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La copertina del libro

'Il demone a Beslan'

di Andrea Tarabbia

di Titti Santamato

Sette anni fa, il primo settembre 2004, a Beslan, nell'Ossezia del Nord, una trentina di ribelli separatisti ceceni per tre giorni tenne in ostaggio piu' di mille persone in una scuola. C'erano moltissimi bambini. Dopo l'intervento dei militari russi morirono piu' di trecento ostaggi, diversi agenti e quasi tutti i terroristi. Andrea Tarabbia, giornalista e scrittore, immagina che l'unico sopravvissuto si chiami Marat Bazarev e gli fa narrare la vicenda dal carcere in cui e' recluso (l'unico terrorista catturato e' invece Nur Pasha Kulaiev - nel commando con il fratello Hanpashi - ed e' stato condannato all'ergastolo).

Ma la storia inizia molto prima di quel tragico primo settembre, un giorno in cui la famiglia di Marat e i suoi amici, colpevoli solo di essere ceceni, vengono uccisi dall'esercito russo. Dopo un pomeriggio in giro nel bosco con un amico, il ritorno al villaggio di Marat e' un incubo: e' saccheggiato e deserto, le porte delle case spalancate e non c'e' nessuno dei familiari e degli amici. In quel giorno Marat capisce che per lui le leggi non contano e che l'unica via per smettere di vivere nella paura e' unirsi alla causa dei rivoltosi e con loro si prepara ad un'azione in grado di ''rimbombare da un capo all'altro del mondo''.

Facendosi carico del peso e della rabbia di Marat, Tarabbia racconta cosi' il viaggio dentro il male nella sua forma piu' disperata. ''C'e' una quantita' di male che esiste ed e' a disposizione di tutti, io ho preso la mia parte - racconta Marat -. L'ho fatto per odio, per vendetta e solitudine. Io sono un assassino. Sono stato processato per questo, ma non voglio parlare del processo e non voglio parlare di molte altre cose, che e' bene restino mie e solo mie''. Ma la storia del 'demone' di Beslan non e' ovviamente solo personale. E' anche il racconto di ''vento, fango, sangue e vendetta'', una lenta discesa in quell'inferno che e' 'la polveriera' del Caucaso. Da quel settembre 2004, l'inizio della scuola in Russia viene sempre accompagnato al ricordo di quella terribile strage. Qualche tempo dopo, un'associazione delle madri delle vittime di Beslan ha chiesto alla procura russa di aprire una inchiesta sull'ex presidente Vladimir Putin. E la Novaja Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja, la cronista di opposizione uccisa a Mosca, ha rilanciato alcune accuse contro il ministero dell'interno nord-osseto che non avrebbe fatto nulla nonostante una presunta segnalazione, sin dall'inizio dell'agosto 2004, sulla preparazione di un blitz presumibilmente contro bambini. Segnalazione affiancata da un'altra della polizia cecena, la quale poche ore prima dell'assalto fermo' una persona che avrebbe indicato con precisione anche l'obiettivo.

Andrea Tarabbia e' nato a Saronno nel 1978. Ha pubblicato i romanzi La calligrafia come arte della guerra e Marialuce, il saggio Indagine sulle forme possibili e l'ebook La patria non esiste. Scrive sulla rivista Il primo amore, alcuni suoi articoli sono apparsi anche su Liberazione, Nuovi argomenti, Quaderni di rassegna sindacale e Nazione Indiana.

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