tratti. Ma l'operazione degenera fatalmente verso la tragedia, si trasforma in una lobotomia (''Il dottore rimuove la lama/dal cervello, piano e con cautela...'').

A chiudere questo intrigante songbook e' Heroin: ''Venni introdotto alle droghe da un nero con la faccia schiacciata, Jaw, che mi ha subito trasmesso l'epatite. Il suo pessimo sangue ha posto fine alle mie fallimentari esplorazioni'', racconta Lou. Ma Heroin, sottolinea l'autore, non e' solo autobiografia: ''e' stata un vanto e un fardello'', oltre a diventare una sorta di marchio infamante per i Velvet. ''E' quasi uno schiaffo.

Credi che sia una canzone buffa. Ma poi ti colpisce, ed e' troppo tardi. Non hai piu' scelta''.

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