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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Massimo Lomonaco
Sono i conformisti gli assassini: loro hanno ucciso gli intellettuali italiani decretandone l'estinzione e, con loro, quella della cultura. Ne e' convinto il giornalista Pierluigi Battista, autore di un libro contro cio' che definisce ''quindici anni di vuoto assoluto e conformista'' nel quale ha prevalso la ''monotonia (e la monomania)''. ''Iniziare da capo - dice battista - sara' molto dura''. Il perche' e semplice:''il conformista di sinistra, prigioniero dei suoi spettri, non sa piu' distinguere tra voto popolare e plebiscito eterodiretto. Il conformista di destra vede nella pensione di reversibilita' per il convivente di fatto nientemeno che un attentato alla famiglia''. Una situazione che si regge su un'assoluta finzione, cioe' il ''simulacro di guerra civile inscenato ogni giorno da chi crede che il bipolarismo politico si traduca immediatamente in bipolarismo culturale e si sublimi addirittura in un bipolarismo antropologico''. E ancora: ''Come se davvero esistessero due blocchi culturali omogenei, uno di destra e uno di sinistra.
Come se davvero esistessero due distinti tipi umani, il tipo di destra e il tipo di sinistra''.
Sono 15 anni che in Italia - osserva dunque Battista - il dibattito culturale e' ''abbagliato da questa finzione classificatoria''. E peggio ancora dal fatto che, morte le ideologie assolute, si continua pero' a classificare tutto quanto in base al 'cui prodest', come se questa fosse l'unica cartina tornasole per un giudizio realmente libero e indipendente. ''Con l'invenzione del mito delle due Italie irriducibilmente contrapposte la sfumatura - scrive ancora Battista - diventa tiepidezza inammissibile, il chiaroscuro intelligenza con il nemico''. Insomma si e' smesso di ascoltare, riflettere, soppesare gli argomenti ''degli avversari''.
Dove sono finiti - domanda Battista - i Bernanos, i Weil, i Camus, gli Orwell? Tutti intellettuali che, pur facendo parte di uno schieramento, seppero distaccarsene nel momento in cui si accorsero di non poterne fare a meno. ''Tradirono la loro appartenenza - scrive l'autore - per non tradire se stessi''.
Certo i tempi sono molto diversi da allora e ''l'irregolarita' culturale non espone piu' a ostracismi e discriminazioni''.
Fatto sta, pero', che il conformismo resta ''come un reticolato di tic mentali, di automatismi culturali, di riflessi condizionati che regalano al 'Luogo comune' il privilegio di un incontrastato strapotere''.
''Funziona l'ovvio pomposo - spiega ancora - l'effetto che fa, il pensiero stravolto nell'esasperazione parodistica dello scontro amico-nemico, Abbacinati dal caso italiano, gli intellettuali italiani non capiscono piu' quello che succede nel mondo''. E cosi' si indignano per ''un nonnulla dentro casa, e non sanno piu' vedere le forche che un ancora rigoglioso dispotismo dissemina nel mondo''. Chiudono il libro tre lettere aperte: la prima a Andrea Camilleri, autore di ''una battuta incresciosa e stupida su Mariastella Gelmini''; la seconda al professore Umberto Galimberti e le voci di ''indebita appropriazione intellettuale'', la terza a Piergiorgio Odifreddi e il caso Grinzane.
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