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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

L'onda verde che si e' riversata nelle strade di Teheran e' la prima rivolta popolare dove Internet non e' stato solo un mezzo utile per comunicare e organizzare, ma soprattutto l'unico modo per diffondere nel mondo i messaggi di un popolo arrabbiato. A raccontare la cronaca e le origini di questa rivolta, anche con una bella documentazione fotografica, il giornalista Ahmad Rafat, nato a Teheran nel 1951 da padre iraniano e madre italiana, che ha studiato all'Universita' di Perugia. Attualmente e' corrispondente in Italia dell'emittente televisiva statunitense Voice of America.
''L'onda verde che ha sconvolto la repubblica islamica non e' partita il giorno dopo le elezioni presidenziali, e' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza esaurita di una parte degli iraniani, soprattutto delle nuove generazioni'', scrive Ahmad Rafat. ''Il 70% degli iraniani ha meno di 30 anni - aggiunge -. Loro sono figli di una rivoluzione che non hanno fatto, che non hanno voluto e che sempre hanno contestato. Solo questo totale rifiuto della cultura teocratica e delle rigide regole imposte da una rivoluzione non voluta, giustifica la presenza coraggiosa, e in un certo senso anomala, di molti giovani in gran parte non politicizzati, nelle strade di Teheran, Isfahan, Shiraz e tante altre citta' iraniane''.
E la rivolta nata ''per recuperare un voto scippato'' nonostante sia stata soffocata nel sangue e' sopravvissuta come un fuoco sotto la cenere proprio grazie all'energia dei giovani e alla loro capacita' di comunicare: le scene della protesta e quelle dei ragazzi come Neda Agha Soltan, la cui morte e' stata filmata con un cellulare e trasmessa su Youtube e Twitter, sono diventate un simbolo che resiste da mesi nonostante la repressione. ''Questa volta, a differenza delle altre, gli iraniani, soprattutto i giovani, pensavano di poter decidere della loro vita utilizzando lo strumento del voto - scrive Rafat -. Forse la colpa di questo eccesso di ottimismo va attribuita ad Internet, ai canali televisivi satellitari e a tutte le altre forme di comunicazione. L'illusione che nutrivano i giovani iraniani nelle settimane che hanno preceduto le ultime elezioni presidenziali, dimostrano in un certo senso quanto sia diventato piccolo il mondo ed avallano la storia di coloro che parlano del nostro pianeta come un villaggio globale, dove i nuovi tam tam che si chiamano Twitter o YouTube, hanno fatto crollare tutti i muri che impedivano ai popoli di comunicare. 'Sul mio voto non ho scritto solo un nome, sulla mia scheda ho tracciato i miei sogni', ha scritto su Facebook il giorno delle elezioni un giovane d'Isfahan''. Il libro di Ahmad Rafat e' corredato da due appendici: la prima dal titolo '30 anni di clero al potere' ripercorre le tappe cronologiche piu' importanti della storia contemporanea del paese degli ayatollah (dal 1978 ai giorni nostri); la seconda, 'L'onda verde attraverso le immagini', raccoglie 30 pagine di foto inedite scattate durante i giorni della rivolta.
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Venduto in quattro Paesi e diritti film
182mila copie in 9 mesi per noir di Carrisi









